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Corriere della Sera Rassegna Stampa
09.02.2014 Il lungo segreto di Eva Fischer
Alef Bet di Daria Gorodisky

Testata: Corriere della Sera
Data: 09 febbraio 2014
Pagina: 12
Autore: Daria Gorodisky
Titolo: «I quadri segreti di Eva Fischer pittrice tenace»

Riprendiamo da LETTURA/ CORRIERE della SERA, di oggi, 09/02/2014, a pag.12, con il titolo "I quadri segreti di Eva Fischer pittrice tenace" l'articolo di Daria Gorodisky sulla mostra romana di Eva Fischer.

Eva Fischer

«Da piccola disegnavo ovunque: sui muri di casa, sulle tende, sull'asse di legno dove mia madre impastava... Un giorno la mamma partì per Budapest con qualche mio lavoro in borsa per chiedere al direttore dell'Accademia se vedeva del talento. E lui disse: sì, deve andare avanti!». A 93 anni, la pittrice Eva Fischer parla con voce fresca, soave, colorata. Matita e pennello fanno parte di lei da sempre, e i suoi ricordi scorrono come la pittura a olio sulle sue tele. E l'ultima rappresentante della scuola romana di Mario Mafai, i suoi amici erano Guttuso{ Cagli, Emilio Greco. E ha da raccontare. E nata nel 1920 a Daruvar, ex Jugoslavia, da famiglia ebraica ungherese, e ha sofferto il buio dell'era nazista. Più di trenta suoi parenti sono stati massacrati nei lager, tra loro, suo padre Leopold, rabbino capo e noto talmudista. Eva è più fortunata. Dopo la guerra si stabilisce a Roma e dipinge, dipinge... La sua fama cresce, espone in tutto il mondo. E una colorista e lavora a fasi tematiche: biciclette, mercati, Mediterraneo, paesaggi, nature morte, ritratti, voli. Poi c'è Ennio Morricone. Sono amici dalla fine degli anni Cinquanta: «Abitavamo nello stesso palazzo. Eravamo tutt'e due poverissimi. Lo sentivo che suonava tutto il giorno, dalle 6 del mattino». Lei ha tradotto quelle note in 38 dipinti; lui le ha dedicato un album con 12 pezzi, intitolato Eva Fischer pittore. Ma c anche un soggetto che Eva Fischer ha tenuto segreto molto a lungo: da11946 al 1989 ha fatto quadri sulla Shoah e nessuno poteva vederli, neppure suo marito o suo figlio. «Comprensibile ritegno a mostrare la parte più profonda del suo animo», ha scritto a questo proposito Elio Toaff. A Roma in questi giorni, e fino al 3o marzo, alcune di queste opere compongono una mostra sull'Olocausto presso l'Accademia di Ungheria (un buon segno, visti gli echi di nostalgie barbare che arrivano da quella nazione). Complessivamente, tra oli, incisioni, disegni, litografie, Eva Fischer ha realizzato quasi mille lavori, compresi quattro francobolli italiani e le vetrate del Museo Ebraico di Roma. L'ultimo dipinto è del 2007: una tela di 2 metri per 1,40 della serie Scuole di ballo. «Però, qualche disegno, lo faccio. E davanti al letto ho cavalletto e colori, perché nella mia testa dipingo ancora. Quadri veri, ma soltanto per me».

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