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L'Espresso Rassegna Stampa
20.09.2020 La Vienna della grande cultura del '900
Commento di Stefano Vastano

Testata: L'Espresso
Data: 20 settembre 2020
Pagina: 76
Autore: Stefano Vastano
Titolo: «Quel che resta di Vienna»
Riprendiamo dall' ESPRESSO, di oggi 20/09/2020, con il titolo "Quel che resta di Vienna", l'analisi di Stefano Vastano.

Austria Felix: Vienna caput mundi - Legno Curvato

Un uomo sfinito. Sfibrato da una malattia cardiaca che, nel maggio 1911, lo stroncherà, a 50 anni. Ma non è solo il ringhio atroce della morte che fa tremare Gustav Mahler nel suo ultimo viaggio in nave da New York al Vecchio Continente. In America - dove dopo due stagioni alla Metropolitan Opera è dal 1909 il direttore della Philharmonic Orchestra di New York - il compositore austriaco ha finalmente quel successo che la vecchia Europa, la sua amata/odiata Austria non gli hanno mai concesso. Se come compositore e direttore d'orchestra è all'apice della fama, i disastri familiari hanno spezzato l'anima del musicista. Alma, la seducente consorte, lo tradisce con l'architetto Walter Gropius; Putzì, la prima figlia, muore a 4 anni di difterite. S'intitola non a caso "Der letze Satz", "L'ultimo movimento", il romanzo che Robert Seethaler ha dedicato agli ultimi giorni di Gustav Mahler (di prossima uscita per Neri Pozza), e all'ultima sinfonia - la Decima - che l'artista non riuscirà a completare. Sceneggiatore e attore oltre che autore di bestseller, Seethaler è un austriaco doc, legatissimo al suo Paese, anche se da anni vive fra Vienna e la più caotica Berlino. Ed è a Berlino, a Kreuzberg, che lo abbiamo incontrato per parlare non solo della grande cultura austriaca. Ma anche dell'Austria di oggi, governata dal più giovane e ultranazionalista premier della Ue, il 34enne Sebastian Kurz e dalla sua Övp. E soprattutto della musica di Mahler, e del suo rapporto con Sigmund Freud, a cui il Maestro - in crisi con Alma - si rivolse disperato. All'altro famosissimo viennese, Seethaler aveva dedicato "Der Trafikant", "Il tabaccaio di Vienna" ( Rizzoli), bestseller del 2012 già tradotto in varie lingue. Un'opera brillante in cui il fondatore della psicoanalisi, e il suo giovane rivenditore di cubani, sono alle prese con la marea del nazismo che, nel '38, con l'Anschluss", l'annessione, si inghiottirà anche ciò che restava dell'Austria felix, la terra che fu di Mahler e Wittgenstein, di Freud e della grande arte di Klimt, Schiele e Kokoschka. «Mahler è tra i più grandi musicisti di tutti i tempi, uno che ha varcato i confini rischiando l'emarginazione», inizia a dire Seethaler. Certo, il carattere di chi compose sinfonie sublimi come "II Titano", l'Adagietto in fa maggiore della Quinta sinfonia o "Il canto della terra" era per forza di cose «sia quello di un uomo eternamente acceso dalla musica e dall'amore che di un despota furibondo sino all’autodistruzione, ma con tratti infantili».

