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Shalom Rassegna Stampa
13.03.2018 L'antisemitismo polacco non si cancella per legge
Analisi di Fiamma Nirenstein

Testata: Shalom
Data: 13 marzo 2018
Pagina: 10
Autore: Fiamma Nirenstein
Titolo: «L'antisemitismo polacco non si cancella per legge»
Riprendiamo da SHALOM febbraio 2018, a pag.10-11 con il titolo "Il L'antisemitismo polacco non si cancella per legge" l'analisi di Fiamma Nirenstein

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Fiamma Nirenstein

La situazione gli ha preso la mano, proprio come spesso succede ai populisti che dipendono dal boato della folla. E' di martedì 6 febbraio l'annuncio del presidente polacco Andrzej Duda di aver approvato la legge che rende illegale l'accusa alla "Nazione Polacca" di complicità con la Shoah. Era l'ultimo passo perché un'operazione di annientamento della verità venisse compiuta, con grave imbarazzo, sembrerebbe, del Presidente stesso, che ha dichiarato l'operazione "molto penosa e delicata" e ha richiesto l'intervento, non si sa però quando, dei giudici della Corte Suprema. Il presidente è evidentemente roso da rimorsi di coscienza e da una certa consapevolezza storica perché come ha detto Benjamin Netanyahu "non si può cambiare la storia e l'Olocausto non può essere negato".

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Auschwitz

Duda ha mitigato la sua presa di posizione chiedendo alla Corte Suprema che non si violi la protezione dovuta al diritto di parola aggiungendo che se la legge sarà confermata spera che la Corte specifichi quali tipo di libertà di parola debba essere difesa: questo per dire che non ci sarà, a suo modo di vedere, la libertà di lasciare che la società polacca si abbandoni a dichiarazioni antisemite o di negazioni della Shoah. Ha aggiunto che il governo vuole essere sicuro che i sopravvissuti si sentano tranquilli quando decidono di raccontare la propria storia senza paura di incriminazioni. E questo ci sembra difficile, dal momento che la legge dice che "chiunque dichiari pubblicamente e contrariamente ai fatti che la nazione Polacca o la Repubblica Polacca è responsabile o corresponsabile per i crimini nazisti commessi dal Terzo Reich.. o di altri crimini contro l'umanità o crimini di guerra e chiunque altrimenti diminuisca le responsabilità dei veri perpetratori di tali crimini è condannabile a una multa o alla prigionia fino a tre anni". Lo scudo concettuale dei polacchi è forte, eppure nasconde una realtà che è incancellabile in qualsiasi onesta memoria storica, e che riguarda l'inveterato antisemitismo polacco contro quella che era allora la più vasta, la più radicata, la più colta e anche la più povera comunità ebraica del mondo, tre milioni e mezzo di persone cariche di storia, di tradizione, integrati eppure separati, polacchi nel cuore eppure in gran parte immersi nella creativa, spumeggiante cultura yiddish, sparsi in tutte le città e le campagne eppure uniti dalla tradizione biblica e anche letteraria, dalla preghiera, dai costumi. Ma è vero: non sono stati certamente i Polacchi a organizzare e tenere in funzione i campi di sterminio, è vero che il fatto che siano su terreno polacco Auschwitz Birkenau, Belzec, Chelmno, Majdanek, Treblinka, Sobibor e in totale 450 tra campi di prigionia e di lavoro, non ne fa i "campi di concentramento polacchi". Essi restano campi nazisti. E' vero anche che i polacchi furono acerrimi nemici dell'invasore tedesco e valorosi combattenti, tanto che fra i cinque e i sei milioni e mezzo di cittadini polacchi furono uccisi. Per più di venti minuti martedì 6 febbraio Duda ha di nuovo raccontato l'epopea della guerra contro i nazisti. Ma ha omesso i tradimenti, le delazioni, gli assassini, i pogrom, l'incredibile indifferenza polacca intorno alle mura di quei ghetti dove i bambini ebrei morivano per la strada, il collaborazionismo nelle deportazioni. Omissioni impossibili. Mio padre era polacco e amava la Polonia, la sua natura e la sua letteratura e i ricordi del rapporto coi cittadini non ebrei; nella storia delle mia famiglia, deportata e uccisa a Sobibor, uomini donne e bambini per la massima parte, tuttavia la Polonia resta bellissima ma spinosa e nemica. Non ho mai voluto andarci benché i miei viaggi da giornalista mi abbiano portato in molte parti del mondo, nonostante io abbia avidamente letto i suoi magnifici autori e ammirato i leader sionisti imbevuti della sua cultura; e nonostante, anche, i suoi racconti di quando era un ragazzo sionista di sinistra che faceva i bagni nel fiume con la sua squadra.

