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Corriere della Sera Rassegna Stampa
30.10.2015 'Israele: il cancro': l'antisemitismo volgare e becero all'Università di Firenze
Il rettore si oppone, ma un manipolo di fanatici lo proietta ugualmente: cronaca parziale di Jacopo Storni

Testata: Corriere della Sera
Data: 30 ottobre 2015
Pagina: 9
Autore: Jacopo Storni
Titolo: «Film anti Israele, l'ira del rettore»

Riprendiamo dal CORRIERE FIORNETINO di oggi, 30/10/2015, a pag. 9, con il titolo "Film anti Israele, l'ira del rettore", la cronaca di Jacopo Storni.

La cronaca di Jacopo Storni strizza l'occhio agli "studenti" (uno sparuto manipolo largamente sovrastimato nel numero) e al video di propaganda neonazista di Samantha Comizzoli. Grave, inoltre, la scelta di questi pochi fanatici di contravvenire alle indicazioni del rettore Tesi. Ci auguriamo che l'Università di Firenze prenda provvedimenti.

Ecco l'articolo:

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La locandina del film neonazista della fanatica Comizzoli

Il rettore Alberto Tesi aveva chiesto agli studenti di non proiettarlo, ma ieri pomeriggio, allo spazio autogestito dell’Università di Novoli, quel documentario è stato fatto vedere lo stesso e l’evento si è tenuto regolarmente. Al centro della disputa tra il rettorato e un gruppo di studenti c’è un docufilm sul conflitto israelo-palestinese. Le polemiche sono esplose non tanto per i suoi contenuti — un racconto in presa diretta degli scontri nei territori palestinesi — quanto per il titolo: «Israele, il cancro». Per spiegare poi il contenuto si parla di «occupazione nazista israeliana della Palestina».

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Samantha Comizzoli

Un titolo, secondo il rettore (contattato nei giorni scorsi anche dall’ambasciata israeliana), «estraneo a quel confronto fra prospettive e analisi differenti che viene riservato di solito alle iniziative, anche studentesche, organizzate negli spazi dell’Ateneo». Per questo Tesi non ha escluso agli studenti la possibilità che lo spazio autogestito venga revocato. «Nel titolo del mio film non c’è scritto che Israele è il cancro — ha precisato la regista, presente alla proiezione di ieri — “Il cancro” del titolo si riferisce al cancro mentale provocato dall’occupazione mentale di Israele nei territori palestinesi». Per convincere gli studenti a non proiettarlo, il rettore si è presentato direttamente nella stanza della proiezione poco prima dell’inizio dell’evento. Insieme a lui, altri professori tra cui il sociologo Carlo Sorrentino, il preside di giurisprudenza Paolo Capellini e il direttore del dipartimento di Scienze per l’economia e le imprese Gaetano Aiello. Tutti concordi nel ritenere il titolo del documentario «offensivo nei confronti dello Stato di Israele», aldilà di quelle che possono essere le posizioni politiche e umanitarie sul conflitto.

I cinquanta studenti presenti (tra loro anche un ragazzo israeliano), hanno invitato il rettore e gli altri professori a non giudicare il documentario soltanto dal titolo: «Guardate il contenuto del film, prima di im pedirne la proiezione». Il confronto tra studenti e Tesi, inizialmente pacato, si è leggermente acceso a poco a poco. Nel corso dell’animato confronto, gli studenti hanno invitato i professori ad unirsi alla visione, per poi discuterne tutti insieme. «Non si può bloccare l’evento soltanto perché il titolo del film può apparire provocatorio» hanno ripetuto gli studenti ai professori. Ma rettore e docenti, fermi sulle loro posizioni, hanno lasciato lo spazio autogestito, tra qualche fischio e qualche applauso sarcastico dei giovani universitari. «In questo modo — hanno detto i professori — viene meno il patto di fiducia che si è instaurato con gli studenti per la gestione di questo spazio. Avevamo diffidato gli studenti dal proiettare il film, ma sono andati avanti per la loro strada. È uno spazio pubblico e in un luogo pubblico anche la forma ha una dimensione di sostanza».

Dopo che i docenti hanno lasciato definitivamente lo spazio autogestito, è partita la proiezione, dove si vedono i recenti scontri in Cisgiordania tra esercito israeliano e palestinesi. Nell’introduzione al film la regista Samantha Comizzoli ha raccontato la sua recente esperienza in Palestina, dove è stata arrestata per alcuni giorni dall’esercito israeliano (e poi espulsa da Israele) mentre stava manifestando assieme ad altre persone contro la presenza dell’esercito nei territori palestinesi.

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