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Rassegna Stampa
19.02.2009 Libro censurato perchè uno dei personaggi è omosessuale (i 100 milioni di analfabeti dell'area non l'avrebbero potuto comunque leggere...)
Succede al Festival Internazionale di Letteratura di Dubai

Testata:
Autore: Antonello Guerrera
Titolo: «Censura araba su Bedell - E la Atwood si ribella»

Riprendiamo dal RIFORMISTA di oggi, 19/02/2009, l'articolo " Censura araba sulla scrittrice inglese Geraldine Bedell - E la Atwood si ribella" di Antonello Guerrera sul Festival Internazionale di Letteratura di Dubai e sulla censura di un'opera, nella  quale uno dei personaggi era omosessuale.
Prima viene impedito a una tennista di partecipare al torneo perchè è israeliana, ora un libro viene censurato perchè uno dei personaggi è omosessuale. Ci sembra che Dubai non sia molto diversa da Teheran, in fatto di diritti umani. Ma i 100 milioni di analfabeti della zona sono salvi !
Ecco l'articolo:

Doveva essere il primo sfavillante Festival internazionale di Letteratura di Dubai, con nomi altisonanti, risonanza mondiale e tanto di sponsor munifico, ossia la compagnia aerea Emirates Airlines, marchio addirittura dello stadio dell'Arsenal. Gli inviti accettati da Wilbur Smith, Margaret Atwood e Anthony Horowitz erano il giusto merletto all'evento. Invece le polemiche sono divampate ancor prima dell'inaugurazione dell'attesa manifestazione arabo-libresca, prevista per giovedì 26 febbraio. Sono bastati un libro (almeno apparentemente) scomodo, la censura preventiva degli organizzatori e la conseguente rivolta dell'autrice zittita e dei suoi colleghi a rabbuiare tutto l'atteso splendore letterario che gli sceicchi avevano lucidato.
La scrittrice inglese Geraldine Bedell aveva raggiunto un accordo con gli organizzatori per presentare a Dubai il suo ultimo libro The Gulf Between Us ("Il Golfo tra di noi", ed. Penguin), la cui uscita nel Regno Unito è prevista per aprile. Ma, una volta che gli arabi ne hanno letto il contenuto, il responso è stato più che negativo. Oltre alla cancellazione dal programma del Festival del lancio della sua opera, infatti, la Bedell se l'è vista bandire da tutti gli Emirati Arabi Uniti. E che siano così uniti, soprattutto negli ultimi tempi, è già una notizia. Basti pensare alla faida commerciale, filantropica e sportiva che i "fratellastri" Abu Dhabi e Dubai si sono sferrati sul territorio mondiale, dal Louvre alla Premier League, sino alla Formula Uno, per far conoscere al mondo il loro valoroso (e ricco) marchio.
The Gulf Between Us, che racconta la storia di una madre single con tre figli nel fantomatico stato arabo di Hawar, è stato censurato dalla commissione del Festival per menzionare alcuni argomenti scomodi come la guerra in Iraq o l'Islam. Ma soprattutto perché un personaggio minore del plot, uno sceicco nello specifico, ha una relazione gay con un ragazzo inglese. Lapidario il commento del direttore del Festival Isobel Abulhoul: «Il libro potrebbe offendere la sensibilità e la cultura di diverse persone».
«Parlo dell'Islam perché è la religione del luogo e in maniera assolutamente rispettosa. La Chiesa d'Inghilterra cosa dovrebbe dire allora con tutti gli attacchi che subisce?» replica l'autrice sul sito del Guardian. «Si tratta solo di una commedia romantica» prosegue, «e non credo meriti di essere censurata perché vi è un personaggio gay. Oltre alla censura, in Arabia vige l'autocensura perché "qualcun altro" potrebbe offendersi». Un fenomeno, quello dell'autocensura, non raro nei paesi arabi.
Ad ogni modo, l'esclusione della Bedell ha fatto alzare gli scudi dei suoi colleghi, prima tra tutti la scrittrice canadese, femminista, nonché pluripremiata Margaret Atwood. Vice presidente del Pen Club (di cui fu presidente anche Moravia e che non esita a difendere gli intellettuali perseguitati e/o minacciati), non ci ha pensato troppo a tirarsi indietro dall'evento al quale era stata invitata: «Il festival era una grande opportunità di scambio culturale, ma gli spiacevoli risvolti su The Gulf mi spingono a questa decisione». A ruota della canadese altri scrittori sembrano fortemente intenzionati a dare forfait. Vedi Lauren Child di Clarice Bean o il collega Anthony Horowitz di Alex Rider, che si dice «molto preoccupato» e sta seriamente considerando di ritirare la sua disponibilità alla partecipazione al Festival.
Una "rivolta" intellettuale che ora potrebbe mettere a repentaglio la stessa manifestazione, nata con i migliori propositi. Uno fra questi, quello di stimolare la cultura nel mondo arabo, soprattutto tra i più piccoli, visto che nell'area in questione sono circa cento milioni le persone analfabete. Il tutto, però, a certe condizioni. «Gli organizzatori del Festival» chiosa la Bedell - con l'eco di Jonathan Heawood di Pen Club - «avevano dichiarato che il loro obiettivo è lo scambio culturale e di idee, oltre a quello di "risvegliare l'immaginazione". Ma ciò non vale, a quanto pare, quando si toccano sessualità e fede».

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