Tutti questi pensieri agiscano sulla mia mente come una continua, incessante fascinazione. Amo la Polonia nemica e lontana, ma so che i polacchi sono stati antisemiti. Ciò che non toglie niente all'antisemitismo degli altri europei. Ho visto anche, senza possibilità di errore, la foto del mio zio Moshe bambino, bellissimo e triste, con una croce di capelli tagliata in mezzo alla testa a segnalare ai suoi compagni di scuola una specie di feroce battesimo antisemita; so che quando dopo la guerra mio padre tornò a Baranov, il suo paese, per vedere che fine aveva fatto la sua casa che trovò occupata da polacchi, un gruppo di bulli si presentò imponendogli con la forza e le minacce di morte di partire immediatamente. Nel 1946, quando ormai i nazisti se ne erano andati e non potevano imporre l'antisemitismo, decine di ebrei superstiti, furono massacrati in un pogrom tutto polacco a Kielce; e prima nel 1941 a Jedwabne 1600 cittadini ebrei furono massacrati in una delle stragi più feroci della storia da tedeschi e polacchi insieme, insieme immersi nel sangue dei bambini ebrei fatti a pezzi. E' così, qualsiasi cosa dica il parlamento polacco, le cose stanno come testimonia il film "Shoah" di Lanzmann quando fa vedere come i polacchi, al passaggio dei treni blindati facessero agli ebrei portati ai forni il segno del taglio della giugulare assiepandosi lungo le rotaie. La legge è parte di un largo sforzo del governo di disegnare sotto un segno nazionalista le memorie e il passato del Paese e la sua visione del futuro, e questo ha portato già a una dura critica dell'Unione Europea. Legittima. In realtà, però l'Unione Europea, ha poco dal criticare per quel che riguarda gli ebrei da una parte, e la rilettura della storia dall'altra.

La memoria è una cosa seria. Quando la maggior parte dei Paesi Europei firmano mozioni che dichiarano Gerusalemme retaggio storico dell'Islam, nel momento in cui insistono sulla necessità di conservare il senso della verità storica, risultano poi per tutto il resto poco credibili. E rende poco credibile la loro difesa degli ebrei l'atteggiamento europeo quando la continua persecuzione verbale e legislativa dello Stato Ebraico è un leit motive della politica dell'UE mentre vengono ignorate tutte le possibili violazioni dei diritti umani nel mondo; l'antisemitismo cresce ogni giorno in tutta Europa, facendo vittime innocenti, compiendo aggressioni, assassini, attentati e rapimenti e nessuno fa della lotta a questa autentico tradimento del passato la sua bandiera. La menzognera legge polacca è disgraziata e strumentale, ed è molto spiacevole che venga da un Paese fra i pochi in Europa che dimostrano rispetto e ammirazione per Israele, di sinistra o di destra che siano. Perché non si capisce quale migliore garanzia di lotta all'antisemitismo e di rispetto per la verità dovrebbe dare per esempio un Corbyn, capo del vetusto e glorioso Partito laburista britannico, quando dichiara Hamas fra i suoi migliori amici e apprezza gli Hezbollah. Adesso che il presidente ha approvato la legge, le cose vanno peggio. Ma il modo in cui l'ha fatto dà qualche speranza: speriamo che la Corte Suprema faccia il suo mestiere. E che la si smetta con questa stupida storia delle narrative: la storia è una, comprovata, riconoscibile. Le bugie invece sono sempre tante, e si tratta solo di smascherarle.

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