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Corriere della Sera Rassegna Stampa
08.12.2019 Se il ricordo di Amos Oz diventa un articolo contro l'Israele attuale
Succede nel pezzo di Davide Frattini

Testata: Corriere della Sera
Data: 08 dicembre 2019
Pagina: 24
Autore: Davide Frattini
Titolo: «Tramonta la patria dei kibbutz e diventa la casa dei coloni»
Riprendiamo dal CORRIERE della SERA - La Lettura di oggi, 08/12/2019, a pag.24, con il titolo "Tramonta la patria dei kibbutz e diventa la casa dei coloni" il commento di Davide Frattini.

Davide Frattini ricorda Amos Oz a un anno dalla scomparsa del grande scrittore, ma trasforma di fatto l'articolo in un pezzo di condanna all'Israele attuale, contrapposta a una ipotetica Israele "migliore" del passato, quando per decenni è stata governata da partiti di sinistra. E' il tipico argomento utilizzato dai detrattori dello Stato ebraico.

Ecco l'articolo:

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Davide Frattini

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Amos Oz

Il palazzotto su via Bialik, all'angolo con il traffico di Allenby, è in piedi da novant'anni e resiste da una decina. La proprietaria Daniella Weiss vuole venderlo e costruirci sopra 32 appartamenti, un parcheggio sotterraneo, 200 metri quadri di negozi. Per ora sul marciapiede danno solo le vetrine del caffè dove ogni sabato Amos Oz riuniva la famiglia: tutti seduti sul divano in pelle rossa con lo scrittore a far da cerimoniere per i figli e i nipoti, a parlare di politica e vita. Discussioni ancora più impegnate il giovane Oz le affrontava tra i tavolini del bar Tamar, a qualche passo in salita da qui. Si ritrovava qui a Tel Aviv con i giornalisti di Davar, il quotidiano dei sindacati e di un Israele che non c'è più: Tamar ha chiuso, caffè Bialik farà la stessa fine e le ruspe — commenta la figlia Fania — sembrano demolire anche gli ideali del romanziere scomparso il 28 dicembre di un anno fa. «L'ironia, o il dramma, della storia è che Daniella Weiss sia una leader del coloni, un'esponente dell'ideologia che mio padre ha sempre osteggiato». E’ proprio per le pagine di «Davar» che Oz viaggia nel 1982 al di qua e al di là della Linea Verde — da Gerusalemme agli insediamenti in Cisgiordania — per raccontare quel che succede In terra d'Israele (è il titolo della raccolta, pubblicata in Italia da Marietti nel 1992) e che cosa ne pensano i suoi abitanti. Che cosa pensano le tante tribù, ognuna con i suoi slogan politici, marchi di appartenenza riprodotti sugli adesivi appiccicati da tutti gli israeliani ai paraurti delle auto, tanto diffusi che David Grossman ci ha composto una canzone per la band Hadag Nahash. Amos Oz e dopo di lui Grossman, nato a 15 anni di distanza. E dopo di loro la generazione di scrittori come Eshkol Nevo e Assaf Gavron, che per il quotidiano «Yedioth Ahronoth» hanno rivisitato i villaggi e gli incontri percorsi da Oz 37 anni fa. Allora il premier Menachem Begin e Ariel Sharon, suo ministro della Difesa, avevano da pochi mesi ordinato l'invasione del Libano e l'intellettuale attraversa altre terre occupate: fin da subito, dal 1967 — quando sono state catturate ai giordani nella guerra dei Sei giorni — è convinto che il Paese debba disfarsene. Lo ripete nella notte a Ofra di fronte al pionieri del movimento che vuole espandere le colonie in mezzo ai palestinesi, lui che pioniere è stato in un kibbutz alle origini di Israele. E lui che era “il presidente della cosiddetta tribù bianca» — come lo ha ricordato Benny Ziffer sul quotidiano «Haaretz» dopo la morte — raggiunge la periferia, geografica e del potere, per ascoltare gli ebrei immigrati dagli Stati arabi che si sentono lasciati indietro dagli ashkenaziti padri fondatori (i bianchi) e che attaccano le sue critiche a Begin e alla destra per la prima volta al governo: «Vuoi far credere al mondo che una volta Israele fosse una nazione bella e civilizzata, ma adesso Begin e i suoi negri se ne sono impossessati». Fino alla conclusione del viaggio e del libro, quando la discussione portata avanti chilometro dopo chilometro ritorna a casa e ricomincia nel kibbutz dove Amos Oz viveva, con i compagni perplessi per la scelta di dare voce anche agli avversari politici: «Com'è che all'improvviso hai deciso di propugnare la nostra causa con i mugugni di qualche fanatico qua e di qualche psicopatico là? Non sono rimaste persone normali in questo Paese?».

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