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Corriere della Sera Rassegna Stampa
12.02.2018 Iran contro Israele: la minaccia avanza dal Nord
Cronaca di Davide Frattini, intervista a Amos Yadlin, direttore dell’Institute for National Security Studies

Testata: Corriere della Sera
Data: 12 febbraio 2018
Pagina: 12
Autore: Davide Frattini
Titolo: «Usa con Israele: l’Iran si fermi. Ma Trump frena sulle colonie - 'Duello chiuso? Teheran prepara la guerra totale'»

Riprendiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 12/02/2018, a pag. 12, con il titolo "Usa con Israele: l’Iran si fermi. Ma Trump frena sulle colonie", la cronaca di Davide Frattini; con il titolo 'Duello chiuso? Teheran prepara la guerra totale', l'intervista a Amos Yadlin, direttorre dell’Institute for National Security Studies.

Ecco gli articoli: 

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Davide Frattini

"Usa con Israele: l’Iran si fermi. Ma Trump frena sulle colonie"

Le tappe del viaggio sono state decise prima che Israele e Iran si affrontassero in una mattinata di guerra. Eppure Rex Tillerson, il segretario di Stato americano, non ha cambiato l’itinerario, non ha aggiunto alle tappe previste — Egitto, Kuwait, Libano, Giordania — una sosta a Gerusalemme per incoraggiare l’alleato più importante in Medio Oriente. Certo sono arrivate le parole di sostegno dalla Casa Bianca («Israele ha il diritto di difendersi contro le forze siriane e le milizie sostenute dagli iraniani») ma è con Vladimir Putin che Benjamin Netanyahu ha parlato ieri al telefono. Il premier israeliano è consapevole che se vuole mantenere le promesse minacciose («continueremo a colpire chi tenta di attaccarci») ha bisogno di garantirsi libertà d’azione, pur limitata dagli interessi russi in Siria. Così nel colloquio con Mosca avrebbe ottenuto dal presidente di continuare le comunicazioni tra i due stati maggiori: i raid per bersagliare le strutture militari del regime di Damasco o quelle allestite dalle milizie sciite come l’Hezbollah libanese — le sortite dell’aviazione sarebbero state cento negli ultimi cinque anni — rischiano di mettere in pericolo i soldati o le basi russe nel Paese, ogni mossa va coordinata. Putin cerca di occupare sempre di più lo spazio lasciato libero dagli americani nella regione. Oggi doveva incontrare Abu Mazen, il presidente palestinese, nella residenza di Sochi sul Mar Nero: tutto rimandato per l’incidente aereo a Mosca. Il ruolo vacante sembra anche quello di negoziatore per un possibile accordo. Trump suona scoraggiato in un’intervista al giornale israeliano Israel Hayom : «I palestinesi non stanno cercando la pace e temo che neppure gli israeliani ci stiano provando». E ha aggiunto: «Credo che Israele debba essere molto cauto sugli insediamenti». L’intelligence dell’esercito considera una questione chiusa quello che Yedioth Ahronoth , il quotidiano più venduto, definisce in prima pagina «Primo scontro militare diretto tra Israele e l’Iran». Questione chiusa «per ora» — scrive Amos Harel, analista di Haaretz : «Tutt’e due i contendenti sono convinti di aver raggiunto gli obiettivi possibili in questo round iniziale. I generali israeliani sanno però che un altro duello è inevitabile». Lo dice Yoel Strick, a capo del comando Nord, il fronte che va dal Libano alle alture del Golan catturate ai siriani nel 1967: «Non vogliamo un’escalation ma gli iraniani puntano a stabilire una base avanzata dall’altra parte del confine. Non glielo permetteremo». Lo ripete Yisrael Katz, ministro dell’Intelligence: «Abbiamo la capacità tecnologica di sapere tutto quello che avviene in Siria e lo abbiamo dimostrato sabato. La nostra superiorità nei cieli è preservata». L’ultima frase fa da replica ai proclami di Hezbollah («inizia una nuova era strategica) dopo l’abbattimento di uno dei jet che ha partecipato alla battaglia: è il primo caccia perso dall’aviazione di Tsahal dai tempi della guerra del Libano negli anni Ottanta. I due piloti hanno pigiato il bottone di espulsione, erano nello spazio aereo israeliano, e si sono salvati. Nel bombardamento contro la base in Siria da dove è partito il drone che si è infiltrato in Israele sarebbero morti sei militari tra uomini del regime e «suoi alleati stranieri» come specifica l’Osservatorio siriano per i diritti umani senza indicarne la nazionalità. Secondo gli esperti il velivolo comandato a distanza è stato costruito dagli ingegneri di Teheran copiando un modello catturato sette anni fa agli americani.

'Duello chiuso? Teheran prepara la guerra totale'

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Amos Yadlin è stato vicecomandante dell’aviazione e capo dell’Intelligence militare, adesso dirige l’Institute for National Security Studies

Appesa in ufficio tiene la copertina della rivista Time con la fotografia di un F-16 in volo, il jet che ha pilotato verso l’Iraq — assieme ad altri sette aviatori — per distruggere nel 1981 il reattore nucleare costruito da Saddam Hussein. Amos Yadlin è stato vicecomandante dell’aviazione e capo dell’Intelligence militare, adesso dirige l’Institute for National Security Studies. Il Centro di ricerca e analisi legato all’Università di Tel Aviv nel «bilancio strategico per il 2018» ha innalzato il rischio di conflitto sul fronte Nord. «Per oltre dieci anni, dalla guerra del Libano nel 2006, l’abbiamo sempre stimato zero — precisa Yadlin a un gruppo di giornalisti stranieri —. La situazione è cambiata e questa volta (se scoppierà) lo scontro non avrà un solo fronte. Non la dovremo chiamare Terza guerra del Libano ma Prima guerra Israele-sciiti».

La battaglia di sabato è un episodio chiuso almeno per ora? «È stata l’operazione più significativa dal raid contro il reattore atomico a Damasco nel 2007. La massiccia risposta israeliana dovrebbe aver spinto a congelare il duello, sono state colpite batterie antimissile siriane e obiettivi iraniani. I nostri nemici dovranno impiegare un po’ di tempo a capire che cosa sia successo. Gli iraniani si sono imbaldanziti dopo aver garantito la vittoria ad Assad. Osano di più, allo stesso tempo non amano prendere rischi. Vogliono prima essere pronti per una guerra totale: per questa ragione stanno cercando di costruire impianti in Siria per fabbricare missili di precisione».

Per la prima volta in trent’anni un jet israeliano è stato abbattuto. «È inevitabile che possa succedere, non credo che le nostre tattiche cambieranno dopo questo incidente. Sono un veterano della guerra dello Yom Kippur e nel mio squadrone abbiamo perso 17 aerei, in quella dei Sei Giorni nel 1967 — che pure è stata un enorme vittoria per l’aviazione — ne sono caduti 19».

I missili sparati dai siriani sono russi e i russi hanno addestrato i militari del regime a usarli. «I russi non sono nostri nemici ma hanno altri interessi. Devono capire che se continuano a sostenere la presenza degli iraniani e dell’Hezbollah libanese in Siria mettono in pericolo la stabilità e l’obiettivo di ricostruire il Paese. Israele è l’unica forza in Medio Oriente che può distruggere il loro piano di salvare Assad e mantenerlo al potere».

Putin occupa il ruolo abbandonato dagli Stati Uniti. «Gli americani sono occupati in altre faccende, però a differenza di quello che tutti pensano non hanno lasciato la Siria. Sono dislocati con le forze speciali a est del fiume Eufrate e questo limita il potere e la libertà di movimento dei russi».

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