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Corriere della Sera Rassegna Stampa
08.12.2019 Handke, Polanski, Allen e gli altri artisti e scrittori demoliti in nome del moralismo politicamente corretto
Commento di Pierluigi Battista

Testata: Corriere della Sera
Data: 08 dicembre 2019
Pagina: 30
Autore: Pierluigi Battista
Titolo: «Scrittori demoliti a colpi di morale»

Riprendiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 08/12/2019 a pag.30 con il titolo "Scrittori demoliti a colpi di morale" il commento di Pierluigi Battista.

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Pierluigi Battista

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Peter Handke

E’ davvero incredibile che si annuncino addirittura manifestazioni di protesta a Stoccolma nel giorno in cui Peter Handke terrà la sua allocuzione dopo aver ricevuto il Premio Nobel per la Letteratura. Due giurati del Premio non parteciperanno alla cerimonia, giudicando intollerabile la profanazione del tempio della cultura da parte di uno scrittore colpevole di aver sostenuto la pulizia etnica del dittatore serbo Slobodan Milosevic. Non si dice che Handke sia un pessimo scrittore immeritevole del Premio, ma che il sostenitore di una politica che calpesta i diritti umani non possa ambire a nessun premio letterario. Salta ogni distinzione tra la vita di un artista e la sua opera. La sfera morale fagocita quella estetica, la miseria umana non può convivere con la grandezza estetica. Se le posizioni politiche sono tutto, la quanta di un romanzo, di un film, di un dipinto, di una sinfonia, viene declassata e umiliata. Ma l'imperialismo ideo- logico di chi vuol mettere al bando uno scrittore che ha appoggiato politiche infami si trasforma a sua volta in uno schematismo intollerante, se non addirittura in un atteggiamento censorio. E lo sbriciolamento del muro che divide l'opera estetica dalle eventuali infamie del suo autore invade anche sfere che non riguardano solo la politica. Uno scrittore raffinato come Jonathan Franzen è arrivato a sostenere che l'ammirazione per le opere di Caravaggio ha cominciato a scemare dentro di sé quando ha scoperto che il grande artista conduceva una vita dedita al vizio, addirittura all'assassinio. Si è invocato il boicottaggio dei film di Roman Polanski e di Woody Allen in ragione delle loro vere (Polanski) e indimostrate (Allen) malefatte in campo sessuale. Si cancella il valore di un'opera per concentrarsi sui peccati, morali o ideologici, di chi la realizza. Se si fosse coerenti con questo principio assurdo che sta alimentando le proteste contro Handke, il prossimo passo, restando ai Nobel per la Letteratura (non per la Pace, per la Letteratura) assegnati nel passato, bisognerebbe procedere alla grottesca cancellazione postuma di un po' di riconoscimenti da parte di un tribunale delle opinioni. Via il Nobel a Knut Hamsun per il suo filo-nazismo fino all'appoggio del fantoccio norvegese Quisling. Via quello a George Bernard Shaw, recordman del servilismo intellettuale verso le dittature, adoratore in contemporanea di Stalin e di Mussolini. Via il premio a Luigi Pirandello, fascista, o, in tempi più recenti, a Garcia Márquez per il suo sostegno al dittatore Fidel Castro che á Cuba perseguitava gli scrittori dissidenti a cominciare da Heberto Padilla, o a Günter Grass, colpevole, tardivamente confesso, di essersi arruolato giovanissimo volontario delle Waffen SS. Ma appunto, sarebbe una grottesca parodia dell'epurazione intellettuale. Invece va difesa la scelta del Premio ad Handke per la stessa ragione per cui consideriamo Bertolt Brecht un drammaturgo sommo del Novecento, anche se sosteneva la feroce polizia comunista di Berlino Est che sparava contro gli operai, definiamo Giovanni Gentile un grande filosofo, anche se accettò di diventare un pilastro culturale della dittatura fascista. La grandezza dell'opera di Paul Valéry non può essere messa in discussione anche se il suo autore non provò vergogna a schierarsi con gli aguzzini antisemiti che stavano perseguitando l'innocente Alfred Dreyfus. II valore di Salvador Dali non può essere offuscato dalla scelta compromissoria di vivere docile all'ombra del regime franchista. Non per rivendicare l'irresponsabilità totale degli artisti, ma per dividere campi. Quando Handke si mostra insensibile di fronte ai massacri perpetrati da Milosevic, o addirittura decide di pronunciare un'orazione funebre al funerale del tiranno, il fatto di essere uno scrittore celebre non può essere il lasciapassare per qualunque nefandezza detta o scritta. Ma la critica anche dura e aspra non può diventare scioccamente demolizione preventiva dei suoi romanzi, come se per ambire al rango di grande scrittore occorra esibire un certificato di buona condotta ideologica. Handke ha detto molte scempiaggini e molte menzogne sulla Serbia presunta vittima delle potenze mondiali, e non una scempiaggine o una menzogna deve essere lasciata senza una risposta. Ma che c'entra con il fatto che «Infelicità senza desideri» sia e rimanga un grande romanzo, a prescindere dalle posizioni deliranti del suo autore? E che c'entra con le risposte sgradevoli e arroganti dello stesso Handke in conferenza stampa a Stoccolma? Resta un pessimo intellettuale e un grande scrittore. Dovrebbe bastare, ma non basterà.

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