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Shalom Rassegna Stampa
13.01.2018 L'espansionismo dell'Iran preoccupa Israele
Analisi di Ugo Volli

Testata: Shalom
Data: 13 gennaio 2018
Pagina: 10
Autore: Ugo Volli
Titolo: «Mezzaluna fertile: il grande impero del nord che minaccia l’impero del sud»

Riprendiamo da SHALOM dicembre 2017, a pag.10, con il titolo " Mezzaluna fertile: il grande impero del nord che minaccia l’impero del sud " l'analisi di Ugo Volli

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Ugo Volli


Come 2500 anni fa alcuni Paesi stanno tentando di allargare la loro influenza. L’espansionismo dell’Iran preoccupa Israele Per capire la politica bisogna guardare alla storia. Perché nel tempo cambiano gli stati, le religioni appaiono, si estendono o scompaiono e così i popoli, le tecnologie cambiano il valore delle terre e la loro accessibilità. Ma restano costanti i dati fondamentali della geografia, la distribuzione di fiumi e mari, deserti e catene montuose, territori fertili o aridi. E con esse la collocazione di popolazioni più o meno grandi, di città, di strade, porti, e vie di comunicazione. Di qui ancora la geopolitica, la forma di stati e imperi, i luoghi dei loro scontri militari e dei loro incontri commerciali e culturali.
Per quanto riguarda il Medio Oriente, da seimila anni almeno, la geopolitica ha la forma di un boomerang, di una falce o, come si usa dire, di una mezzaluna.
Questa parte dal delta del Tigri e dell’Eufrate (l’attuale Bassora), risale verso Nord-Ovest per tutto il territorio compreso fra i due fiumi e vicino ad essi comprendendo la parte dell’altopiano iranico che si affaccia sulla Mesopotamia, arrivando a includere le zone di confine fra le attuali Siria, Iran e Turchia nell’Anatolia centrale (che in antico è stato l’impero ittita e poi il regno d’Armenia), svolta a sudovest passando per Aleppo per le valli dell’Oronte e della Bekaa, arriva a Damasco e sul Golan, sfiora il Libano, ma entra in Israele attraverso il Lago di Tiberiade, si divide in due per la valle del Giordano e poi dell’Aravah da un lato e per la valle di Jezarael fino alla pianura costiera dall’altro, ed entrambi i lati sono dominati dalle alture di Giudea e Samaria, passa per la costa del Sinai e termina volgendosi di nuovo a Est, su per il delta del Nilo.
I centri principali sono alle estremità, i grandi spazi irrigati della Mesopotamia e dell’Egitto. La parte centrale ha risorse importanti, ma spazi minori e meno acqua, dunque meno popolazione. In mezzo fra i due c’è l’immenso vuoto del deserto d’Arabia, a Nordovest il Mediterraneo. All’interno dei due grandi poli vi sono stati scontri: in Egitto fra Nord e Sud, dinastie e dinastie; in Mesopotamia fra i semitici babilonesi ed Assiri e gli indoeuropei persiani e medi. Ma soprattutto vi sono stati scontri fra essi, e nel tempo storico dei regni ebraici in Terra d’Israele, i più aggressivi e pericolosi sono stati gli imperi mesopotamici, che hanno distrutto prima il regno del Nord e poi Gerusalemme.
Oggi, per certi versi, la situazione è paragonabile a quella di venticinque secoli fa. C’è un impero settentrionale che vuole dominare la mezzaluna fertile e già è arrivato a controllare Libano e Siria; l’impero del Sud è debole e frammentato.
Israele sta in mezzo, è un bersaglio evidente e cerca alleanze. I rapporti di forza sono però diversi e anche la conduzione dello stato è assai differente.
Non c’è ragione di credere che ci attenda una catastrofe come quelle di allora. Ma il pericolo è serio e va compreso al di là di ogni opportunismo, anche da parte dell’Europa. Perché l’espansionismo degli imperi mediorientali, dopo la mezzaluna fertile, si rivolge anche all’Europa, come dimostrano Salamina e le Termopili, ma anche Lepanto e l’assedio di Vienna.
Bisogna dire che l’impero del Nord, che oggi si chiama Iran (un nome che sostituì “Persia” per analogia con l’arianesimo nazista, negli anni Trenta del secolo scorso), non ha vinto ancora la sua partita all’interno del proprio polo. C’è chi gli contende il dominio della Mezzaluna fertile in conseguenza di una divisione antica, quella dei popoli arabi che sono semiti, contro gli indoeuropei degli altipiani iranici, e di una più recente ma assai remota anch’essa, risalendo a quattordici secoli (battaglia di Kerbala: anno 680), cioè il conflitto fra sciiti e sunniti.
Alla guida di questa lotta che riguarda innanzitutto il controllo della Mesopotamia e poi del deserto arabico, reso prezioso dai pozzi di petrolio ma anche dalla città di Maometto, La Mecca e Medina, vi è l’Arabia Saudita.
Per Israele in questo momento l’alleanza con la monarchia saudita è certamente necessaria, visto l’appoggio che l’Iran gode da parte della Russia, di buona parte dell’Europa, ben felice, per usare un’espressione di Lenin, di vendere la corda a chi vuole impiccarla e anche da buona parte dell’amministrazione americana, rimasta in sostanza obamiana nonostante gli scossoni di Trump.
Questo accordo, che non comporta certo apprezzamento per il funzionamento e l’ideologia dello stato saudita, rientra perfettamente nella politica stabilita da Ben Gurion fin dalle origini dello stato di Israele: di fronte al tentativo di rinnovare il genocidio nazista contro Israele, è necessario trovare alleanze anche con coloro che ideologicamente sono nemici, ma condividono la stessa urgenza tattica.
Non possiamo sapere oggi che sviluppi potrà avere questa inedita alleanza, perché non è possibile prevedere fino a che punto la Russia procederà nel suo appoggio all’Iran e ai suoi satelliti, o come si schiereranno gli Stati Uniti, che hanno continuato la politica obamiana del distacco dal Medio Oriente fino ad abbandonare ancora una volta gli alleati curdi, che pure sono stati determinanti nella sconfitta dell’Isis e costituiscono il solo ostacolo serio nell’avanzata persiana verso il Mediterraneo, lungo la Mezzaluna fertile.
E non sappiamo nemmeno quanto a lungo questo accordo resterà diplomatico e mediatico o se invece prima o poi passerà sul piano militare.
Il rischio di una guerra sul confine Nord di Israele è comunque grave. Israele ha i mezzi per prevalere ma ha anche moltissimo da perdere nello scoppio di una guerra aperta. Le decine di migliaia di razzi di Hezbollah e dell’Iran possono fare molti più danni di quelli usati negli scorsi anni da Hamas, molto meno numerosi e meno avanzati.
Sicuramente lo stato ebraico non sceglierà la guerra se non di fronte a un pericolo grave e imminente. Ma il rischio c’è e bisogna purtroppo conoscerlo.

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