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Shalom Rassegna Stampa
08.11.2018 L'odio che colpisce insieme Donald Trump e Benjamin Netanyahu
Analisi di Fiamma Nirenstein

Testata: Shalom
Data: 08 novembre 2018
Pagina: 18
Autore: Fiamma Nirenstein
Titolo: «La nuova parola d’ordine dei pensatori benpensanti: odiare Trump e Netanyahu»
Riprendiamo da SHALOM ottobre-novembre 2018, a pag. 18 con il titolo "La nuova parola d’ordine dei pensatori benpensanti: odiare Trump e Netanyahu" l'analisi di Fiamma Nirenstein.

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Fiamma Nirenstein

Qualche giorno fa un mio vecchio amico americano è venuto a trovarmi dopo tanto tempo, una piacevole evenienza: ma sono ancora sotto shock per l’autentico odio che le sue parole, la sua enfasi, la sua espressione esprimevano nei confronti del presidente Donald Trump, e, come comma a questa cocente antipatia, per Benjamin Netanayhu. Il quale tuttavia, nonostante i terribili difetti da lui presunti ed elencati, non reggeva il confronto quanto a orrore col presidente degli Stati Uniti. Il mio amico, però, non è riuscito a spiegare altro che con una repugnanza sociale e culturale difficile da controbattere (ognuno ha le simpatie e le antipatie che sente) quello che in realtà appariva come un odio sistemico, sostanziale e tanto più grande e imbattibile in quanto del tutto campato in aria.

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Donald Trump con Benjamin Netanyahu

Cercavo di capire: Trump ha sbagliato a denunciare il trattato del 2015 con l’Iran? No. A tagliare i fondi ai palestinesi che li usano per arricchire i terroristi e le loro famiglie e implementarne la cultura che ispira tutta la politica del rifiuto di Abu Mazen e quella omicida di Hamas? No. Ha sbagliato a riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele? Certo che no, è una verità talmente evidente. Allora? Forse le sue mosse verso la Corea del Nord ti hanno disturbato? Certo che no, possono avvicinare una qualche pace con quel pazzo di Kim Jong Un. E l’economia? Non va bene? “Si certo, ma la crisi verrà”. E l’immigrazione? Mah, quella è un problema per tutti. Quanto a Netanyahu il mio amico non ha seputo che mormorare qualche parola inutile tipo: champagne, sigari..... e nessuna risposta sulla pace che è stata mantenuta nonostante l’aggressività incendiaria di Hamas ai confini, nonostante quel vulcano d’odio e morte che è la Siria, nonostante le vicinanze siano permanentemente in fiamme e l’Iran abbia portato il suo assedio ai confini insieme ai missili degli Hezbollah, nonostante l’odio islamista si avventi sempre di più contro gli ebrei. Nessun commento sulla magnifica crescita del PIL, dell’educazione, della capacità di offrire al mondo nuove invenzioni mediche, tecnologiche e scientifiche che definiscono niente di meno che il progresso dell’umanità tutta, e nemmeno sull’allargarsi dei rapporti internazionali di Israele, che ormai conta ottimi amici anche nell’Est più lontano. Che cose è la radicalizzazione insensata che caratterizza l’atteggiamento di antipatia verso Bibi e anche verso Trump, anche se non ci potrebbero essere tipi più diversi antropologicamente? La mia impressione è che un odio così profondo possa dipendere solo da un senso di disperazione, quello della sconfitta di un mondo, di un modo d’essere che disegnava la pretesa morale che un tempo si chiamava comunismo, o socialismo, poi è passata a chiamarsi “liberal” o dei diritti umani, ma che comunque ha costruito istituzioni internazionali, in testa a tutte l’ONU e l’Unione Europea e i loro succedanei, come l’UNRWA o il Consiglio per i Diritti Umani; e che in nome della nuova religione che doveva sostiturle tutte, ha innalzato le sue cattedrali, ovvero università, tribunali, case editrici, film, ha plasmato la lingua spesso in maniera tuttavia molto opportuna, per esempio definendo le persone in difficoltà come persone con bisogni speciali; ha rivisto tutti gli atteggiamenti relativi al genere, alla sessualità, alla razza, alle etnie, alla mondializzazione. E alla guerra, sopratutto. Questo sistema ha in gran parte funzionato. Ha cancellato ingiustizie, ha spinto le donne avanti, ha sottolienato che gli essere umani sono tutti uguali. E dopo la Seconda Guerra Mondiale, ha combattuto per affermare questo sistema di pensiero.

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Così, nel tempo, in molti casi è franato miseramente su interessi politici, anche perchè il suo maggiore promotore, il sistema comunista, era invece assai indegno moralmente, omicida e autoritario: un esempio evidente è l’uso del concetto e della parola “Pace”. Il “movimento per la pace” fu un movimento tipicamente sovietico, le sue bandiere multicolori e le sue marce quindi erano disegnate non sulla protezione della pace nel mondo ma di quelle guerre che avrebbero poi creato una pace sovietica, per esempio in Africa o, anche , in Medio Oriente. A quel tempo furono offerte a tutto il mondo parole d’ordine anticolonialiste per forgiare l’immagine vincente di una condotta morale contro una immorale, la prima rivoluzionaria, positiva, intrisa di bene; la seconda devota allo sfruttamento, egoista, rapace. La verità è che queste etichette sono state applicate secondo, anche loro, interessi politici, per cui i capi rivoluzionari delle rivoluzioni protette hanno di fatto creato società oppressive, violente, crudeli, divise in caste a seconda della vicinanza al potere. Il castello morale per cui avremmo dovuto vivere dunque si è svelato, il mondo è andato in pezzi, il sogno di combattere per un mondo giusto e santificato, ovvero contro la guerra, il razzismo, il colonialismo si è molto complicato a causa dei protagonisti dei movimenti che in teoria sarebbero quelli da sostenere. I poveri oppressi del Medio Oriente si sono rivelati spietati macellai; i palestinesi, grande idolo e icona degli oppressi perseguitati, si sono troppo apertamentente mostrati per quello che sono, dei pretenziosi affaristi del denaro e della morte, terroristi, contro ogni accordo, anche il più favorevole. Non è più facile amare quelli che si definivano oppressi e perseguitati quando si è scoperto che non lo sono, almeno non quanto essi amano definirsi tali. E tantomeno amare noi stessi, quando non possiamo più impegnarci in una battaglia morale sacrosanta, che ci coinvolga insieme a un collettivo di cui siamo parte e che amiamo. Così non resta che odiare un nemico inventato, gettargli addosso tutte le colpe morali che amiamo disprezzare e combattere. Per gli ebrei poi, la cosa è particolarmente complicata, da quando l’oggetto della riprovazione morale si è spostato da destra, dove siamo abituati a identificarlo a sinistra, e peggio ancora sul mondo musulmano ambedue sempre più apertamente antisemiti. Ma di questo, parleremo. Per ora, un pò di realismo per favore: i buoni e i cattivi esistono, ma si giudicano dalle loro opere.

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