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Corriere della Sera Rassegna Stampa
13.01.2018 Milano: gli islamici gridano 'morte agli ebrei', per il Corriere sono neofascisti
Due cronache di Paola D'Amico

Testata: Corriere della Sera
Data: 13 gennaio 2018
Pagina: 5
Autore: Paola D'Amico
Titolo: «Milano. Memoria, Davide Romano strappa: 'Diserterò le celebrazioni. Un segnale contro l’odio'-Milano, stop ai raduni neofascisti. Memoria, un’altra assenza»

Riprendiamo due servizi di Paola D'Amico sul CORRIERE della SERA, cronaca di Milano, del 18/01/2018 edizione online. 

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Milano, la manifestazione del 9 dicembre 'morte agli ebrei'

Le due cronache sono corrette, ciò che stupisce è la titolazione del secondo pezzo," Milano, stop ai raduni neofascisti", quando la manifestazione era organizzata da elementi delle associazioni musulmane milanesi, con alla guida un imam che per tutto il corteo gridava in arabo 'ebrei, ebrei, i nostri martiri libereranno con il sangue Gerusalemme'. C'è un video che lo testimonia. Scrivere 'islam' è evidentemete proibito al Corriere, una auto-censura inaccettabile.
Segnaliamo la dichiarazione di Davide Romano. Finalmente parole chiare.

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Davide Romano

Ecco i due articoli:

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Paola D'Amico: "Milano. Memoria, Davide Romano strappa: 'Diserterò le celebrazioni. Un segnale contro l’odio' "

Milano. Memoria, Davide Romano strappa: «Diserterò le celebrazioni. Un segnale contro l’odio» Disertare le celebrazioni per la giornata della Memoria. È il proposito di Davide Romano, assessore alla Cultura della Comunità ebraica milanese. Alla messa a punto di quel calendario lavora da tempo. Ma mentre si avvicina la data centrale degli appuntamenti, il 27 gennaio, cresce la sua determinazione: «Molti la leggeranno come una provocazione. E vuole esserlo. So anche che il rischio è alimentare le polemiche — dice Romano —. Ma mi dicano che senso ha celebrare una giornata in cui si ricorda il passato se non si guarda al presente». L’eco della deriva presa dalla manifestazione pro Palestina, in un sabato di dicembre nel centro di Milano, non s’è spento. Per otto volte in piazza San Babila, il 9 dicembre scorso, venne scandito in arabo il motto dei jihadisti: «Khaybar, Khaybar, o ebrei, l’armata di Maometto ritornerà». Un fatto già condannato dal sindaco Beppe Sala e oggetto di una denuncia. Anche se non scattato nell’ immediato — è stato necessario tradurre le urla gridate dalla piazza — l’allarme della Comunità ebraica è stato forte. È stato infatti chiesto che agli organizzatori di quel raduno non siano mai più concessi spazi pubblici. Non bastano condanne verbali degli slogan antisemiti. «Dopo un attacco del genere, la giornata della Memoria di quest’anno non è più un ricordo come è sempre stato. Ciò che è accaduto getta una luce molto diversa, molto più inquietante. C’è sicuramente anche il pericolo di un neofascismo che ritorna, ma quelle urla jihadiste sono qualcosa di più. Riportano a quanto è accaduto in Francia dove — aggiunge l’esponente della Comunità — già nel 2000 cominciarono le contestazioni violente contro Israele, poi contro gli ebrei. E, poi, sono seguite le stragi di Tolosa,di Parigi, di Nizza. Ormai antisemitismo e antisionismo sono un tutt’uno». Ci sono state le parole del sindaco. E anche il capogruppo della Lega Nord, Alessandro Morelli, ha raccolto l’appello della Comunità e, il 5 gennaio scorso, ha presentato una mozione urgente di condanna in cui si chiede alla giunta che si impegni «a chiudere ogni tipo di rapporto con associazioni, enti o singoli che abbiano contravvenuto alle leggi nazionali, alle norme e alle delibere locali». Ma non è abbastanza. Ancora troppo silenzio circonda quella giornata. E una cartina di tornasole utile a comprendere la preoccupazione nella Comunità è la lettera-appello del rabbino capo di Milano, Alfonso Arbib che, al contempo presidente dell’Assemblea dei rabbini d’Italia dal giugno 2016, ha consegnato alle pagine del Corriere della Sera. «Crediamo sia giunto il momento di dare un segnale, soprattutto alle autorità religiose e a chi è impegnato nel dialogo interreligioso, alla vigilia di due giornate importanti, il 17 gennaio Giornata del dialogo ebraico-cristiano e il 27 gennaio, Giorno della Memoria, affinché tali giornate non siano occasione per pronunciare discorsi retorici vuoti di significato», ha scritto rav Arbib. Nel Giorno della Memoria «sentiremo certamente e giustamente parlare dell’indifferenza che ha permesso l’attuazione della Shoà — ha aggiunto —. Oggi dobbiamo dolorosamente constatare che quell’indifferenza continua ancora. Assistiamo sempre più frequentemente a manifestazioni di antisemitismo che non è mai stato del tutto debellato e che, come un virus, si è mutato in quelle subdole forme di antisionismo che non sembrano provocare le reazioni di indignazione e di scandalo che dovrebbero suscitare». Davide Romano riparte da qui: «La storia insegna che gli ebrei non sono mai gli unici, sono solo i primi. E noi registriamo che è la prima volta che si passa dall’odio antisionista ad evocare in una piazza pubblica senza vergogna l’odio per gli ebrei. Vedo quello che accade in Francia, le similitudini stanno diventando troppe, la Comunità sa cosa sta accadendo e non vogliamo che succeda qui. Il mio è un grido di allarme per risvegliare le coscienze».

