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Corriere della Sera Rassegna Stampa
09.08.2017 Corea dl Nord: i missili nucleari da fermare: meno male che c'è Trump
Cronaca di Guido Olimpio

Testata: Corriere della Sera
Data: 09 agosto 2017
Pagina: 14
Autore: Guido Olimpio
Titolo: «La mini atomica di Kim, Trump: 'Fuoco e fiamme'»
Riprendiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 18/07/2017, a pag. 14, con il titolo "La mini atomica di Kim, Trump: 'Fuoco e fiamme' ", la cronaca di Guido Olimpio.

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Guido Olimpio

Risultati immagini per nuclear corea

Il presidente Trump in gennaio aveva tuonato: «Non può accadere». E pochi giorni fa il suo consigliere per la Sicurezza nazionale McMaster aveva rincarato: «Sarebbe intollerabile». Cosa? Che la Corea del Nord sia in grado di colpire il territorio americano con un missile nucleare. Ora il Washington Post ha rivelato che gli scienziati di Kim sono riusciti a mettere a punto un mini-testata atomica con la quale armare un vettore. Traguardo raggiunto con largo anticipo rispetto a precedenti analisi. Le notizie sono un brusco richiamo alla realtà — allarmante — ma anche la «preparazione» dell’opinione pubblica ad una situazione complessa. Tanto è vero che il presidente, entrando nel pericoloso ping pong di dichiarazioni ad effetto, ha commentato le indiscrezioni nel suo stile: «È meglio che la Nord Corea non minacci ulteriormente gli Stati Uniti. Altrimenti faranno i conti con le fiamme e una furia che il mondo non ha mai visto prima d’ora».

La Dia, l’agenzia dello spionaggio militare statunitense, ha redatto il 28 luglio un rapporto dove si fissano alcuni elementi: 1) Gli scienziati del Nord hanno colmato il gap e sarebbero riusciti a perfezionare la testata che dovrebbe poi essere installata sui vettori intercontinentali provati a cadenza mensile. 2) Si tratta di un’evoluzione importante: ad oggi il regime potrebbe contare su una sessantina di ordigni, però di dimensioni più «grandi» e dunque non compatibili con un missile strategico. 3) Non è però chiaro se i tecnici abbiano già provato la nuova «creazione». La propaganda del Nord sostiene di sì, gli osservatori sono più prudenti. E le spie hanno ostacoli nel loro lavoro di «osservazione». Non mancano dubbi sulle capacità del cosiddetto veicolo di rientro, in quanto per alcuni specialisti potrebbe andare distrutto durante il passaggio nell’atmosfera. Le stime statunitensi trovano riscontri in quelle giapponesi.

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Dove possono colpire i missili della Corea del Nord

Tokyo è in prima linea, si sente minacciata e nelle ore precedenti allo scoop del Washington Post aveva messo in guardia: attenti, lo status del nucleare nordcoreano è molto più avanti di quello che avevamo pensato. Inoltre fonti diplomatiche aggiungono che la baldanza di Kim Jong-un sarebbe un indizio significativo. Il giovane leader sa di avere buoni artigli e probabilmente ha raggiunto la soglia che desiderava. Impossibile tornare indietro. Da qui i timori di chi è sempre stato vicino, geograficamente e politicamente: la Cina. Se Pechino ha appoggiato le nuove sanzioni — spiegano — è perché è consapevole dei progressi bellici dello scomodo partner. La Casa Bianca, insieme ai suoi alleati regionali, deve elaborare una reazione. Da mesi il Pentagono ha elaborato piani per reintrodurre gli ordigni nucleari nel Sud, una delle ipotesi militari studiate dai generali insieme ad un rafforzamento dello scudo missilistico e ai pattugliamenti affidati ai bombardieri B1. Nei giorni scorsi ci sono state esercitazioni congiunte di sudcoreani e americani per segnalare la volontà di contrastare le iniziative del dittatore. Ma come è ormai evidente esiste una sproporzione tra quanto fa Kim e la replica dei suoi antagonisti.

Ogni lancio di vettore da parte del Nord è un mattone nella costruzione di un apparato di tutto rispetto. Il report della Dia ne è la conferma più chiara. Di conseguenza nel fine settimana Washington ha spedito messaggi forti: tutte le opzioni sono aperte, non è escluso un «attacco preventivo», contiamo però sulla pressione internazionale attraverso le sanzioni. Il Nord ha retto il gioco minacciando «una severa lezione». Il quadro tattico resta poi sempre in fermento. I cinesi hanno condotto manovre al largo della penisola mentre è stata segnalata l’attività di un’unità della Marina nordcoreana, molti si attendono il tiro di sistemi anti-nave. Lo stesso Donald Trump ha twittato la notizia in merito lanciata dalla tv Fox , poi nel pomeriggio la promessa di fuoco e fiamme. Quanto potrà durare questa guerra di parole? Il presidente americano è consapevole che lo stanno «misurando» e non solo a Pyongyang. L’Iran, altro Paese in linea di tiro per i suoi programmi strategici, vuol capire quali siano i margini di manovra.

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