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Informazione Corretta Rassegna Stampa
20.05.2020 Parole finalmente chiare su coronavirus e il nostro governo
Luca Borioni intervista Luca Ricolfi

Testata: Informazione Corretta
Data: 20 maggio 2020
Pagina: 1
Autore: Luca Borioni
Titolo: «'Quelle vittime che servono a salvare il Pil'»
'Quelle vittime che servono a salvare il Pil'
Luca Borioni intervista Luca Ricolfi


Dalla “società signorile di massa” a quella “parassita”. Al dibattito sulle conseguenze del coronavirus abbiamo aggiunto una voce autorevole, quella del professor Luca Ricolfi, che nel suo ultimo libro aveva osservato le abitudini di un’Italia incline ormai a produrre poco e consumare tanto, con il paradosso di avere più disoccupati che lavoratori: una società signorile di massa, appunto. Alla luce dell’emergenza sanitaria, l’Italia – secondo Ricolfi – peggiorerà la sua condizione. Vediamo come, partendo dal virus.
Professor Ricolfi, dobbiamo rassegnarci a un’estate in mascherina e a distanza costante? «Sì, anche se è probabile che ci saranno degli avanti e indietro, man mano che ci si accorgerà che l’epidemia rialza la testa, e lo fa in modo differenziato. È anche possibile, ad esempio, che ci siano sorprese territoriali: qualche regione del Sud che, complici le vacanze, si trova improvvisamente messa peggio di altre regioni del resto del paese».
Gli errori dell’Oms sono stati solo errori di comunicazione o c’è altro? «Non sono stati errori di comunicazione, ma di analisi. Scoraggiare i tamponi è costato migliaia di morti, specie in Italia (quando l’epidemia è arrivata altrove, l’Oms aveva già fatto dietro front). Quel che è incredibile è che nessun governo chieda le dimissioni del Direttore dell’Oms, anche se fortunatamente alcuni governi (Stati Uniti e Canada) non sono rimasti silenti».
Perché i numeri sulla diffusione del virus hanno creato così tanta confusione? «Perché i governi hanno interesse a dire una parte soltanto della verità (quella che li danneggia di meno) e i media importanti (non di nicchia) preferiscono non disturbare troppo i rispettivi governi».
La politica dei tamponi ha premiato la Germania e penalizzato l’Italia? «La Germania ha capito subito che doveva fare tantissimi tamponi, e perciò ha avuto meno morti. Il governo italiano, per timore di perdere turisti, spaventati dai numeri dell’epidemia, ha preferito battersi strenuamente contro i tamponi, facendone pochi, lasciando la gente morire a casa e nelle residenze per anziani, proibendo ai privati di farne autonomamente. Purtroppo la battaglia il governo non solo l’ ha ingaggiata, ma l’ha vinta, con conseguenze tragiche: di tamponi se ne sono fatti la metà del necessario, nessuno ha potuto competere con la sanità pubblica nella esecuzione dei tamponi, medici e personale sanitario si sono infettati e hanno a loro volta infettato i pazienti. In questa ciclopica lotta contro il buon senso (e contro il Veneto ribelle, che voleva i tamponi di massa) si sono impegnate un po’ tutte le autorità, dall’Istituto superiore di Sanità al Ministero della salute, alla Protezione Civile, alla Presidenza del Consiglio, e a molte Regioni, che fino a metà marzo hanno difeso strenuamente le indicazioni (sbagliate) dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Il vero guaio, però, è che anche dopo la retromarcia dell’Oms le cose non sono cambiate sostanzialmente. Solo negli ultimi giorni (intorno al 5-6 maggio), quando ormai era troppo tardi, si sono sentite le prime ammissioni che di tamponi occorre farne di più, e che il Veneto era un modello, non la pecora nera. Ma ormai è tardi».
Che cosa si poteva fare di meglio nella Fase 1? «Si poteva chiudere subito, e organizzarsi per tempo per fare come in Corea del Sud: tamponi di massa, mascherine, tracciamento dei contatti».
Perché nel resto d’Europa ci si prepara a riaprire le scuole mentre in Italia fa paura anche la riapertura di settembre? «Non si può fare un discorso generale. In alcuni paesi la riapertura è giustificata semplicemente dal fatto che la curva epidemica sta precipitando verso zero, e il numero di contagi è molto inferiore al nostro. Per altri, invece, c’è un non detto: qualche centinaio di migliaia di morti sono un sacrificio accettabile per salvare il Pil dell’Occidente. Sotto sotto, molti governi puntano sulla cosiddetta “immunità di gregge”, anche se non possono dichiararlo esplicitamente per non essere accusati di nazismo eugenetico».
Le conseguenze economiche di questa crisi saranno ancora più evidenti in Italia che nel resto d’Europa? «Sì, credo che l’Italia subirà un contraccolpo ancora maggiore di quello della Grecia, dove sono stati bravissimi a fare tamponi, e infatti hanno molti meno morti per abitante di quanti ne abbiamo noi».
Quali interventi immediati servirebbero? «Di immediato questo governo non è in grado di fare quasi nulla, un po’ per incapacità propria, un po’ per le maglie della burocrazia. Proprio per questo avrebbe dovuto agire all’inizio, ossia alla fine di febbraio. Se accetti di riaprire in piena epidemia (siamo ancora a 300 morti al giorno), non c’è intervento immediato che possa funzionare».
Le conseguenze del virus potranno in qualche modo modificare le abitudini della “società signorile di massa”? «Certamente. Il nostro tenore di vita (reddito e ricchezza) subirà un drastico ridimensionamento, la domanda di sussidi e protezione statale andrà alle stelle. Diventeremo uno strano paese, centralizzato come Cuba e povero come la Grecia. Siamo maledettamente sfortunati: il coronavirus ci ha colpiti con i Cinque Stelle e il Pd al governo, ossia con l’esecutivo più statalista e pauperista della storia della Repubblica. Difficile pensare che rinuncino a trasformare l’Italia in una società parassita di massa».

takinut@gmail.com

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