Paola D'Amico: "Milano, stop ai raduni neofascisti. Memoria, un’altra assenza"

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Andrée Ruth Shammah

Palazzo Marino contro l’escalation antisemita e neofascista. Lunedì il Consiglio comunale, presente il sindaco Beppe Sala, discuterà del corteo filopalestinese di piazza Cavour (il 9 dicembre, per otto volte, furono scandite in arabo minacce di morte jihadiste agli ebrei). Giovedì scorso è stato invece votato l’ordine del giorno che invita il sindaco «a non concedere spazi, patrocini, contribuiti di qualunque natura a coloro i quali non garantiscono di rispettare i valori della Costituzione, professando o praticando comportamenti fascisti» e a subordinare la concessione a una dichiarazione di antifascismo. La Lega è uscita dall’aula al momento del voto, tre consiglieri di FI non hanno partecipato. Strascichi delle polemiche di fine anno. Intanto la tensione, fuori da Palazzo, non cala. Dopo l’annuncio dell’assessore alla Cultura della Comunità ebraica, Davide Romano, che ha deciso di disertare le celebrazioni per il Giorno della Memoria, è scesa in campo anche la regista Andrée Ruth Shammah la cui sorella, Colette, è stata testimone della pericolosa deriva della manifestazione «pro Palestina» di piazza Cavour. La scrittrice — è appena stato dato alle stampe «In compagnia della tua assenza» che racconta la storia della madre ebrea, profuga e fuggita da Aleppo prima, da Parigi poi — vive poco distante dalla centralissima piazza. «Stava rientrando a casa e quelle grida che inneggiavano all’odio contro gli ebrei l’hanno choccata. Tanto che ha nascosto la stella di David. E ora mi ha confidato che non la indosserà più, perché s’è vergognata del suo gesto», dice la regista: «Il Parenti ha sempre celebrato il Giorno della Memoria ma quest’anno non lo farà. Invece, prossimamente racconterò la storia dello Stato di Israele. Perché in questa confusione di antisionismo e antisemitismo bisogna ripartire dai fatti, dalla storia. Per fortuna c’è Israele a difenderci — aggiunge —. Li si rifugiano gli ebrei che, a Parigi, vengono invitati a non indossare la kippah, il copricapo. Il Giorno della Memoria non deve diventare un alibi per non dire cosa sta accadendo. C’erano molti italiani quella sera in piazza Cavour. Come non essere spaventati?». Tornando alla seduta di Consiglio, non è mancato lo scontro sull’ordine del giorno presentato da David Gentili di Insieme x Milano. A far decollare la polemica del centrodestra è stato il chiarimento del segretario generale. «L’ordine del giorno non può essere attuato — ha detto il segretario — perché sarà difficile dimostrare l’esercizio di comportamenti fascisti o razzisti a meno che non ci siano condanne pregresse». Il capogruppo pd Filippo Barberis commenta: «È stato votato dai due terzi dei consiglieri. Milano non vuole avere alcun tipo di tolleranza verso antisemiti e razzisti». È soddisfatto Roberto Cenati, presidente provinciale Anpi: «È un importante passo avanti per contrastare la sempre più preoccupante deriva xenofoba, razzista e neofascista in questa città, medaglia d’oro della Resistenza».

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