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Corriere della Sera Rassegna Stampa
31.12.2019 Alan Dershowitz: 'Ecco perché in America riesplode l'antisemitismo. Ma non date la colpa a Trump'
Lo intervista Massimo Gaggi

Testata: Corriere della Sera
Data: 31 dicembre 2019
Pagina: 12
Autore: Massimo Gaggi
Titolo: «'L'America-mosaico in difficoltà. Ma le cause non sono politiche'»
Riprendiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 31/12/2019, a pag. 12, con il titolo "L'America-mosaico in difficoltà. Ma le cause non sono politiche", l'intervista di Massimo Gaggi a Alan Dershowitz.

A destra: Alan Dershowitz

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Massimo Gaggi

L’aumento di violenze did episodi intolleranza antisemita devono preoccuparci, ma non dimentichiamo che stiamo parlando di episodi sporadici: casi isolati che vengono dal basso. A differenza di quanto è avvenuto in passato — una spirale arrivata fino a Hitler — e di quanto sta ricominciando ad accadere in alcune parti d'Europa, in America l'antisemitismo rimane un fenomeno bottom up, non top-down: non parte dai vertici politici o da gruppi organizzati della società, né gode di coperture significative». Alan Dershowitz, costituzionalista e grande avvocato americano dei diritti civili è scosso dall'attacco col machete di Rockland, ma, dice al Corriere, non si deve eccedere in allarmismo.
Le comunità ebraiche della diaspora hanno sperimentato nei secoli forme di antisemitismo di varia intensità. L'America, da sempre uno dei luoghi più sicuri per gli ebrei fino a registrare nel 2013 il livello più basso di episodi di intolleranza e zero vittime, negli ultimi anni ha visto crescere di nuovo attacchi e tensioni razziali: gli ebrei sono stati i principali bersagli, ma non gli unici. E il modello della società multietnica americana che non tiene più? Troppe crepe nel melting pot? «Non amo l'immagine della pentola nella quale tutto si mischia: preferisco quella del mosaico. L'America è un mosaico nel quale ogni comunità vive con la sua cultura, i suoi costumi, praticando liberamente la sua religione, nel rispetto delle altre comunità. E il grande patrimonio degli Stati Uniti: va difeso a tutti i costi. Fin qui ci siamo riusciti abbastanza bene. Ora le cose stanno diventando più difficili».
Perché? «Parlando di antisemitismo credo che i problemi nascano soprattutto dalla diffusione delle reti sociali sulle quali circola di tutto senza filtro, comprese incitazioni all'intolleranza e alla violenza che possono incendiare le menti più fragili. Ed è molto pericolosa la predicazione di personaggi come Louis Farrakhan, un pastore noto per la sua retorica antisemita».


Lei guarda a sinistra, agli afroamericani radicali, ma c'è chi accusa soprattutto l'estrema destra della supremazia blanca. Il Ku Klux Klan ha combattuto i neri ma ha sempre detestato anche gli ebrei. «L'antisemitismo della destra radicale lo conosciamo bene da più di un secolo. È una costante della storia americana dall'inizio del Novecento. Oggi si aggiungono due altri fattori: Internet e certe frange della sinistra più dura. Penso alle parlamentari democratiche soprannominate The Squad. Ilhan Omar, ad esempio, ha fatto discorsi antisemiti. La sinistra radicale deve rendersi conto dei rischi, assumersi le sue responsabilità. Parliamo ancora di casi isolati, ma quello che sta avvenendo nei campus universitari deve preoccupare. Vanno respinti gli estremismi di ogni colore. Destra o sinistra, violenze e discriminazioni diventano comunque feroci. Lo abbiamo già visto, su fronti opposti, con Hitler e Stalin».
Donald Trump è un grande amico di Israele e degli ebrei. Una parte della sua famiglia è ebraica. Ma qualcuno lo critica perché a volte, pur elogiando gli ebrei, parla di loro come di una comunità separata dal resto dell'America. Pare lo abbia fatto anche alla recente festa di Hanukkah alla Casa Bianca. Lei, che è suo amico e magari potrebbe trovarsi a difenderlo tra qualche settimana al processo per l'impeachment, era presente a quella cerimonia... «Se cerca qualcuno che attribuisca qualche responsabilità al presidente per l'antisemitismo, non chieda a me: Trump non solo è un grande amico della comunità ebraica, ma coi suoi ordini esecutivi sta facendo il possibile per sradicare l'antisemitismo. Elogiando l'appartenenza a una fede o a una comunità non rendi qualcuno meno americano: io sono orgoglioso di essere ebreo, ma mi sento anche americanissimo».
Insomma, anche in un quadro che si sta deteriorando, America molto meglio dell'Europa, per le minoranze. «Assolutamente sì. In Europa l'antisemitismo si sta diffondendo e, cosa ancora peggiore, si sta strutturando: le cose vanno molto male in Germania, Polonia, Scandinavia, buona parte della Gran Bretagna e nel sud della Francia. L'unica isola felice è l'Italia».
Be', qualche problema c'è stato anche da noi, come gli attacchi alla senatrice Liliana Segre. «Lo so, ma sono casi limitati che vengono subito isolati: la reazione è forte, le istituzioni tengono. È la cosa più importante: educare e non lasciare spazio a posizioni equivoche».
Nel caso di Rockland e di altri episodi di intolleranza nelle periferie si può parlare anche di tensioni razziali legate a fenomeni economici come la gentrificazione, col trasferimento delle comunità ortodosse in quartieri più poveri e il conseguente impatto locale sul costo della vita? «No, non parliamo di tensioni razziali. Tensioni è una parola neutra. Parliamo di intolleranza. E l'intolleranza non è mai accettabile. Né giustificabile con argomenti economici».

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