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Informazione Corretta Rassegna Stampa
01.03.2021 IC7 - Il commento di Claudia De Benedetti: Il significato di Purim
Dal 21 al 27 febbraio 2020

Testata: Informazione Corretta
Data: 01 marzo 2021
Pagina: 1
Autore: Claudia De Benedetti
Titolo: «IC7 - Il commento di Claudia De Benedetti: Il significato di Purim»
IC7 - Il commento di Claudia De Benedetti
Dal 21 al 27 febbraio 2020

Il significato di Purim

18 Great Ideas for Purim | PJ Library

La settimana che si è conclusa il popolo ebraico ha celebrato Purim. Mai come quest’anno è stato difficile festeggiare e al tempo stesso ottemperare alle norme per il contenimento del Covid. Ovunque nel mondo e ancor più in Israele dove da pochi giorni è terminato il terzo lockdown la gioia di vivere ha avuto il sopravvento. Purim è una parola di origine persiana che significa caso, sorte. Commemora un episodio storico o piuttosto leggendario, dato che non ci sono documenti indipendenti che lo confermino, probabilmente collocato alla corte dell'imperatore Serse il Grande, ricordato dalla storia europea per le battaglie delle Termopili e di Salamina, negli anni compresi tra il 486 e il 465 a.e.v. Per il mondo ebraico sono trascorse due o tre generazioni dalla fine dell'esilio babilonese e la ricostruzione del Tempio ma vi è ancora in Persia una diaspora ebraica numerosa, influente e molto integrata, anzi assimilata, che si trova coinvolta negli intrighi di corte. I protagonisti della storia sono infatti un potente ebreo di corte, Mordechai, e sua cugina Ester. Il primo sventa un tentativo di colpo di stato contro Serse, la seconda diventa la sposa favorita dell'imperatore. Mordechai ha un nemico ambizioso, il visir Haman, che suggerisce a Serse il genocidio di tutti gli ebrei in quanto: "popolo separato e disperso fra i popoli di tutte le province del tuo regno, le cui leggi sono diverse da quelle d'ogni altro popolo, e che non osserva le leggi del re". 

Megillat Esther: Introduction - Jewish Holidays
Un rotolo con la megillah di Ester

Separazione, diversità non fedeltà allo stato, estraneità, dunque pericolo: è la percezione fondamentale dell'ebraismo ripetuta infinite volte dagli antisemiti nei venticinque secoli che sono trascorsi da allora, come uguale è la soluzione: l'eliminazione completa del popolo "separato". Grazie a una vicenda che in alcuni tratti appare una commedia, cui non mancano colpi di scena ed equivoci, episodi di seduzione e di astuzia politica, ma anche di lealtà di fierezza e di coraggio, i due eroi di Purim riescono a sventare il genocidio già deciso, ottenendo dall'imperatore non l'annullamento dell'ordine della strage (impossibile perché il sovrano non deve mai contraddirsi) ma il permesso per gli ebrei di difendersi, con la conseguente sconfitta degli antisemiti in una sorta di violenta guerra di resistenza. Molti hanno notato che nel testo ebraico del "Libro di Ester", la divinità non è mai citata, solo vagamente allusa. Al di là dei suoi significati mistici, la storia parla della necessità, anche per ebrei assimilati come Ester e Mordechai, di prendere le difese del proprio popolo, incita all’autodeterminazione e a non temere i nemici potenti. Mordechai per convincere Ester ad assumersi il rischio di violare le regole dell'harem reale per intervenire sull'imperatore e indurlo a rinunciare al genocidio le dice: " 'Non ti mettere in mente che tu sola scamperai fra tutti i Giudei perché sei nella casa del re. Poiché se oggi tu ti taci, soccorso e liberazione sorgeranno per i Giudei da qualche altra parte; ma tu e la casa di tuo padre perirete; e chi sa se non sei pervenuta ad esser regina appunto per un tempo come questo?' ".

Archivo:Ester-Castagno.jpg - Wikipedia, la enciclopedia libre
La regina Ester secondo Andrea Del Castagno

In quell’” altra parte” da cui potrebbe arrivare soccorso e nel carattere forse provvidenziale della scelta di Ester i commentatori trovano la traccia di una presenza divina nascosta dietro a questa storia delle sorti. Mordechai stesso e Esther nella storia si prendono dei rischi gravi per la sopravvivenza del popolo di Israele e la loro memoria per questo è onorata. Vi è nelle loro azioni il senso di un obbligo collettivo, una lealtà verso i propri fratelli che è la molla profonda della sopravvivenza del popolo di Israele in situazioni di estremo pericolo come questa, che nella storia si sono ripetute molte volte.

Senza commentare ulteriormente i dettagli religiosi che definiscono questa festa, è importante comunque capire che essa testimonia come il rischio del genocidio sia pesato sull'ebraismo fin ben prima della Shoah, della cacciata dalla Spagna, dell'Inquisizione, delle invasioni arabe e romane: esso risale al tempo di Serse e anzi, per il riferimento genealogico di Haman ad Amalek - il nemico per antonomasia del popolo ebraico che cercò di distruggerlo subito dopo l'uscita dall'Egitto - ancora prima, a quello del Faraone e di Mosè, cioè della formazione del popolo ebraico. Il nesso fra continuità del popolo e contenuti religiosi spesso sfugge a chi non ha confidenza con la tradizione ebraica. L'ebraismo non è una confessione o una fede, o meglio non è solo questo. È una forma di vita, una catena di esistenza, un modo concreto di essere che è soggetto alle persecuzioni, fragile, sempre a rischio di distruzione per assimilazione o per mano degli antisemiti. Il contenuto di Purim è la sua autodifesa. E lo sapevano bene anche i nazisti: le ultime parole sotto la forca di Julius Streicher, gerarca nazista fra i più fanatici, editore del più ignobile giornale antisemita del regime, "Der Stürmer", condannato a Norimberga, suonarono così: «Questa è la mia celebrazione del Purim 1946.» La sconfitta del nazismo e il processo dei gerarchi apparivano anche a Streicher come l'equivalente moderno della storia di Purim.


Claudia De Benedetti
Presidente Agenzia Ebraica per Israele – Sochnut Italia

takinut@gmail.com

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