Austria felix” ~ Effatà Tour

Per il "Doktor Faustus" il romanzo ispirato alla follia di Nietzsche e soprattutto alla musica dodecafonica di Arnold Schönberg, Thomas Mann chiese aiuto al filosofo Theodor Adorno. L'incontro di Seethaler con la musica di Mahler è stato più immediato e drammatico. «La prima volta che ho ascoltato la sua musica», racconta, «ero in un Kibbutz in Israele, lavoravo in un campo con un vecchio, un superstite dei lager nazisti, che ascoltava alla radio la musica di Mahler. Quelle parti della 1° Sinfonia mi colpirono come un fulmine: da allora le porto dentro». Ancora oggi non sa dire cosa lo streghi tanto di quella musica. Forse il fascino per Mahler è l'aver passato - Gustav, Alma e l'altra figlioletta Anna - le ultime estati nell'idillio tirolese di Toblach. Lì, Idee Mahler, Freud, Wittgenstein. Ma anche Klimt Schiele, Kokoschka... Che fine ha fatto l’Austria felix che influenzava l'arte e il pensiero? Risponde Robert Seethaler; autore di bestseller nella sua "casetta di composizione" a Dobbiaco, Mahler compose le sue ultime meraviglie: la musica complessa, di "purificazione", della Decima. Armonie nate nelle stesse incantevoli valli e montagne in cui Seethaler è cresciuto e ha ambientato i suoi romanzi, soprattutto "Una vita intera" (Neri Pozza), la storia del montanaro Andreas Egger. «Sono austriaco e ho una profonda consonanza con quelle montagne. Ma non romantizziamole troppo: sono belle e terribili. Prova a scalarle e sentirai quanto sono scomode, ferree. Come l'amore, sono una sfida pericolosa». La stessa sfida che città come Vienna, con il loro grandioso passato, pongono a spiriti innovativi e dirompenti come quello di Mahler. Un genio che, a 37 anni, divenne il direttore della "K. und K. Hofoper", l'Imperial Regia Opera di Vienna. Per gettare poi la spugna, dieci anni dopo, disgustato dalla grettezza dei viennesi. «Ma provinciali sono tante città e società, non solo Vienna e l'Austria. In tutto il mondo esistono "guardiani del passato" che si sentono autorizzati a preservare tradizione e spirito culturale di una nazione, senza mai dirci bene in che consista». II fatto è che razzismo e veleni dell'antisemitismo che torturarono Mahler sono ancora vivi. «L'antisemitismo è oggi un pericolo sempre più manifesto», spiega Seethaler: «Un pd alla volta, allentando i limiti di ciò che è dicibile, si fa spazio. Certo, i meccanismi di difesa dagli impulsi razzisti, cultura umanesimo e memoria, funzionano. Ma dobbiamo sempre rinforzare i meccanismi della ragione». Altrimenti, come Freud aveva visto in "Totem e Tabù", gli impulsi più violenti dell'orda primordiale finiranno per riprendere spazio. Come Seethaler ha raccontato nel "Tabaccaio di Vienna" e come Freud dovette sperimentare abbandonando nel '38, 82enne, la casa al 19 della Bergstrasse, dove aveva vissuto per 47 anni. I fiori blu della psicoanalisi hanno quindi a che fare con l'ex capitale dell'impero asburgico, con le sue bellezze, delicatezze e perversioni? «Le escrescenze magmatiche e geniali della psicoanalisi potevano fiorire solo nell'atmosfera affettata e bigotta della società viennese». Certo, Vienna e le sue attrazioni (casa di Freud compresa) sono mutati in un Museo-vivente per i selfie dei turisti. «Vienna oggi è una Disneyland per entusiasti dell'opera». Non è un caso se lo scrittore sia sbarcato nell'incasinatissima Berlino. «È più libera e aperta, più sporca e brutta della più bella, pulita ma scurrile Vienna. Mi capita di avere nostalgia di Vienna, ma troppa bellezza può deprimerti». Gli anni di depressione totale furono quelli dal '38 al '45, quando l'Austria precipitò nel vortice del nazionalsocialismo, seguendo milioni di tedeschi ammaliati dalle promesse di un ex caporale di Linz. Perché anche gli austriaci erano "impazziti" perla politica demagogica, il furore razzista di Hitler? «Perché stavano a pezzi», risponde Seethaler: «L'economia era a pezzi, la gente non aveva lavoro né da mangiare, dalla politica non si aspettavano più nulla». E in queste situazioni di crisi totale che accade uno dei passaggi più letali nella mente e nella storia umana. «Quando la realtà non ti offre più alcuna speranza, accade che gli uomini si aggrappino alla fede. Si rincorrono allora i peggiori demagoghi e portatori di salvezza, senza chiedersi quanto siano insulse le loro I luoghi della cultura visioni e astruse le loro promesse. Ogni demagogia è sempre circondata da un alone di religiosità». E oggi che ne è in Austria del nazionalismo sbandierato dal giovane Kurz, del suo rigoroso rifiuto di solidarietà con migranti e sud Europa? «Non confondiamo la patria - l'Heimat - con la provenienza: le origini sono i luoghi della "prima volta", il primo sguardo, il primo bacio. La patria è più un sentimento: può essere il tuo lavoro, un amore o un futuro». E lei in quale di queste "emozionali patrie" si ritrova? «Sono uno scrittore. Austriaco, ma anche berlinese ed europeo. Alla fine sono io la mia patria». E un fatto però che da gennaio 2020 a Vienna ci sia un governo "turchese-verde": l'anomala alleanza tra i nazionalisti di Kurz e i Verdi. Possibile che dalla vecchia, barocca Vienna partano segnali di una nuova politica ecologista, attenta sia all'ambiente che ai confini, alla svolta energetica e all'identità nazionale? Seethaler non commenta le scelte di Kurz o della Övp: secondo lui non è compito di uno scrittore intervenire su eventi politici quotidiani. «Ma credo nella necessità di una riforma ecologica, economica e sociale delle nostre società a livello globale. Forse la politica austriaca potrà dare qualche impulso. L'Austria non ha bisogno solo di più Europa, ma di più mondo». Uno spirito globale si respira intanto per le strade di Berlino, a Kreuzberg o a Neukölln, dove vive Seethaler. «Oggi Vienna e Berlino sono sia motori che freni all'integrazione. Berlino è una metropoli effervescente, in cui l'integrazione si vive ogni giorno sul lavoro, a scuola, per strada». Da un lato. «Dall'altro le società più ricche sono le più conservatrici, la Germania e in parte l'Austria sono dal punto di vista economico freni al rinnovamento. Spero solo che ciò che abbiamo raggiunto in Europa non venga distrutto dal nazionalismo e dal separatismo, dall'invidia e tirchieria di alcuni Stati». Non sono solo l'idea di Europa, l'integrazione e la tolleranza che rischiano di venire sepolte dal nazionalismo e dai rigurgiti del più becero razzismo. Anche le valli alpine, i villaggi e i sentieri di montagna, la varietà dei boschi e della fauna rischiano di essere travolti dall'industria del turismo, dalla speculazione edilizia, dall'inquinamento. «Il turismo di massa è l'inferno», dice duro Seethaler: «Il viaggiatore rispetta l'ambiente, si muove con cautela. Il turista e l'industria di massa stanno trasformando le città in folklore, in punti di attrazione, scenari per foto. Oggi più che mai è essenziale il silenzio. Vorrei che qualcuno prescrivesse ore da trascorrere ogni giorno in silenzio. Viviamo immersi nelle chiacchiere e nelle urla in Rete sprofonda la voce del singolo». Sembra di risentire l'ultimo grande filosofo del Novecento, Ludwig Wittgenstein, anche lui austriaco. Che chiuse il "Tractatus" così: «Su ciò di cui non si può parlare, si deve tacere».

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