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Libero Rassegna Stampa
13.09.2018 Minaccia islamista a un giornalista di Libero, ma la 'solidarietà professionale' non c'è
Commento di Stefano Piazza

Testata: Libero
Data: 13 settembre 2018
Pagina: 2
Autore: Stefano Piazza
Titolo: «Il nostro giornalista Stefano Piazza minacciato: crepa»

Riprendiamo da LIBERO di oggi, 13/09/2018, a pag.1-2 con il titolo "Il nostro giornalista Stefano Piazza minacciato: crepa" il commento di Stefano Piazza.

La minaccia di morte rivolta da un cittadino svizzero convertito all'islam non fa notizia se non su Libero, la testata su cui il giornalista minacciato, Stefano Piazza, scrive. Altro che solidarietà professionale, su tutti gli altri quotidiani non compare neanche una riga! un segnale che, se c'è di mezzo l'islam, la minaccia di morte  scompare del tutto.

Ecco l'articolo:

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Stefano Piazza

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È sempre molto difficile commentare una vicenda personale, in particolare quando devi raccontare che hai ricevuto delle minacce di morte. Il rischio è sempre quello di passare per uno che vuole farsi pubblicità sulla stampa o che voglia farsi passare per vittima. Bisogna riconoscere che di gente che campa così è pieno il mondo, ed io non voglio certo seguire le loro orme. Tuttavia le minacce di un estremista islamico, che ho già denunciato,vanno pubblicate integralmente perché il loro primo obiettivo è quello di intimidirci,isolarci e poi colpirci. Soprattutto i giornali e coloro che ci lavorano, sono i destinatari preferiti di costoro che non possono tollerare le critiche. Non accettano il fatto che facciamo delle inchieste su di loro e l’idea che il direttore di un giornale approvi quello che proponi su di loro, li fa impazzire di rabbia.

SOCIETÀ PARALLELE Non sopportano nemmeno il fatto che andiamo a leggerci i rapporti d’intelligence di tutta Europa che raccontano quanto gli islamisti siano pericolosi, ma dal loro punto di vista, hanno ragione ad arrabbiarsi perché in questo modo sempre più persone leggono cosa scrivono e quindi maggiore è il rischio di non trovare più appigli nella società civile. Tutte cose che hanno permesso loro, negli ultimi 30 anni, di violentare le democrazie europee per costruirsi società parallele, autore ferenti, accanto a noi. Queste società parallele islamiche sono in Austria,Germania, Francia, Belgio, Olanda, Svizzera,Svezia,Norvegia,Danimarca, Finlandia, Spagna, Inghilterra e si stanno affermando anche nelle periferie italiane. Cosa è successo? Martedì 11 settembre sul Corriere del Ticino esce un mio commento sull’attacco contro le Torri Gemelle. In giornata ricevo su Messenger una missiva di tale Peter Gebhardt che di seguito riporto: «Buongiorno Signor Piazza, con attenzione ho seguito i vostri articoli soprattutto quello di oggi sul 11 settembre. Quello che lei chiama “complottisti” fanno in vero parte dei fatti, nulla dire contro che è stato un atto di terrorismo...ma qui si può tranquillamente dire che è stato un atto da parte del sionismo-ebraico (il vero pericolo ad giorno d’oggi).Mi dirà perché?Abbiamo i fatti provati e tante altre le prove. So che lei con il suo lavoro contro “l’islamismo” non farà molta strada ne la condurrà alla vittoria,anzi perderà. Per questo un messaggio da parte di un musulmano: ci conosca e parla con noi ma non ci combatta, altrimenti può fare la fine dei dipendenti di Charlie Hebdo (giustamente puniti con la morte). Li auguro il meglio e che Allah l’altissimo la guida e la farà vedere il vero male del tempo attuale».

L’IDEOLOGO Chi è costui? Gebhardt è un cittadino elvetico, convertito all’islam. È stato uno dei seguaci di Ümit Yuce, agente di sicurezza che lavorava per l’agenzia Argo1 e reclutatore di estremisti islamici,condannato a due anni e sei mesi di detenzione dal Tribunale penale federale di Bellinzona. Di Yuce ho già scritto per Libero. Del messaggio di Gebhardt ora si occupa la polizia svizzera. Gli estremisti islmaici si arrabbiano se ricordi loro che la fiamma della rivolta salafita internazionale non si sarebbe mai potuta accendere senza i testi avvelenati dell’ideologo della Fratellanza musulmana, l’egiziano Sayyid Qutb,impiccato nel 1966 dai suoi connazionali. A chi continua a pensare che le colpe siano sempre e solo nostre, è bene ricordare che senza di lui, Al Jihad, Al-Qaeda e lo Stato islamico, probabilmente non sarebbero mai esistite. La mia è certamente una storia marginale, c’è chi ha perso la vita per aver raccontato chi sono gli islamisti, ma voglio che leggiate cosa mi ha scritto uno di questi estremisti. Grazie a Libero per lo spazio che continua a riservarmi, vi sono profondamente grato mentre anche il presidente dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia, Alessandro Galimberti, esprime «grave preoccupazione» per le minacce di morte . Secondo Galimberti serve la massima collaborazione internazionale per garantire la sicurezza dei colleghi che si occupano dei legami oltre frontiera del terrorismo di matrice islamica.

Per inviare a Libero la propria opinione, telefonare: 02/999666, oppure cliccare sulla e-mail sottostante


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