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Corriere della Sera Rassegna Stampa
18.08.2022 La libertà che non tutti difendono
Commento di Orhan Pamuk

Testata: Corriere della Sera
Data: 18 agosto 2022
Pagina: 1
Autore: Orhan Pamuk
Titolo: «La libertà che non tutti difendono»
Riprendiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 18/08/2022, a pag.1-13, con il titolo "La libertà che non tutti difendono" la cronaca di Orhan Pamuk.

Orhan Pamuk
Orhan Pamuk

Negli ultimi vent’anni ho avuto modo di intrattenere molte lunghe conversazioni con svariati scrittori minacciati di morte, specie da «islamisti» o «estremisti islamici». Oppure con scrittori che, per i motivi più diversi, si ritrovano a vivere sotto tale minaccia nei Paesi islamici e meritano di usufruire della protezione delle guardie del corpo. Sono anch’io uno di loro. Per gli ultimi quindici anni, la mia vita pubblica è stata tutelata grazie alla scorta assegnatami dal governo turco. Tuttavia, per quanto siano simpatiche e premurose le guardie del corpo, e per quanto si sforzino di non dare nell’occhio, la loro presenza non è mai piacevole. Per esperienza, so benissimo che dopo i primi cinque anni, quelli più pericolosi, lo scrittore sotto protezione si convince che «il peggio è passato», che forse può fare a meno della scorta e tornare alla sua vecchia, bella vita «normale». Nella maggior parte dei casi, però, non è una decisione realistica e pertanto università, organizzazioni, fondazioni, enti e comuni che decidono di invitare quegli scrittori che non sono disposti a lasciarsi intimorire, hanno il dovere, automaticamente, di tutelare la loro sicurezza, a prescindere da quanto gli scrittori stessi possano pensare o sostenere riguardo la loro condizione. Ogni qualvolta uno scrittore subisce un’aggressione fisica, subito ci si lamenta che alle parole occorre rispondere con le parole, ai libri con altri libri. Ma questo antiquato principio ha ancora senso ai nostri giorni? Solitamente, tutti coloro che premono il grilletto o impugnano il coltello hanno letto assai pochi libri nel corso della loro vita. Ne avessero letti di più, o magari ne avessero scritto uno per proprio conto, sarebbero stati capaci di simili gesti di violenza? Sarebbero riusciti a far pubblicare la loro opera? Pur riconoscendo il ruolo svolto dalle disuguaglianze sociali in questo genere di brutale aggressione contro scrittori, libri e libertà di parola — l’umiliazione di sentirsi cittadini di seconda o terza classe, di apparire invisibili, senza rappresentanza e senza la minima importanza — ciò nulla toglie alla nostra difesa della libertà di espressione. Al contrario, ricordare le disuguaglianze sociali e culturali e i rancori nazionalistici, che spesso covano dietro queste minacce e questi attacchi, deve servire a rafforzare il nostro impegno per mantener viva la libertà di espressione. È inoltre assai deprimente vedere come questa vergognosa aggressione sia stata accolta con approvazione, applauso ed evidente soddisfazione non solo in Iran, ma in molti altri Paesi musulmani. I cittadini dei Paesi musulmani, che sinceramente deplorano e condannano l’attacco a Rushdie, manifestano il loro rammarico solo a porte chiuse e tra gli amici più stretti. Perfino i paladini della libertà di espressione non osano manifestare la loro disapprovazione. Alcuni amici, al corrente di queste mie poche righe, mi hanno già ammonito a prendere le dovute cautele, pur sapendo che godo della protezione di una scorta.

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