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Rassegna Stampa
23.12.2002 Complimenti a: "Il Riformista"
Una mosca bianca in un mare di mosche cieche

Testata:
Autore: un giornalista
Titolo: «Un sit-in pacifista? Sì, contro Saddam»
Riportiamo un articolo pubblicato su Il Riformista lunedì 23 dicembre 2002.
Ce l'ha segnalato un lettore, Marcello Veggetti: pagine 129-130 dell'ultimo numero di Micromega, «almanacco di filosofia». Piergiorgio Odifreddi, un logico matematico autore di numerosi saggi, intervista così Noam Chomsky: «Ho sempre pensato agli Stati Uniti come a un "fascismo dal volto umano". Non le sembra che alcune misure prese dopo l'11 settembre, quali i tribunali militari contro i sospetti di terrorismo, abbiano ora fatto cadere anche la maschera "umana"»? E Chomsky, che pure è un dissidente radicale e un formidabile critico della politica americana: «Certamente le sue premesse sono reali, ma le conclusioni mi sembrano sbagliate». Odifreddi non è però tipo da perdersi in sottigliezze, e torna alla carica.: «Possiamo dire allora che gli Stati Uniti sono oggi il vero erede del nazismo, nel senso che dopo la caduta dell'Unione sovietica sono l'unico Stato che abbia la capacità militare e la volontà politica di soggiogare l'intero mondo? Possono cantare: "Ieri l'Iraq, oggi l'Afghanistan, und Morgen die ganze Welt"»? E Chomsky, paziente: «Non credo che questa sia una conclusione accettabile. Benché la superiorità militare degli Stati Uniti sia schiacciante, in termini economici e sociali il mondo è sostanzialmente tripolare da molti anni». Il professor Odifreddi non è pericoloso. Il suo è un delirio innocuo. Ma la febbre che lo provoca è la spiegazione del grande paradosso di questo inizio di secolo. Ci fa capire perché l'America ha paura.
Perché di questo si tratta. L'America ha paura. Sa che è vulnerabile perché è invincibile, e sa che è odiata perché è potente. Se il logico professor Odifreddi, nel tepore della sua casa riscaldata dai trionfi del secolo americano, porta in cuore un tale odio, che cosa può covare in animi lasciati al freddo e al gelo del fanatismo e del sottosviluppo? Anche l'Europa ha paura. Ma, forse per la prima volta da quando gli yankee la liberarono dal nazismo, sembra aver paura dell'America. Teme la sua egemonia, pur avendo allevato nei secoli imperialismi ben più crudeli (spagnoli, francesi, britannici, germanici e financo italiani). Teme un potere senza freni e senza più condizionamenti, e quasi rimpiange la fine dell'Unione sovietica e dell'equilibrio del terrore.
Poiché si avvicina l'ora della verità in Iraq, è giunto il momento che ognuno di noi prenda partito e spezzi questa apparente equivalenza. La minaccia contro l'America è infinitamente più grave e attuale della minaccia dell'America alla pace mondiale. Neanche la faccia di Bush, la tentazione unilaterale (finora più predicata che praticata) dei suoi falchi e la cinica retorica di Rumsfeld possono oscurare il fatto che se c'è qualche pericoloso nazista in giro per il mondo, non è a Washington che abita.
L'Italia ha fin qui tenuto una posizione giusta: incardinata nell'Onu la fonte della legittimità di ogni azione contro Saddam, questa smette di essere «guerra preventiva» e diventa «peace enforcing», cioè strumento legale di governo mondiale, gestito dalla comunità internazionale. Ma ci sono due modi di affidarsi all'Onu. L'uno è quello di chi spera che l'Onu fermi Saddam, l'altro è quello di chi spera che l'Onu fermi Bush. Noi pensiamo che la priorità – per la quale bisogna non solo sperare, ma anche agire – è che l'Onu fermi Saddam. Per questo la migliore manifestazione per la pace sarebbe quella che nessun pacifista italiano ha ancora organizzato: un sit-in di protesta sotto l'ambasciata irachena, finché il regime non si pieghi incondizionatamente all'ultimatum delle Nazioni Unite.
Spetta all'Europa, e in parte anche alla sinistra europea, aiutare l'America ad aver meno paura, a scrollarsi di dosso il complesso dell'iperpotenza e la voglia di fare da sola. Altrimenti cadremo nella trappola ipocrita dell'«indignazione selettiva», e avremo più paura di Bush che di Saddam.
Proprio come Scott Ritter, l'ex ispettore Onu diventato crociato pacifista. E' uno dei pochi ad aver visitato una famosa prigione per bambini in Iraq. Interrogato da Time, ha così risposto: «Non dirò quello che ho visto, perché quello che ho visto è così orribile che può essere usato da chi vuole muovere guerra all'Iraq, e al momento io mi batto per la pace». Non faccia la sinistra liberale lo stesso tragico errore.
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