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Corriere della Sera Rassegna Stampa
15.04.2018 Addio a Milos Forman, regista in fuga da nazismo e comunismo sovietico
Analisi di Maurizio Porro

Testata: Corriere della Sera
Data: 15 aprile 2018
Pagina: 34
Autore: Maurizio Porro
Titolo: «Milos, regista dei ribelli»
Riprendiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 15/04/2018, a pag. 34, con il titolo "Milos, regista dei ribelli", l'analisi di Maurizio Porro.

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Maurizio Porro

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Milos Forman

E’ morto improvvisamente, dopo pochi inesorabili giorni di malattia, a Danbury, seconda patria americana, Milos Forman il regista ceco di 86 anni che aveva trovato in Usa il successo con film memorabili come Qualcuno volò sul nido del cuculo, Hair, Amadeus. La biografia di Forman, nato il 18 febbraio 1932 a Caslav, è molto simile a quella di Polanski, viene dall'Est e subisce le angherie storiche prima naziste (i genitori morirono nei campi di sterminio) poi comuniste. Gli echi di questa voglia di ribellione saranno per sempre il tema conscio o inconscio del suo cinema, imparato da Milan Kundera all'Accademia dello spettacolo. Quando scoppia la Primavera di Praga e i carri armati sovietici scrivono col sangue il The end, Forman è a Parigi. Non tornerà a casa, nella patria oggi smembrata, lasciandosi dietro vicissitudini familiari a tinte forti ma anche il valore inestimabile della sua giovinezza.

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Con Gli amori di una bionda e L'assodi picche, anni `60, tiene alta la bandiera della nouvelle vague nel «partito» universale generazionale di Truffaut, Scorsese, Bertolucci, e si prenota l'Oscar. Sono film scritti di getto con la biro dell'improvvisazione sbandierando audaci optional dei giovani. E’ il tema del primo successo che si riflette nella New Hollywood di Taking Off (71), scritto col buñueliano Jean Claude Carrière, cronaca dello sgomento della classe sociale genitoriale: scena famosa quando papà e mamma si fanno lo spinello. Anche se in anticipo, con lo spirito siamo già nel Central Park di Hair, 1979, riduzione green del cult musical hippie: la cartolina per il Viet è strappata da tempo ma resistono le sirene del libero amore nelle uniche coreografie della Tharp e nelle musiche epocali. Forman, che nel suo cuore tiene Ford, Chaplin e Keaton, ingrossa la schiera dei molti registi stranieri, come i rifugiati europei degli anni 30-40 e oggi i messicani. Come rifugiato di lusso, può permettersi di giocare contro il sistema: politica, razzismo, liberi amori, condizionamento e il consumismo culturale che porta al cervello lobotomizzato. E il sentimento trionfante in Qualcuno volò sul nido del cuculo abile storia alla Basaglia di un manicomio in cui il rozzo anarchico Jack Nicholson conquista la Bastiglia delle istituzioni, della burocrazia, del conformismo.

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Forman, da intenditore, combatte contro ogni gulag, è il regista dei ribelli e sta dalla loro parte. Cinque Oscar per il Cuculo, successo mondiale prodotto da Michael Douglas, che non si ripete per Ragtime ('81) tragico cabaret sull'America anni 10, ispirato dal libro di E.L. Doctorow (nel cast l'ultimo James Cagney ed anche Norman Mailer). Forman possiede pure la grazia dell'ironia, che usa a molti gradi, sorridendo amaro, ne ha viste tante. Ecco Amadeus, testo teatrale di Peter Shaffer sulla sfida tra mediocrità, opportunismo contro il genio, con l'esuberante Mozart di Tom Hulce e Murray Abraham: un film realizzato col cuore, che piace a tutti. Stavolta sono otto Oscar, il secondo per Forman, che ha il merito di riprendere con amore la sua Praga, travestita da Vienna. Segue poi una terza versione delle Relazioni pericolose, il libertino best seller epistolare del 1782 di Choderlos de Laclos che aveva ispirato Vadim e Frears. La carriera di Forman si chiude qui, con molti premi (4 Golden Globe, un Orso a Berlino) e due titoli in finale di carriera che sono ancora due scomode storie biografiche a stelle e strisce, due ribelli contro l'ordine borghese. L'entertainer Andy Kaufman (alla Lenny Bruce) nel bellissimo Man on the moon (1999) con Carrey, ritratto di un'America sempre più amara. E ancora per non stare in colonna, lui che avuto tre mogli, prodotto da Stone in epoca neo puritana, la vita di Larry Flynt (Woody Harrelson), business dell'industria pornografica. Finale di carriera in sordina con L'ultimo inquisitore (2006), ispirato a Goya, con Javier Bardem, uno dei grandi attori che Forman ha valorizzato in una carriera chiusa da una cartella medica nel 2006 per una degenerazione maculare all'occhio destro che gli impedì di lavorare, concedendosi apparizioni come attore. Solo Woody Allen, scherzando, può dirigere cieco.

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