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Libero Rassegna Stampa
05.12.2018 Qatar: tensione nell'Opec e sostegno al terrorismo
Commento di Stefano Piazza

Testata: Libero
Data: 05 dicembre 2018
Pagina: 12
Autore: Stefano Piazza
Titolo: «Per aggirare le sanzioni, Doha punta tutto sul gas. Il Qatar sfida l’Arabia e scappa dall’Opec»
Riprendiamo da LIBERO del 04/12/2018, con il titolo "Per aggirare le sanzioni, Doha punta tutto sul gas. Il Qatar sfida l’Arabia e scappa dall’Opec" l'analisi di Stefano Piazza.

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Stefano Piazza

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A un anno e mezzo dall’embargo deciso da Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrein ed Egitto nei confronti del Qatar accusato di finanziare il terrorismo islamico, è arrivata dall’Emirato la prima vera ritorsione. Con una conferenza stampa organizzata a tempo di record a Doha (capitale del piccolo Emirato) è stata comunicata la decisione del Qatar di uscire subito dall’Opec (Organization of the Petroleum Exporting Countries).

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Una manifestazione contro il Qatar: "Stop ai fondi al terrorismo"

Tempistiche e modalità sono quelle di un vero e proprio terremoto che si abbatte sul mondo dell’energia e che rischia di far saltare definitivamente, gli equilibri dell’intero settore petroifero. A rovesciare il tavolo ci ha pensato il ministro dell’Energia del Qatar, Saad al-Kaabi, che durante una conferenza stampa indetta all’improvviso a Doha ha comunicato agli increduli giornalisti: «L’Opec è stata informata che il Qatar ha deciso di ritirare a partire dal prossimo mese di gennaio 2019 i suoi membri». Il Qatar continuerà a produrre petrolio ma si concentrerà sulla estrazione di gas; già ora è il più grande esportatore di gas naturale liquefatto al mondo. foto da www.qatargas.com La decisione del Qatar è chiaramente una mossa strategica pensata anche per tentare di rafforzare la propria economia che dal 5 giugno 2017 è letteralmente tenuta sotto scacco dal blocco commerciale (aereo e territoriale) imposto dall’Arabia Saudita che è alla guida dell’Opec) e che in questo è sostenuta dai fedeli alleati Egitto, Bahrein ed Emirati. Il Qatar con questa decisione potrà sviluppare senza alcun freno la sua industria del gas che è tra la più grandi del mondo (insieme a Iran e Russia) che può contare su riserve che si calcola, valgano circa 45 mila miliardi di dollari mentre la produzione di petrolio si attesta in soli 600mila barili di petrolio al giorno. Con questa operazione l’Emirato della famiglia reale degli Al Thani, padroni di un lembo di terra che si estende su 11.437 kmq (abitati da 2,6 milioni di persone delle quali solo 300mila con la nazionalità qatarina punta tutto sul suo gas. La decisione di ieri vuole mettere l’Arabia Saudita con le spalle al muro ma non solo. Doha prova anche a guidare la rivolta contro Mohammed bin Salman. In ogni caso si annuncia tempestoso il prossimo vertice dell’Opec in programma a Vienna il 6-7 dicembre dove gli attori al tavolo proveranno a trovare un accordo sui tagli da effettuare alla produzione di petrolio. Il prezzo del barile Brent è crollato da 80 a 60 dollari a seguito della decisione dell’amministrazione Trump di esentare otto Paesi dall’importare petrolio dall’Iran. Dopo la decisione di ieri del Qatar, l’attesa è soprattutto per la reazione del Principe saudita Mohammed bin Salman, di nuovo sotto pressione.

A un anno e mezzo dall’embargo deciso da Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrein ed Egitto nei confronti del Qatar accusato di finanziare il terrorismo islamico, è arrivata dall’Emirato la prima vera ritorsione. Con una conferenza stampa organizzata a tempo di record a Doha (capitale del piccolo Emirato) è stata comunicata la decisione del Qatar di uscire subito dall’Opec (Organization of the Petroleum Exporting Countries). Tempistiche e modalità sono quelle di un vero e proprio terremoto che si abbatte sul mondo dell’energia e che rischia di far saltare definitivamente, gli equilibri dell’intero settore petroifero. A rovesciare il tavolo ci ha pensato il ministro dell’Energia del Qatar, Saad al-Kaabi, che durante una conferenza stampa indetta all’improvviso a Doha ha comunicato agli increduli giornalisti: «L’Opec è stata informata che il Qatar ha deciso di ritirare a partire dal prossimo mese di gennaio 2019 i suoi membri». Il Qatar continuerà a produrre petrolio ma si concentrerà sulla estrazione di gas; già ora è il più grande esportatore di gas naturale liquefatto al mondo. foto da www.qatargas.com La decisione del Qatar è chiaramente una mossa strategica pensata anche per tentare di rafforzare la propria economia che dal 5 giugno 2017 è letteralmente tenuta sotto scacco dal blocco commerciale (aereo e territoriale) imposto dall’Arabia Saudita che è alla guida dell’Opec) e che in questo è sostenuta dai fedeli alleati Egitto, Bahrein ed Emirati. Il Qatar con questa decisione potrà sviluppare senza alcun freno la sua industria del gas che è tra la più grandi del mondo (insieme a Iran e Russia) che può contare su riserve che si calcola, valgano circa 45 mila miliardi di dollari mentre la produzione di petrolio si attesta in soli 600mila barili di petrolio al giorno. Con questa operazione l’Emirato della famiglia reale degli Al Thani, padroni di un lembo di terra che si estende su 11.437 kmq (abitati da 2,6 milioni di persone delle quali solo 300mila con la nazionalità qatarina punta tutto sul suo gas. La decisione di ieri vuole mettere l’Arabia Saudita con le spalle al muro ma non solo. Doha prova anche a guidare la rivolta contro Mohammed bin Salman. In ogni caso si annuncia tempestoso il prossimo vertice dell’Opec in programma a Vienna il 6-7 dicembre dove gli attori al tavolo proveranno a trovare un accordo sui tagli da effettuare alla produzione di petrolio. Il prezzo del barile Brent è crollato da 80 a 60 dollari a seguito della decisione dell’amministrazione Trump di esentare otto Paesi dall’importare petrolio dall’Iran. Dopo la decisione di ieri del Qatar, l’attesa è soprattutto per la reazione del Principe saudita Mohammed bin Salman, di nuovo sotto pressione.

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