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Libero Rassegna Stampa
22.05.2012 Elezioni in Egitto: il denominatore comune è l'odio per Israele
commento di Carlo Panella

Testata: Libero
Data: 22 maggio 2012
Pagina: 20
Autore: Carlo Panella
Titolo: «L’Egitto sceglie il presidente Unica certezza: odierà Israele»

Riportiamo da LIBERO di oggi, 22/05/2012, a pag. 20, l'articolo di Carlo Panella dal titolo "L’Egitto sceglie il presidente Unica certezza: odierà Israele".


Carlo Panella

Un domanda maliziosa spiega meglio di qualsiasi trattato il senso delle elezioni presidenziali di domani e giovedì in Egitto: «Per chi voterà, se potrà votare, Hosni Mubarak e la sua famiglia?». La risposta è scontata: per Amr Moussa. E così sicuramente faranno se non tutti, quasi tutti i generali del Consiglio di Sicurezza Nazionale che oggi gestisce il potere. Così farà, con molte probabilità, se non la maggioranza assoluta, la maggioranza relativa dei 50 milioni di elettori egiziani (in tal caso si andrà al ballottaggio a giugno). La ragione di questo pronostico positivo (confermato dai sondaggi, per quel che valgono in Egitto) è presto detta: Amr Moussa per biografia, programma e soprattutto per le sue profonde relazioni con i «poteri forti» egiziani, garantisce più di chiunque altro la continuità del regime di Mubarak, senza Mubarak. Questa, è anche la ragione per cui la sua elezione sarà contrastata dai candidati che garantirebbero invece una rottura radicale col passato. In primis da Abdul Futuh, esponente dell’ala “turca” dei Fratelli Musulmani, sponsorizzata (e finanziata) dalla Akp di Tayyp Erdogan, espulso recentemente dai fratelli Musulmani, e da Mohammed Mursi, il candidato ufficiale dei Fratelli Musulmani. Ma questi 15 mesi di post Mubarak, che pure hanno visto il trionfo elettorale dei Fratelli Musulmani e degli islamisti (63% dei seggi in Parlamento), hanno fatto intendere all’elet - torato egiziano che nessun partito – e i Fratelli Musulmani men che meno, per non parlare dei caotici «ragazzi di piazza Tahrir» – sa gestire un Paese grande e complesso come l’Egitto, per di più in una fase di crisi economica mondiale. Amr Moussa, era peraltro il sicuro sfidante del successore scelto da Mubarak stesso in caso di continuità del regime, nel caso questi fosse il figlio Gamal Mubarak e non pochi consiglieri del raìs premevano perché investisse proprio Moussa del ruolo di «candidato del regime» per la propria successione. Moussa, che era stato ministro degli Esteri di Mubarak, sin dal 2000 si era caratterizzato per una apparente «fronda» al regime, venata da tratti populisti (e per questo Mubarak l’aveva allontanato dalla scena politica egiziana, affidandogli però il più che prestigioso ruolo di segretario della Lega Araba) La frantumazione delle forze politiche di opposizione, i loro fumosi programmi economici, l’inconsistenza dei «laici», l’estremismo dei «giovani di piazza Tharir», l’appoggio del 10% dell’elettorato, costituito da copti, e soprattutto la certezza dei militari che mai insidierà il loro potere economico (le Forze Armate in Egitto controllano più del 30% dell’economia egiziana, turismo e agricoltura inclusi) e il loro peso politico, sono tutti elementi di forza per Amr Moussa. A cui si aggiunge il consenso per le sue posizioni fieramente anti israeliane, tanto che nel 2002 in testa alla Hit Parade egiziana c’era la canzone «Odio Israele, amo Amr Moussa» del cantante Abdul Rahim. Nel frattempo, i dati sul voto all’estero degli emigrati egiziani segnalano la scontata vittoria del Fratello Musulmano Mursi in Arabia Saudita (83.351) votanti, mentre a Roma (1.000 votanti) ha vinto Amr Moussa e a Milano (2.000 elettori), ha vinto Abul Futuh. Una notazione finale: Mohammed el Baradei che i media mondiali accreditavano un anno fa come popolare leader della rivolta, si è ritirato dalla competizione per una ragione penosa: sa di non aver il minimo seguito e ha fallito il tentativo di farsi intronare candidato sia dai Fratelli Musulmani che da altri «portatori di voti».

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