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L'Espresso Rassegna Stampa
21.04.2019 Se la Shoah è uno dei tanti genocidi
Non ha senso riconoscere la sua unicità. Tra le righe è la tesi di Gigi Riva

Testata: L'Espresso
Data: 21 aprile 2019
Pagina: 66
Autore: Gigi Riva
Titolo: «Ma la Shoah si può ripetere»

Riprendiamo dall' ESPRESSO di oggi, 21/04/2019 a pag.66 con il titolo "Ma la Shoah si può ripetere" il commento di Gigi Riva

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Primo Levi

Gigi Riva non è nuovo a interpretazioni molto discutibili che riguardano ebrei e Israele.  In questo pezzo, dove si appropria anche di una frase di Primo Levi stravolgendone il significato,  arriva senza affermarlo apertamente, a lasciar intendere che la Shoah è in fondo un genocidio come tanti altri. Che la storia dell'umanità sia piena di genocidi è vero, ma nessuno è mai stato concepito e realizzato come quello nazista. Una verità condivisa da tutti gli storici tranne da coloro che giudicano l'unicità una parola eccessiva nela caso della Shoah.
Leggere per credere.

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Gigi Riva

Nell'agosto del 2014, ieri, i jihadisti dello Stato islamico allora al massimo della loro potenza, scatenarono un'offensiva nell'area di Sinjar, nord dell'Iraq, per cancellare dalla faccia della terra gli ezidi (o yazidi nella versione più usata ma meno corretta). La loro colpa principale: essere seguaci di una religione che venera un angelo ribelle, Melek Taus, raffigurato con le sembianze di un pavone. Essere cioè, ai loro occhi, dei miscredenti. II califfo Abu Bakr al-Baghdadi non tollera un altro dio al di fuori di Allah. Uccisioni di massa, donne ridotte in schiavitù, fosse comuni. Un catalogo di atrocità per le quali l'Onu non ebbe difficoltà a riconoscere le caratteristiche del genocidio. Il settantatreesimo subito nella storia per la contabilità degli stessi perseguitati. L'auspicio di Primo Levi, «mai più», ancora una volta tradito, la lezione della Shoah dimenticata. Come a Srebrenica, luglio 1995, tra gli 8 e i 12 mila musulmani bosniaci trucidati per il solo "reato" di essere tali dalla soldataglia serba del generale Ratko Mladic e del leader politico Radovan Karadzic, condannati entrambi per genocidio. Come in Ruanda, un anno prima, in pochi giorni un milione di "scarafaggi" tutsi uccisi, spesso a colpi di machete, per odio etnico da parte degli hutu. Due casi risalgono agli anni Settanta. Tra il 1975 e il 1979, sotto la guida di Pol Pot i Khmer rossi trasformarono la Cambogia in un enorme campo di sterminio, dal milione e mezzo ai tre milioni di morti a seconda delle stime, tra torture ed esperimenti medici degni del peggio del nazismo, per trasformare il Paese in una Repubblica socialista agraria e tornare a un mitico passato bucolico senza influenza di altre culture. Se il numero dei desaparecidos argentini durante il periodo della junta militare di Videla (1976-1983) è assai più ridotto, attorno ai trentamila, tuttavia alcuni storici classificano il fenomeno come un "genocidio politico generazionale": il regime cercò di cancellare ogni forma di opposizione colpendo un gruppo specifico di persone, i giovani oppositori di sinistra. Primo Levi gridava: «Mai più». Ma nello stesso tempo ammoniva: «Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario, perché ciò che è accaduto può ritornare». Le similitudini sono tutte zoppe, naturalmente. Le circostanze mutano e nessun evento si ripete esattamente allo stesso modo. "Ciò che è accaduto" è tornato sotto altre sembianze nei luoghi sopra descritti? 0 l'Olocausto ha una unicità per cui utilizzarlo come pietra di paragone per altre tragedie «non appare corretto e implica una sua banalizzazione», come ha sostenuto Sofia Ventura su queste pagine (L'Espresso numero 8 del 17 febbraio 2019)? Lo storico che più di tutti ha tentato di dare una risposta al quesito è il francese Bernard Bruneteau, autore del fondamentale volume "II secolo dei genocidi" (II Mulino). Lo studioso passa in rassegna i cinque argomenti principali dei difensori dell' "unicità" e ne riconosce provato uno solo. Ecco per sommi capi la sua disamina: 1 - il genocidio degli ebrei sarebbe il solo a essere perpetrato in nome di considerazioni puramente ideologiche. Per Hannah Arendt a rendere unica la Shoah non è il numero delle vittime ma l'irrazionalità dell'omicidio di massa, il suo aspetto non utilitaristico. Però nel nazismo elementi utilitaristici e ideologici interagiscono. La stessa Soluzione finale è al servizio di un obiettivo politico: la realizzazione del "lebensraum ' (spazio vitale) che avrebbe portato anche alla scomparsa di decine di milioni di slavi. L'analisi di come è stato perpetrato lo sterminio mostra quanto sia arbitrario distinguere tra i diversi gruppi-vittima. 2 - Solo il genocidio degli ebrei ha un carattere globale e universale. Furono effettivamente perseguitati allo stesso modo in tutta l'Europa occupata. Aspetto cruciale che non si riscontra in altre azioni genocidiarie tutte circoscritte in aree geografiche specifiche. 3 - È il solo in cui è previsto lo sterminio totale del gruppo vittima. No, fu così anche in Cambogia e Ruanda. 4 - Fu un processo industriale e burocratico, in una parola moderno. Ma anche gli ottomani nel 1915 contro gli armeni usarono tecniche moderne, e comunque l'organizzazione burocratica dei nazisti risulta meno evidente di quanto *** generalmente si creda. 5 - Il genocidio degli ebrei è unico perché è unico il regime che lo ha deciso. II Terzo Reich ha cercato di cambiare in modo radicale quel mondo occidentale nato dai principi egualitari della civiltà giudeo-cristiana, dall'umanesimo rinascimentale, dal progressismo e universalismo dell'età illuminista. Questa interpretazione del nazismo è giusta e tuttavia ci si può chiedere se è davvero l'unico regime ad essersi opposto così radicalmente all'eredità spirituale dell'occidente. Bruneteau così conclude: «Certi elementi sono innegabilmente specifici della Shoah, altri si ritrovano nei diversi genocidi del secolo o in altri genocidi commessi dagli stessi nazisti. La Shoah si inserisce in un contesto generale di violenze riconducibile sia alla brutalizzazione della mente e del comportamento derivata dalla guerra totale del XX secolo, sia alla manifestazione di una certa modernità totalitaria». Propone anche, lo storico francese, una catalogazione dei principali genocidi. Partendo da quello armeno del 1915 che ispirò Adolf Hitler. Inserisce anche l' Holomodor, la carestia pianificata che tra il 1932 e il 1933 costò la vita a sette milioni di contadini ucraini (il 25 per cento della popolazione) e la persecuzione dei serbi in Jugoslavia tra il 1941 e il 1945 che causò un milione di morti. Mette anche in guardia dalla reazione opposta che scatena il "tentativo di rendere unica la Shoah" e che consiste nella "relativizzazione che mira a riabilitare il passato tedesco". L'altro rischio è la monumentalizzazione del fenomeno che implica, necessariamente, la sua cristallizzazione in un'epoca determinata. Niente si deve dimenticare, tutto si deve coniugare. Nelle pagine precedenti il politologo Dominique Reynié analizza l'antisemitismo rimontante nelle società europee. Non siamo al riparo dai genocidi. Qualunque forma o nome abbiano.

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