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Informazione Corretta Rassegna Stampa
23.03.2020 Naftali Bennett: 'Mantenere la distanza per contenere il virus'. David Meghnagi: 'Ecco che cosa dobbiamo fare'
Intervista di Antonella Piperno

Testata: Informazione Corretta
Data: 23 marzo 2020
Pagina: 1
Autore: Antonella Piperno
Titolo: «Naftali Bennett: 'Mantenere la distanza per contenere il virus'. David Meghnagi: 'Ecco che cosa dobbiamo fare'»
Da AGI, riprendiamo l'intervista a David Meghnagi a cura di Antonella Piperno a proposito del video sottostante di Naftali Bennett, che invita a mantenere le distanze per evitare il dilagare del Coronavirus, e in particolare di isolare temporaneamente gli anziani.

A destra: una operatrice sanitaria israeliana

Ecco il video con sottotitoli italiani:

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Ecco l'intervista a David Meghnagi:

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David Meghnagi

“La cultura ebraica, non solo per le tragedie di un recente passato, è particolarmente sensibile al problema della perdita improvvisa dei genitori e dei nonni, privati non solo di un funerale ma anche di una tomba”. David Meghnagi, docente di psicologia clinica all’Università Roma 3 (dove ha ideato e dirige il Master internazionale di II livello in didattica della Shoah, l’unico in Italia e il primo in Europa), a colloquio con Agi sviscera il concetto di solidarietà tra generazioni contenuto nel messaggio video del ministro della Difesa israeliano Naftali Bennett. Nell’emergenza anti-coronavirus Bennet ha appena invitato ad isolare gli anziani dai giovani (“nulla è più letale di un abbraccio tra nonna e nipote”) suggerendo di limitarsi a messaggi via social e alla spesa lasciata fuori dalle loro porte, sicuro anche che gli anziani non dovranno restare isolati per sempre ma potranno uscire quando le altre generazioni avranno sviluppato la cosiddetta immunità di gregge “Buona fortuna, abbiate cura dei vostri nonni e non andategli vicino”, conclude il suo messaggio video.
Anziani a casa e ragazzi fuori per proteggerli, andrà davvero così in Israele? La dichiarazione di Bennett non costituisce una decisione governativa. È parte di una discussione che si sta sviluppando in un paese particolarmente attento al rapporto fra le generazioni, dove i nonni sono amati e rispettati, e i figli sono l'unico vero tesoro che i genitori hanno. Personalmente ritengo che la vera emergenza in questo momento è dire ai giovani e agli anziani di non uscire di casa, se non per necessità riconosciute. Ma non basta. Occorre anche saper aggredire il virus, cercandolo con le tecnologie di cui disponiamo, facendo in modo che la gente sia parte responsabile di un'azione rivolta alla protezione di tutti. Procedendo non solo con la quarantena e con la sospensione di attività non necessarie, ma anche con i tamponi e inseguendo dei contagi. In Israele lo si sta facendo, con un modello specifico situato a metà strada tra Oriente e Occidente. Quello che deve fare Israele, è di continuare quello che sta già facendo: rafforzare le misure di quarantena, sensibilizzare la popolazione e aggredire il virus più direttamente, con la consapevolezza che lo Stato di diritto è un valore in sé, da conservare e proteggere. Per tutto questo ci dovrà essere uno stretto rapporto tra l'azione delle istituzioni preposte a tale intervento e la vigilanza del Parlamento e della Corte.
Il ministro della Difesa israeliana ha puntato a responsabilizzare i giovani, in Italia i ragazzi ci hanno messo un po’ a capire… L’Italia ha dovuto fronteggiare per prima (e dunque non era preparata) la diffusione del virus in Europa, e all’inizio del contagio i media hanno contribuito senza volerlo a diffondere in parte un messaggio che rischiava di favorire per eterogenesi dei fini, l'idea che non essendo toccati in prima persona, i giovani potessero fare come gli pareva. Ma adesso persiste un altro errore...
Quale? Quello di presentare, soprattutto ai giovani, la quarantena come “un sacrificio”, e non invece come un atto normale di responsabilità e di cura verso le persone che si amano.
Non si può negare che soprattutto per i ragazzi stare in casa sia un grande sacrificio… Personalmente anziché il termine sacrificio avrei preferito si ricorresse a frasi come “Grazie per quello che fate per tutti noi, per la protezione che date ai vostri cari e alle vostre famiglie”. Valorizzare gli aspetti positivi di un comportamento, è sempre meglio. Perdere i genitori (in Italia sono mediamente più anziani che nel resto d'Europa) o i nonni non è una passeggiata, ma una perdita incommensurabile, occorre sempre puntare su ciò che lega fra loro le generazioni
Quanto può influire sulle battaglia sociale contro il Coronavirus il legame tra le generazioni? "Un filo a tre punte non si spezza facilmente”, lo dice anche il Qoelet. Le tre punte sono le tre generazioni di figli, genitori, nonni, che hanno bisogno l'una dell'altra e che si rafforzano a vicenda. In Israele questo legame è forte. Lo si vede nell'abitudine conservatasi anche tra i più laici e distaccati dalla tradizione, di festeggiare lo Shabbath consumando insieme il pasto serale. Le persone rinsaldano legami importanti, che rendono possibile affrontare le sfide del futuro. In Italia, dove pure la solidarietà generazionale è fortemente presente, con i genitori che aiutano i figli in difficoltà economica, la narrazione dell’emergenza coronavirus deve evitare di mettere in competizione fra loro le generazioni. Il rischio che le generazioni più anziane corrono, va richiamato come un atto di responsabilità. È questo il messaggio che dobbiamo fare passare. Il canone biblico si chiude con la speranza che “Il cuore dei padri si avvicinerà a quello dei figli quello dei figli a quello dei padri”, un concetto importante e profondo con cui ogni generazione, anzi ogni essere umano deve confrontarsi per potere immaginare e sognare un futuro migliore. In chiave non più distruttiva, dobbiamo introdurre l’idea che essere utili gli altri può essere una grande gioia.

takinut@gmail.com

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