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Informazione Corretta Rassegna Stampa
18.01.2021 IC7 - Il commento di Giovanni Quer: Israele verso elezioni: come si muoveranno i cittadini arabi?
Dall'11 al 16 gennaio 2021

Testata: Informazione Corretta
Data: 18 gennaio 2021
Pagina: 1
Autore: Giovanni Quer
Titolo: «IC7 - Il commento di Giovanni Quer: Israele verso elezioni: come si muoveranno i cittadini arabi?»
IC7 - Il commento di Giovanni Quer
Dall'11 al 16 gennaio 2021

Israele verso elezioni: come si muoveranno i cittadini arabi?

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Netanyahu e il voto arabo: è già arrivata l’era della “convivenza”? Israele si prepara a un nuovo turno di elezioni e la crisi politica conferma il cambiamento nella realtà araba-israeliana: i nuovi leader sono meno interessati alla propaganda palestinese e gli interessi politici di partiti sionisti e partiti arabi sono sempre più incrociati. Tra oppositori, indifferenti e cinici, sembra che la tanto sperata “convivenza” sia già la realtà in Israele, ma non piace a tutti. Alle ultime elezioni i partiti arabi si sono rivolti a haredim (c.d. “ultra ortodossi”) e russi, avendo anche acquisito i voti della sinistra post-sionista. Meretz e Avodah (la sinistra sionista) hanno sempre avuto qualche candidato arabo, così come i partiti di centro.

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Tra il 2015 e il 2018 il voto arabo per i partiti di sinistra e di centro era aumentato, fino all’adozione della Legge sullo Stato-Nazione, che ha inimicato le minoranze segnando un ritorno al “voto etnico” per i partiti arabi riunitisi nella “reshima meshutefet” (la Lista Unita). Questa volta ci sono due novità: la nascita del nuovo partito “Ma‘an” (che in arabo significa insieme) con una nuova agenda politica, e la scelta di Netanyahu, che spera nel voto arabo per garantirsi il potere. La fondazione del partito Ma‘an è una svolta politico-sociale che la nuova leadership introduce rivolgendosi in particolare ai giovani. L'agenda politica di Ma‘an è prevalentemente socio-economica: combattere la violenza nella società araba (centinaia di vittime delle criminalità solo nell’ultimo anno), introdurre infrastrutture (costruzioni e trasporti), ammodernare il sistema educativo ecc.

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La questione palestinese rimane marginale nell’agenda del partito all’ultimo punto, senza alcuna presa di posizione che non sia l’affermazione della soluzione di due Stati per due popoli. Netanyahu intanto ha incominciato la campagna verso il pubblico arabo, visitando Umm Elfahem, dove impera il Movimento Islamico, e Nazaret. L’ala liberal della Lista Unita si è rivoltata contro le fazioni che considerano la possibilità di cooperare con Netanyahu, accolto nelle città arabe che ha visitato da proteste e manifestazioni. L’ala più conservatrice non avrebbe invece problemi ad arrivare a un accordo “funzionale” con il Likud, dopo un anno di collaborazione per il contenimento della pandemia e di pressione sociale per mettere fine alla diffusa violenza nelle comunità arabe. Con una mossa politica senza motivi ideologici, è però Netanyahu che sta dando un esempio di quell’inclusione di cui molto si parla e che poco si pratica. Il Likud non ha mai fatto dell’investimento nel settore arabo una priorità, benché abbia fornito il budget più alto di altri governi e coalizioni. Il pubblico arabo nota i benefici dell’integrazione, volendo una leadership che abbia a cuore gli interessi della popolazione e non sia invece un portavoce dell’Autorità.

L’integrazione nella società israeliana sta dando i propri frutti e la realtà in cui vivono gli arabi israeliani è ormai sempre più nota anche nel mondo arabo, come dimostra un articolo di Mashaal Asudeiri sul giornale saudita Asharq al-Awsat, che parla di integrazione, diritti e possibilità di prosperità degli arabi israeliani integrati. Le condizioni create dalla crisi politica israeliana possono permettere una nuova era collaborazione tra ebrei e arabi, fondata su un tacito accordo: la destra non può pretendere che gli arabi diventino ferventi sionisti, mentre gli arabi non possono pretendere che Israele rinunci alla propria identità collettiva. Resisterà questo patto di fronte alle iniziative distruttive dei gruppi più ideologici e populisti?


Giovanni Quer (1983), direttore del Centro Kantor per lo studio dell'Ebraismo Europeo Contemporaneo e dell'antisemitismo, Università di Tel Aviv.

takinut@gmail.com

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