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Corriere della Sera Rassegna Stampa
28.10.2012 Nasrin Sotoudeh in carcere a Teheran
Viviana Mazza intervista il marito

Testata: Corriere della Sera
Data: 28 ottobre 2012
Pagina: 17
Autore: Viviana Mazza
Titolo: «La mia Nasrin è forte, ma in cella non mangia»

Sul CORRIERE della SERA di oggi, 28/10/2012, a pag.17, con il titolo "La mia Nasrin è forte, ma in cella non mangia", Viviana Mazza intervista il marito. Intanto l'Iran vieta qualsiasi incontro con i vincitori del Premio Sakharov in carcere. Insieme a Nasrin Sotoudeh è in prigione anche il regista Jafar Panahi. Pavida la reazione del Parlamento Europeo. Invece di recarsi comunque a Teheran, per protestare davanti al carcere, e dimostrare con la presenza una reale solidarietà, ha espresso "profondo rammarico" per il divieto di incontrare i detenuti. Vergogna a Martin Schulz, presidente del parlamento europeo.
Ecco l'intervista:

«La decisione del Parlamento Europeo di conferire il premio Sakharov a mia moglie Nasrin Sotoudeh equivale per noi a ricevere un messaggio che dice: "Abbiamo sentito la vostra voce"». Parla Reza Khandan, marito quarantanovenne che da oltre due anni si batte ogni giorno per denunciare la detenzione della compagna, avvocata reclusa nella famigerata prigione iraniana di Evin. E, intanto, si prende cura dei loro due figli, Mehrave di 12 anni e Nima di cinque. Sotoudeh, arrestata nel settembre 2010 e condannata nel gennaio 2011 a 11 anni di carcere, ridotti a 6 in appello, per «azioni contro la sicurezza nazionale e propaganda contro il regime», è stata scelta l'altro ieri, insieme al regista dissidente (e connazionale) Jafar Panahi, per ricevere il prestigioso premio Sakharov per la libertà di pensiero. Una delegazione di parlamentari europei attesa oggi a Teheran aveva chiesto di poter incontrare i due vincitori: al rifiuto delle autorità, hanno cancellato l'intera visita. «Questo premio costituisce una forma di pressione sulle autorità iraniane, anche se non lo vogliono ammettere», continua Khandan, che parla da Teheran. Fa da interprete un'attivista della campagna iraniana «Un milione di firme» (per i diritti delle donne), Sabri Najafi.



Viviana Mazza

Poco dopo la condanna di sua moglie, lei mi disse che «Nasrin non conosce il significato della parola "paura"». Dopo due anni e due mesi in carcere, è ancora così?
«Nei momenti difficili e rischiosi, quel che succede è che più passa il tempo, più si perde la paura».
Nasrin Sotoudeh ha annunciato uno sciopero della fame il 17 ottobre. Non è la prima volta negli ultimi due anni. Quali sono le sue condizioni fisiche? «Questa è la quinta volta che Nasrin fa lo sciopero della fame. Nei primi giorni, subito dopo l'arresto, l'ha fatto perché avevano confiscato oggetti del mio studio — io di mestiere faccio il grafico. La seconda volta perché voleva vedere regolarmente i suoi figli e poter chiamare la famiglia minimo ogni 4 giorni. La terza volta perché l'esame del suo caso non procedeva in modo legale. La quarta per la cancellazione di tutte le condanne ingiuste dopo le elezioni del 2009. E stavolta per opporsi alle pressioni sulla nostra famiglia, in particolare su di me e su nostra figlia Mehrave, che ha 12 anni e le hanno vietato l'espatrio, e perché le permettessero di ricevere visite faccia a faccia. Le avevano permesso di vederci solo attraverso una parete di vetro e impedito anche di fare telefonate, per esercitare su di lei una pressione psicologica. Purtroppo, in Iran i diritti dei prigionieri vengono usati per far pressione su di loro e sulle famiglie. Già prima di quest'ultimo sciopero della fame, Nasrin era molto debole e magra, perché le manca il contatto con i figli, le manca la loro voce. Ora la sua situazione è peggiorata: abbiamo saputo che hanno dovuto portarla nell'infermeria della prigione».
A vostra figlia è stato vietato l'espatrio: perché?
«Non l'hanno detto. Forse perché, se lascia l'Iran, potrebbe andare a prendere il premio destinato a sua madre».
Come stanno reagendo i bambini all'incarcerazione della madre?
«Con due figli di quell'età lontani dalla madre per due anni, normalmente tutto andrebbe a rotoli. Ma mia figlia è cosi forte che io e sua madre riceviamo energia da lei. Siamo tranquilli per Mehrave, ma nostro figlio Nima ha avuto problemi. Abbiamo fatto di tutto, ora non è più sotto l'osservazione dello psicologo, ma cerchiamo di mantenere una buona atmosfera in casa, di non lasciare soli i bambini, di farli giocare. Penso che, per quanto possibile, ci siamo riusciti».
Sua moglie è stata condannata per «propaganda contro lo Stato e minaccia alla sicurezza nazionale». È successo perché ha concesso interviste ai media stranieri, difeso detenuti politici e lavorato per il premio Nobel Shirin Ebadi?
«Tutti questi motivi erano indicati nel file relativo al suo caso. E le autorità avevano incluso anche un messaggio di Nasrin diretto all'Organizzazione "Human Rights International" in Italia (che le aveva conferito un premio) in cui mia moglie diceva: "Vorrei che la società civile italiana fosse per l'Iran un modello per i diritti umani"».

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