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Corriere della Sera Rassegna Stampa
02.02.2021 Myanmar/Birmania, arresti di massa. Parla U Win Htein
Intervistato da Paolo Salom

Testata: Corriere della Sera
Data: 02 febbraio 2021
Pagina: 15
Autore: Paolo Salom
Titolo: «'Hanno arrestato tutti, anch’io ho la valigia pronta'»
Riprendiamo oggi, 02/02/2021, dal CORRIERE della SERA, a pag. 15, con il titolo 'Hanno arrestato tutti, anch’io ho la valigia pronta', l'intervista di Paolo Salom.

Risultati immagini per Paolo Salom
Paolo Salom

NLD Spokesperson U Win Htein Verbally Abuses Reporter
U Win Htein

«Perché non mi hanno arrestato? Forse sono troppo vecchio». U Win Htein, 80 anni, uno tra i più stretti collaboratori di Aung San Suu Kyi, membro del comitato centrale del suo partito, la Lega nazionale per la democrazia, risponde al Corriere dalla sua casa di Naypyidaw, la «nuova» capitale del Myanmar (Birmania) costruita nella giungla durante la dittatura militare. Nei dieci anni di durata del sistema democratico, la città si è riempita di politici e funzionari civili, la maggior parte provenienti dalle fila dell’Nld, il partito del premio Nobel, che a novembre ha nuovamente trionfato alle elezioni. Forse un po’ troppo: l’ultima battuta che gira nei viali semi deserti di Naypyidaw fotografa la situazione con il sottile umorismo che non abbandona mai i birmani: «Sai come si fa a capire dove abitano i rappresentanti del partito di Daw Suu (così è chiamata in Patria Suu Kyi: la Signora, ndr)? Semplice: basta osservare i portoni guardati a vista dai soldati. Quelli dei generali non ne hanno bisogno». In effetti ieri decine di deputati ed esponenti politici, a partire dal presidente Win Myint e Aung San Suu Kyi, sono stati posti agli arresti: telefoni muti e fine dei contatti con il mondo. «Io ho tutto pronto nel caso vogliano prendere anche me — dice U Win Htein — questa storia durerà parecchio».

Com’è la situazione nelle strade? «Per ora tutto tranquillo. Non si vede nessuno. Ma il Paese è comunque paralizzato dalla pandemia. I militari hanno proprio scelto il momento giusto».

Ci sarà una risposta da parte del suo partito? «Daw Suu ha lasciato un messaggio che io ho trasmesso attraverso la mia pagina Facebook: la Signora chiede di opporsi a tutto questo».

C’è il rischio di uno scontro sanguinoso con l’esercito? «No, non è questo il significato dell’esortazione. Noi invitiamo tutti alla disobbedienza civile, non a un’insurrezione».

Cosa succederà adesso? «È presto per sapere come finirà. Per ora ci è stato detto soltanto che nel Paese è stato proclamato lo stato di emergenza. Ci attendiamo però un intervento da parte della Comunità internazionale».

I generali sostengono che a novembre il voto è stato truccato che ci sono stati brogli... «Ma figuriamoci, non c’è stato nulla di irregolare nelle urne. E comunque la risposta dei militari mi pare eccessiva rispetto alle accuse. Hanno arrestato tutti: il presidente Win Myint, Aung San Suu Kyi, deputati, militanti democratici. Ricordo che la commissione elettorale, organo indipendente, ha certificato il voto come “corretto”».

Lei è uno degli esponenti più in vista del partito di governo, la chiamano «il Padrino dell’Nld», del quale è uno dei fondatori: come mai è ancora libero? «Non lo so, forse perché mi considerano troppo vecchio (ride, ndr). In ogni caso ho pronta la valigia nel caso dovessero ripensarci».

Per inviare la propria opinione al Corriere della Sera, telefonare: 02/ 62821 oppure cliccare sulla e-mail sottostante


lettere@corriere.it

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