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Corriere della Sera Rassegna Stampa
03.03.2015 Chi ripulisce l'immagine del sanguinario regime iraniano?
Ci pensa Farian Sabahi nell'intervista alla scrittrice Fariba Hachtroudi

Testata: Corriere della Sera
Data: 03 marzo 2015
Pagina: 15
Autore: Farian Sabahi
Titolo: «'A Teheran le cose ora cambiano: sarà la chiave per il Medio Oriente'»

Riprendiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 03/03/2015, a pag. 15, con il titolo "A Teheran le cose ora cambiano: sarà la chiave per il Medio Oriente", l'intervista di Farian Sabahi alla scrittrice Fariba Hachtroudi.

Farian Sabahi quando collaborava con La Stampa manipolò un'intervista a Abraham B. Yehoshua, il quale smentì con una lettera pubblicata sul quotidiano torinese. In quella circostanza Sabahi fu allontanata dalla Stampa.
Oggi collabora al Corriere della Sera e al Sole 24 Ore - evidentemente gode di buone entrature - propagandando l'immagine di un Iran moderato che è lontanissima dalla realtà: un "Iran-washing" con cui cerca di ripulire il regime degli ayatollah dai crimini che quotidianamente compie.
Informazione Corretta ha già denunciato più volte l'attività diSabahi, leggete per esempio http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=115&sez=120&id=55834
Per avere maggiori informazioni sul lavoro da lei svolto in Italia, è utile sentire l'opinione dell'opposizione iraniana in esilio nel nostro Paese.

Nell'articolo che riportiamo Sabahi intervista una scrittrice che vive in Francia - come lei vive in Italia - ma entra ed esce dall'Iran quando e come vuole. Esattamente come fa la Sabahi.

Ecco l'articolo:


Farian Sabahi   Fariba Hachtroudi


"In Iran le donne hanno molta libertà!"
"Forza, scegli quello che preferisci"

«Il presidente iraniano Hassan Rouhani è un pragmatico che comprende i veri pericoli che l’Iran si trova ad affrontare in questa difficile congiuntura mondiale e nel disordine mediorientale. Rouhani ha la volontà di migliorare gradualmente la situazione e tirare fuori l’Iran dall’impasse. È consapevole del fatto che, se il suo governo cade, l’Iran rischia un conflitto, anche civile. Comprende che il regime siede su un vulcano. Deve fare di necessità virtù e dimostrarsi moderato, con la consapevolezza che la diplomazia si declina in base ai rapporti di forza. Se Rouhani ce la farà, l’Iran avrà un ruolo chiave in un Medio Oriente dove i rapporti di forza sono maggiormente bilanciati». Ad esprimere questo giudizio è la scrittrice iraniana Fariba Hachtroudi, autrice di «L’uomo che schioccava le dita», romanzo d’amore e di testimonianza politica (edizioni e/o). Per Fariba, 54 anni, che vive in Francia dall’adolescenza ma è tornata in Iran tra il 1985-86 e poi nel 2006 e nel 2009, la politica è il comune denominatore di una famiglia impegnata: il nonno era il leader religioso Esmail Hachtroudi membro della costituente del 1906 e difensore di laicità e tolleranza, mentre il padre è il matematico e filosofo Mohsen Hachtroudi, attivo sul fronte dell’uguaglianza di genere. Nel romanzo, racconta le vicende della prigioniera 455, inaspettatamente liberata da un militare dalla camminata inconfondibile che incontrerà nuovamente.

È una storia vera? «Non è la mia storia, non sono stata in carcere né torturata. Ho tratto ispirazione dalle testimonianze delle donne che ho intervistato, quando lavoravo come giornalista. Ex prigioniere, mi hanno raccontato le loro esperienze in cella, anche nella prigione di Evin».

Nel libro lei non cita mai l’Iran, ma è ovvio che si tratta della Repubblica islamica... «Non lo scrivo perché quelle circostanze si possono riprodurre in un qualsiasi Paese non democratico. E sfortunatamente anche in alcuni Paesi democratici, pensiamo agli Stati Uniti dove George W. Bush aveva reso legale la tortura. Non volevo prendere di mira solo l’Iran».

Trentasei anni dopo la rivoluzione, la violenza di genere viene declinata diversamente nella Repubblica islamica? «La violenza non si è mai fermata, ma c’era anche prima della rivoluzione del 1979. Ritengo che l’attuale governo voglia dare una nuova rotta al Paese. I falchi sembrano ciechi e sordi, non capiscono la complessità del mondo né i veri pericoli che il Paese deve affrontare, tra cui la sopravvivenza della Repubblica islamica. Fanno di tutto per bloccare le riforme e l’apertura. La condanna di Reyhaneh, impiccata per essersi difesa dall’uomo che voleva stuprarla, è una tragedia che mostra il conflitto in atto tra i mullah al potere. Noi donne saremo sempre penalizzate finché ci sarà la legge islamica. Ma la loro battaglia nella società civile e in una certa misura negli ambienti di potere dimostra che in Iran le donne e i giovani rifiutano la sharia. Tuttavia, non tutte riescono a sfuggire alla legge islamica. Nelle grandi città e nelle famiglie dell’alta borghesia riescono, più o meno, a lottare e avere un ruolo nella società, ma non dobbiamo dimenticare coloro che vivono nelle aree rurali e appartengono ai ceti bassi».

In Medio Oriente la religione è diventata un problema, pensiamo ai conflitti tra sunniti e sciiti. Che ne pensa? «Tra sunniti e sciiti ci sono sempre stati problemi. A causare tensioni tra Arabia Saudita, Iran e Turchia è il desiderio di leadership del mondo islamico. La cosa migliore sarebbe se la diplomazia di Teheran e di Riad sedessero a un tavolo per trovare una soluzione contro lo Stato islamico e Al Qaeda. Inoltre, il problema siriano deve essere risolto, se in futuro non vogliamo ulteriori tensioni».

Per inviare la propria opinione al Corriere della Sera, telefonare 02/62821, oppure cliccare sulla e-mail sottostante


lettere@corriere.it

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