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Corriere della Sera Rassegna Stampa
13.06.2019 Ecco come funziona la sanità in Israele
Commento di Davide Frattini

Testata: Corriere della Sera
Data: 13 giugno 2019
Pagina: 20
Autore: Davide Frattini
Titolo: «Gerusalemme: Prove chi coesistenza in corsia»

Riprendiamo dal CORRIERE della SERA - Salute di oggi, 13/06/2019, a pag.20, con il titolo "Gerusalemme: Prove chi coesistenza in corsia" il commento di Davide Frattini.

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Davide Frattini

I viali alberati, la recinzione e la quiete di questo sobborgo elegante a est di Tel Aviv tengono riparati i pazienti ricoverati all'ospedale Sheba. Per otto anni un ospite ha ricevuto la protezione aggiuntiva delle guardie del corpo, addestrate in una squadra speciale dei servizi segreti, piazzate davanti alla sua stanza. Ariel Sharon è rimasto in coma dal 4 gennaio del 2006 all'11 gennaio del 2014, nessuno ha voluto prendere la decisione di staccare dalle macchine il primo ministro colpito da ictus. Anche perché i medici della struttura hanno continuato a stimolarlo con suoni, luci, contatti e una dieta speciale ha permesso di rafforzare i muscoli nell'immobilità, fino a quando era riuscito di nuovo a respirare in modo autonomo.

Un paziente speciale Gli mostravano le foto della fattoria dove si rifugiava dalla politica e dove l'emorragia cerebrale lo aveva colpito. Il figlio Gilad gli ricordava le colazioni nel ranch tra le colline attorno a Sderot — aringhe e cipolle, pane cotto in casa, marmellata di fragole colte dai campi, salsa con i peperoni coltivati nelle serre, formaggio dal latte delle sue capre —, l'infermiera da sempre con lui gli massaggiava le mani.

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In questi momenti — ha dimostrato una risonanza magnetica — il suo cervello sembrava reagire, meno di un riflesso, una reazione metabolica nella parte interessata. Fondato per i soldati Nato nel 1948, lo Sheba è tutt'ora un ospedale pubblico, specializzato anche nel recupero di soldati — i tanti delle tante guerre d'Israele, il contadino-generale aveva combattuto fin dalla prima — rimasti traumatizzati dalle battaglie. Vecchio (o giovane?) quanto lo Stato ebraico, è all'avanguardia: la rivista americana Newsweek lo ha inserito tra le dieci migliori cliniche al mondo per «la ricerca e l'innovazione nelle biotecnologie». L'eccellenza dello Sheba e di altre strutture sembra non bastare a sanare quelle che Yedioth Ahronoth, il quotidiano più venduto nel Paese, ha chiamato «le dieci piaghe che affliggono la nostra Sanità», come la carenza di posti letto (1,78 per ogni mille abitanti, il livello più basso degli ultimi trent'anni), il poco tempo che i medici di base possono dedicare a ogni paziente (dieci minuti, burocratizzati dal ministero), le attese troppo lunghe per gli esami più sofisticati.

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Personale arabo Chi vuole studiare medicina finisce spesso all'estero — tra le destinazioni principali Italia, Ungheria, Romania — e quasi il 58 per cento dei dottori in servizio ha frequentato un'università straniera, la percentuale più alta tra le nazioni dell'Ocse. Il rischio è che non ritornino o decidano di emigrare, anche se i buchi nel personale sono stati riempiti dai nuovi arrivati attorno al 1992, ebrei che hanno potuto lasciare l'Unione Sovietica con il crollo dell'impero. Nelle corsie il russo sembra essere la lingua più parlata: le ex repubbliche comuniste hanno fornito quei tecnici di laboratorio, infermieri che mancavano agli ospedali israeliani. Tra letti dell'Hadassah a Gerusalemme si parla anche l'arabo. Il centro accoglie i palestinesi che riescono a ottenere il permesso per lasciare i territori e venire a qui curarsi, soprattutto dalla Cisgiordania (20 mila l'anno scorso), poco più della metà dalla Striscia di Gaza sotto il controllo di Hamas. Per ottenere il lasciapassare devono passare attraverso i controlli della sicurezza israeliana, accusata dalle organizzazioni per i diritti umani di essere troppo restrittiva. Anche ileo per cento Gli stranieri Per chi va in Israele per lavoro è prevista l'assistenza sanitaria indiretta: il lavoratore (o l'azienda) anticipa le spese e poi ne chiede il rimborso tramite il consolato o l'ambasciata. Il sistema vale anche per i ministri di culto e gli studenti. Chi vuole sottoporsi a cure ad altissima specializzazione deve prima chiedere l'autorizzazione tramite Asl di appartenenza. Per i turisti è consigliabile un'assicurazione, il sistema sanitario non copre le prestazioni di emergenza del personale è arabo e l'ospedale cerca di rappresentare uno spazio protetto per quella coesistenza che fuori non si realizza. II ruolo dei volontari Il Magen David Adom, il servizio medico d'emergenza, è sostenuto da tutti gli israeliani, le immagini degli attentati durante la seconda intifada sono sempre accompagnate dal furgone bianco con le strisce arancioni. L'organizzazione riesce a funzionare grazie a 10 mila volontari, per la maggior parte studenti liceali. Durante i quasi due mesi di guerra contro Hamas nell'estate del tout il governo aveva deciso di modificare il suono delle sirene sulle ambulanze perché somigliava troppo a quello degli allarmi per i razzi lanciati da Gaza. Per non confondere un simbolo di soccorso con la paura.

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