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Corriere della Sera Rassegna Stampa
03.03.2017 Karen Berg: 'La Kabbalah è la mia missione'
Commento di Paola Pollo

Testata: Corriere della Sera
Data: 03 marzo 2017
Pagina: 29
Autore: Paola Pollo
Titolo: «Karen Berg: 'Gli altri bambini mi picchiavano, ero diversa. Poi scoprii la Kabbalah: è la mia missione'»

Riprendiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 03/03/2017, a pag. 29, con il titolo "Karen Berg: 'Gli altri bambini mi picchiavano, ero diversa. Poi scoprii la Kabbalah: è la mia missione' ", il commento di Paola Pollo.

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Karen Berg

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L'albero delle sephirot secondo la Kabbalah

È grazie a lei se oggi anche le donne possono avvicinarsi alla Kabbalah, un’antica saggezza spirituale che non è una religione ma un sapere e che per quattro millenni era studiata e trasmessa solo agli uomini e dai rabbini. Karen Berg sarà per la prima volta in Italia, a Roma, il 19 marzo prossima con una conferenza sulla condivisione . Non è facile parlare con lei. Non resta mai più di due giorni in un luogo. In ottobre compirà 75 anni, ma ne dimostra 20 di meno, e quando parla e si accalora e spiega e insegna sembra una trentenne, tale è la forza che sprigiona. Per più di quarant’anni è stata accanto a Rav Berg, l’uomo che ha democratizzato lo studio della Kabbalah anche ai non ebrei con un programma a gradini. Tre anni fa, alla sua morte, il Center di New York da lui fondato, che i cabalisti integralisti definiscono «il centro delle celeb» per via delle frequentazioni, tra gli altri, di Madonna e Donna Karan, è passato a Karen. Anche in questo caso, naturalmente, mai una donna prima. I suoi due figli, Yehuda e Michael sono co-direttori. La sua storia non è mai stata un «per caso» e dopo anche lei ha capito. «Sono nata in America in una famiglia dove mia padre lasciò mia madre appena seppe che era incinta di me. Lui non l’ho mai visto e lei era giovane e con tanta voglia di vivere la sua vita. Sono cresciuta senza credere in nulla, nessuno era religioso a casa mia. Però ho sempre saputo che c’era una forza più grande di me, sin da quando ero piccola. Perché ero una bambina molto strana, non avevo amici. E poi ci spostavamo spesso. Ho frequentato 13 scuole pubbliche diverse. Ho imparato che i bambini possono essere cattivi, io ero difficile ma i miei compagni, sempre diversi, non mi capivano. Un giorno mi hanno presa e mi hanno legato perché non ero come loro, ero spaventatissima e li per la prima volta ho sentito una voce che mi diceva “perché piangi? Senti che stai bene e starai bene, ti proteggeremo noi” e un paio di ore dopo qualcuno mi trovò e la mia vita da quel momento cambiò».

Genitori non normali L’esigenza di capirsi, è uno dei primi insegnamenti, perché nulla è per caso e tutto è una scelta di ognuno. «Ho compreso perché ero così e perché sono cresciuta con genitori che non erano normali. Ho cominciato a cercare. Provavo a studiare, non qualcosa di religioso ma di spirituale. Andavo in posti con professori sempre diversi, finché non ho trovato la Kabbalah. È stato tutto quello di cui avevo bisogno in una sola cosa: permetteva le persone di mettersi in dubbio e nello stesso tempo apriva a tanti tipi di accessi spirituali. È così che sono stata coinvolta». Un marito maestoso, Rav Berg, un uomo d’affari che un giorno mollò tutto per seguire Rav Yehuda Brandwein, grande leader spirituale pure lui. «Ho conosciuto mio marito quando ero ancora a scuola. Poi ci siamo ritrovati dopo. Gli dissi “se mi insegni la Kabbalah io vengo a lavorare per te gratis”. Mi prese. E tutto iniziò». Una tradizione tramandata da più di 4 mila anni e mai a una donna. «Me lo disse subito anche Rav e io risposi “e allora? Qual è lo scopo del nostro stare insieme”? Noi così diversi per età, cultura, e il resto”. Eravamo gli opposti. Ma la Kabbalah ci univa. Abbiamo cominciato a insegnare la storia a classi di uomini e donne. A tanti non piacevamo ma noi abbiamo continuato. Fino a quando la gente ha capito che la spiritualità è qualcosa che deve essere condivisa con le persone. Credo sia questo il mio scopo nella vita». E’ un fiume in piena quando parla dei suoi studi e dei suoi libri. In occasione dell’incontro romano uscirà tradotto in italiano «God wears lipstick» che parla di amore e dello stare insieme. Concetti semplici, immediati: «Arrivare alla gente, questo conta con cose semplici. Un’idea che uno prende e porta con se. Pezzettini, cinque-dieci minuti di lettura».

La mente aperta A Roma una conferenza per unire contro tutto quello sta accadendo: «Spero che la gente venga con la mente aperta. Parlerò della spiritualità globale, che anche se preghiamo in piedi o in ginocchio preghiamo lo stesso Dio. La cosa importante è quello che facciamo tutti i giorni da esseri umani accettando la chiamata. Dobbiamo trattare con rispetto chi si comporta in modo diverso da noi. È come quando ti senti “self empowered” (potere che arriva da te stesso ndr) e arriva un potere nuovo: non ti devi spaventare perché non ti toglie nulla. Se mai aggiunge. Se io ho un business e un amico anche se ci mettiamo insieme possiamo fare qualcosa di migliore. La gente ha il terrore di condividere perché teme di non avere abbastanza per se. Ma è il contrario». Detto da un’americana oggi, è poco politicamente corretto. «Credo che tutto succeda nel momento in cui deve succedere. Magari Donald Trump non se ne rende conto ma lui è lì per servire il suo scopo spirituale, che noi magari al momento non vediamo ma c’è e troverà uno spazio, e la negatività che lo circonda sparirà».

Insegnare ai famosi Ma avere un’allieva come Madonna è negativo o positivo? «A volte può essere un bene e un male. Tutte le persone che siano celebrità o meno sono interessate negli insegnamenti spirituali. Certo quando entrano i personaggi molti si incuriosiscono ma altri pensano “se c’è questa celebrità non può essere una cosa profonda”. Direi quindi che non sposta nulla». Karen parla poco di se: «La gente mi chiede sempre dove e come vivo. E io non so cosa dire. Ho un appartamento a Manhattan, ma non ci vivo più di due settimane di seguito. Sono sempre in movimento. La mia vita è piena di incontri con persone bellissime, e posti meravigliosi. A volte è molto bello, a volte è molto difficile perché non hai tempo di farti coinvolgere, ma non credo che la mia vita sia mai stata destinata a quello. Credo di essere nata nomade ed e così che devo vivere, ho un messaggio da fare al mondo e devo darlo al mondo. Non ho una famiglia da cui andare a casa la sera e non mi lamento, sono convinta che quando sono scesa sulla terra il creatore mi abbia detto “sei una nomade, hai un messaggio e devi trasmetterlo” ed è quello che faccio». Una donna che vorrebbe avere dalla sua parte: «Qualsiasi che voglia lavorare insieme a me».

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