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Libero Rassegna Stampa
25.01.2021 Islamismo: oggi in Francia, domani in Italia
Commento di Mauro Zanon

Testata: Libero
Data: 25 gennaio 2021
Pagina: 11
Autore: Mauro Zanon
Titolo: «Il caos in Francia immagine dell'italia futura»
Riprendiamo da LIBERO di oggi, 25/01/2021 a pag.11, con il titolo 'Il caos in Francia immagine dell'italia futura', il commento di Mauro Zanon.

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Mauro Zanon

Salvare l'islam di Francia dall'islam politico – Analisi Difesa

Se volete sapere come potrebbe essere l'Italia fra dieci o vent'anni, a seconda del ritmo in cui le derive del politicamente corretto si abbatteranno sul nostro Paese e dello spessore del muro di resistenza a esse, basta dare un'occhiata alla Francia di oggi, la nazione europea che più di ogni altra si è fatta travolgere dalle nuove ideologie modaiole di provenienza americana, dalla teoria gender al furore decolonialista, dalla religione del multiculturalismo all'indigenismo anti-bianchi, senza dimenticare l'avanzata dell'islamismo che continua a mietere vittime (il professore di storia e geografia Samuel Paty, decapitato in mezzo alla strada al grido di "Allah Akbar" lo scorso ottobre per aver mostrato alcune vignette di Maometto in dasse) e a condannare sempre più persone a una vita clandestina (Mila, una studentessa originaria dell'Isère, è stata costretta ad abbandonare la scuola, e oggi vive sotto scorta, in un luogo sconosciuto, per aver criticato l'islam su Instagram).

AVANGUARDIA Spesso avanguardia culturale del continente in termini positivi, o? il Paese dei Lumi è coperto da una cappa oscurantista soffocante, che inquieta i pensatori non allineati ai nuovi dogmi, come Ivan Rioufol, scrittore e firma di punta del Figaro, che lo scorso anno, in un libro, "Les Traîtres" (Editions Pierre-Guillaume de Roux), ha denunciato i "traditori" politici e intellettuali che hanno abbandonato la Francia "figlia primogenita delle Chiesa" alle minoranze violente, ai comunitarismi, alle popolazioni allogene e all'islam conquistatore. «Tra le ragioni principali che hanno prodotto queste derive, la prima è sicuramente il vuoto intellettuale dell'attuale classe politica e mediatica. In Francia, assistiamo da anni a un istupidimento generale e a un rammollimento delle menti. Accanto a questa assenza di spirito critico, c'è il sonnambulismo di un'opinione pubblica che sembra essere paralizzata e aver smarrito i suoi riflessi di sopravvivenza. La Francia dà l'impressione di aver perso le sue difese immunitarie, di essersi disarmata moralmente e intellettualmente», dice a Libero Rioufol, prima di aggiungere: «Ci siamo lasciati corrompere dalla nuova ideologia alla moda, che viene dagli Stati Uniti: l'ideologia della contrizione, del pentimento, secondo cui l'occidente sarebbe responsabile di tutti i mali del mondo e l'uomo bianco dovrebbe scusarsi per il passato. Viviamo una Grande Depressione intellettuale». La crisi del pensiero ha colpito anche il cuore dell'élite. Due settimane fa, un'inchiesta choc del Figaro ha mostrato attraverso una serie di testimonianze che Sciences Po, la scuola dell'establishment francese, è vittima di una battaglia per l'egemonia condotta da gruppuscoli di facinorosi che seminano il terrore contro chi non aderisce al fenomeno Black Lives Matter e chi nega che i bianchi siano dei privilegiati. Come il collettivo Beingblackcatsciencespo che fa pressione sui professori dell'istituto affinché rendano obbligatori dei corsi sull'"intersezionalità razziale" e sul "pensiero de coloniale". Il loro obiettivo? Consentire ai bianchi «di rendersi conto del loro atte amento razzista», dicono. Per Rioufol, «c'è una crisi del sistema educativo, una crisi della trasmissione dei saperi, una crisi delle università. Ideologie deliranti come quella decoloniale, indigenista e razzialista, tutte provenienti dall'America, occupano il deserto delle idee lasciato dagli intellettuali. Il mondo accademico paga l'abbruttimento generale in corso da trent'anni e i filosofi non sanno più produrre nuove idee per contrastare questo politicamente corretto che sta prendendo piede ovunque». La scuola repubblicana è affetta da un altro male che il professore universitario ed ex ispettore dell'Education nationale Jean-Pierre Obin ha segnalato in un libro-inchiesta pubblicato lo scorso anno dalla casa editrice Hermann: Comment on a laissé l'islamisme pénétrer l'école.

EMARGINAZIONE Il problema è che l'islamismo non ha colpito soltanto l'universo scolastico, ma l'intera società francese: attraverso le sue reti, le sue associazioni mascherate da collettivi antirazzisti e gli utili idioti occidentali che invece di condannarlo passano il loro tempo a denunciare la presunta "islamofobia" diffusa. «Nel 2006, il filosofo Robert Redeker ha scritto un articolo sul Figaro nel quale ha criticato il Corano. Per quell'articolo, è stato colpito una fatwa. E da quindici anni è costretto a vivere sotto scorta. Già all'epoca poche persone si erano mostrate solidali verso Redeker», dice a Libero Rioufol. E ancora: «Il fascino per l'islam e la codardia di una certa Francia intellettuale è una realtà da molto tempo. Oggi, persone come Mila, l'ex giornalista di Charlie Hebdo Zineb El Rhazoui e altri martiri del libero pensiero, possono circolare sul territorio francese solo se protette dai poliziotti». Nonostante il presidente Macron abbia espressamente indicato l'islam politico come un nemico, denunciando il "separatismo" di cui è portatore, «le misure per contrastarlo sono ancora insufficienti», secondo Rioufol. «Basti pensare che è stato appena rifiutato un emendamento che vieta alle bambine musulmane di portare il velo. C'è ancora troppa ipocrisia e prudenza nel parlare dell'islam, per paura di essere tacciati di islamofobia. Qua e là ci sono segnali di risveglio, ma la mano dell'esecutivo trema ancora dinanzi alle intimidazioni islamiche. La République è timorosa», spiega il giornalista del Figaro. La crisi sanitaria provocata dal Covid-19 ha aggravato le cose. «Vediamo e pensiamo la nostra società solo attraverso i problemi di salute pubblica, dimenticando tutto il resto. Finché ci lasceremo invadere dalla paura, non vedremo le vere minacce. Non è il corona il virus più nefasto, sono gli altri, quelli che si sono insediati negli ultimi trent'anni col politicamente corretto e l'ideologia autolesionista di un Occidente consumato dal senso di colpa», tuona Rioufol. «Se non c'è un sussulto», conclude, «siamo morti. E una certezza».

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