domenica 18 febbraio 2018
CHI SIAMO SUGGERIMENTI IMMAGINI RASSEGNA STAMPA RUBRICHE STORIA
I numeri telefonici delle redazioni
dei principali telegiornali italiani.
Stampa articolo
Ingrandisci articolo
Invia ad un amico
Caro/a abbonato/a,
CLICCA QUI per vedere
la HOME PAGE
Segui la rubrica dei lettori?
Clicca qui per condividere
l'articolo sui Social Networks

Bookmark and Share
vai alla pagina facebook
vai alla pagina twitter
CLICCA QUI per vedere il VIDEO

Origini della parola 'Palestina': quello che i media non dicono (sottotitoli italiani a cura di Giorgio Pavoncello)
CLICCA QUI per vedere il VIDEO

Prestigioso scrittore arabo del Kuwait afferma in televisione: 'Israele Ŕ uno Stato legittimo!' (con sottotitoli italiani)
Per consultare l'archivio Video
CLICCA QUI


Clicca qui





Hai già visitato il sito SILICON WADI?


Clicca qui



Bollettino della ComunitÓ ebraica di Milano Rassegna Stampa
19.05.2017 A Roma con la menorah in mostra 3000 anni di storia ebraica
Cronaca di Ester Moscati

Testata: Bollettino della ComunitÓ ebraica di Milano
Data: 19 maggio 2017
Pagina: 10
Autore: Ester Moscati
Titolo: «Il candelabro sepolto: se la luce della MenorÓ torna a brillare»

Riprendiamo dal BOLLETTINO della ComunitÓ ebraica di Milano, maggio 2017, a pag. 10, con il titolo "Il candelabro sepolto: se la luce della MenorÓ torna a brillare", la cronaca di Ester Moscati

Immagine correlata

"Non Ŕ possibile andare sempre cosý fra le tenebre eterne, senza conoscere la via. Nessun popolo pu˛ vivere senza dimora, errabondo e cinto da pericoli. Bisogna accendere loro una luce, insegnare loro la strada. Qualcuno dovrebbe guidarli e ricondurli in patria╗. ╚ alla luce della MenorÓ che anela Beniamino, il protagonista de Il candelabro sepolto di Stefan Zweig. Si dice infatti che solo quando il candelabro millenario tornerÓ nella sua casa, il popolo ebraico potrÓ riposare. Un candelabro che la TorÓ descrive minuziosamente: D’oro puro, lavorato a martello, il suo fusto e i suoi bracci; i suoi calici, i suoi bulbi e le sue corolle saranno tutti di un pezzo... (Esodo 25:31-37). Cosý il Signore disse a MosŔ, dandogli le istruzioni per la costruzione della MenorÓ per il Tabernacolo, il Beth Hamikdash. Quello che da millenni fino a oggi Ŕ il simbolo principe dell’identitÓ ebraica, e dal 1948 anche di Medinat Israel, lo Stato di Israele, Ŕ dunque un oggetto di ispirazione divina, rappresentazione della Voce, dal roveto ardente all’albero della vita, alla luce primordiale, di incomparabile potenza evocativa. Alla “MenorÓ. Culto, storia e mitoö, Ŕ dedicata oggi una mostra che ha richiesto tre anni di preparazione e che sarÓ allestita contemporaneamente, dal 15 maggio al 23 luglio, nella sede del Braccio di Carlo Magno dei Musei Vaticani e al Museo Ebraico di Roma presso il Tempio Maggiore, primo caso di cooperazione tra Vaticano e ComunitÓ ebraica per un evento di questa portata storica, artistica e culturale.

Immagine correlata

Culto, storia e mito
La MenorÓ Ŕ ammantata da un’aura di fascino e mistero. Il candelabro originario, forgiato nel deserto, Ŕ scomparso con la caduta del Primo Tempio, depredato e distrutto dai Babilonesi nel 586 aev; il secondo, portato a Roma con gli ebrei schiavi, come attesta il bassorilievo sull’Arco di Tito, nel 70 ev, era stato collocato nel Templum Pacis ai Fori Imperiali, come testimonianza della Judea Capta e della fine delle Guerre Giudaiche. Ma anche questa MenorÓ era destinata a sparire con il Sacco di Roma del 455, a opera dei Vandali di Genserico. Fu portata a Cartagine? A Costantinopoli? ╚ persa per sempre? O si Ŕ salvata, nascosta nelle segrete del Vaticano? Da allora la storia si perde nella leggenda, e di questo percorso la mostra dÓ conto, attraverso oltre 130 opere figurative, capolavori e oggetti d’arte, dipinti, sculture e tessuti, manoscritti e miniature, dall’antichitÓ al XXI secolo. Fu nell’etÓ imperiale, a Roma, che la MenorÓ divent˛ un forte simbolo identitario, rappresentato nelle catacombe, iscrizioni tombali, monete, vetri decorati, gioielli e tessuti sinagogali. Ma, a partire dall’etÓ carolingia, la MenorÓ inizi˛ ad essere ripresa anche nell’iconografia cristiana, aprendo un percorso parallelo, che puntualmente la Mostra riprende e racconta. Tre sono i grandi nuclei attorno ai quali ruota l’esposizione romana: il primo, articolato in tre sezioni (Visualizzare la MenorÓ; La MenorÓ nel tempio e nell’arte ebraica: iconografia e simbologia; La MenorÓ nell’arte antica da Gerusalemme a Roma), ricostruisce la Storia della MenorÓ dalla sua antichissima presenza nel Tempio di Gerusalemme fino alla sua dispersione a Roma, e cioŔ dall’antichitÓ ai primi secoli dell’era moderna.

Il secondo nucleo, strutturato in quattro sezioni (Dalla tarda antichitÓ al Trecento; Il Rinascimento; La fortuna pittorica dal Seicento all’Ottocento; La MenorÓ nelle arti applicate ebraiche dal tardo medioevo agli albori del XX secolo), con un percorso ricco di opere d’arte presenta il Mito della MenorÓ, dalla tarda antichitÓ alle soglie del XX secolo. C’Ŕ l’appropriazione delle sue forme da parte del cristianesimo e il suo consolidarsi come elemento dell’identitÓ ebraica. Il terzo nucleo (un’unica sezione: Dal primo dopoguerra al XXI secolo), offre un’ampia panoramica sul XX e XXI secolo con la raffigurazione della MenorÓ in forme espressive inedite. Per questo progetto sono stati concessi prestiti eccezionali da musei e fondazioni di prestigio internazionale. La mostra Ŕ curata, coordinata e diretta da Arnold Nesselrath, dei dipartimenti scientifici e i laboratori di restauro dei Musei Vaticani; Alessandra Di Castro, direttrice del Museo Ebraico di Roma, e da Francesco Leone, docente Storia dell’Arte Contemporanea all’universitÓ di Chieti-Pescara.

Per inviare al Bollettino la propria opinione, telefonare: 02/483110225, oppure cliccare sulla e-mail sottostante


bollettino@tin.it
www.jerusalemonline.com
SCRIVI A IC RISPONDE DEBORAH FAIT