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Corriere della Sera Rassegna Stampa
11.05.2006 Apello di intellettuali israeliani: l'esercito difenda gli scolari palestinesi dalle imboscate dei coloni
la cronaca di Davide Frattini

Testata: Corriere della Sera
Data: 11 maggio 2006
Pagina: 19
Autore: Davide Frattini
Titolo: «Non tirate pietre sugli scolari palestinesi»
Una cronaca di Davide Frattini dal CORRIERE della SERA di giovedì 11 maggio 2006:

GERUSALEMME — Sono gli unici bambini palestinesi che quando vedono una divisa israeliana corrono tra le braccia dei soldati. Ogni giorno, mattino e pomeriggio, andata e ritorno, verso la scuola e verso casa, vengono scortati attorno al villaggio di Umm-Tuba, tra le colline a sud di Hebron. Pochi chilometri, che costeggiano la colonia e l'avamposto ebraici di Maon. Pochi chilometri, che si sono trasformati in un incubo quotidiano. I coloni si schierano, mascherati. Aspettano il piccolo convoglio pronti ad attaccare, lanciano pietre e blocchi di cemento, contro i bambini e contro i soldati. Non vengono arrestati. Solo sabato scorso, quando un estremista ha aizzato il suo cane contro uno degli scolari, i militari hanno sparato in aria. «Una scorta che non reagisce non sembra abbastanza. Ci vuole una protezione totale». Oltre trenta artisti e intellettuali israeliani hanno scritto al premier Ehud Olmert perché intervenga per fermare gli aggressori. Gli scrittori Amos Oz, David Grossman, Saed Kashua, Meir Shalev, il filosofo Avishai Margalit, l'attrice Gila Almagor e il musicista Ehud Banai chiedono che l'esercito garantisca ai palestinesi di poter raggiungere la scuola «in pace». «Il diritto all'educazione è un diritto umano fondamentale che lo Stato d'Israele ha la responsabilità di tutelare. Le autorità devono applicare la legge contro i coloni di Maon». I bambini palestinesi vengono scortati anche da volontari europei e statunitensi. Nell'ottobre 2004, un giovane bergamasco di Operazione Colomba, organizzazione cattolica, era stato aggredito e ferito. Un mese prima due americani erano stati presi a colpi di catena e a calci in faccia. Meir Shalev è stato tra quelle colline. Ricorda quando con David Grossman ha difeso i contadini palestinesi dagli abusi dei coloni, che abbattevano i loro alberi di ulivo. «In questi casi — commenta — non c'è destra o sinistra. Gli estremisti sono dei criminali. E l'esercito è intimorito, non risponde agli attacchi». Domenica la polizia è intervenuta per sgomberare una casa araba occupata illegalmente nel centro di Hebron, città sacra agli ebrei perché qui si trova la Grotta dei Patriarchi. «I sionisti religiosi non accetteranno mai che venga lasciata ai palestinesi. Che cosa ci impedirebbe di andare là come turisti? Anch'io sono legato a questa terra ma i confini politici devono essere decisi in maniera pragmatica. Quando vado a Roma, visito il ghetto e l'Arco di Tito, mi commuovo. Sono stato in Giordania, nel luogo dove Giacobbe lottò con l'angelo e mi sono commosso. Non vuol dire che dobbiamo annetterli».

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