mercoledi` 27 maggio 2020
CHI SIAMO SUGGERIMENTI IMMAGINI RASSEGNA STAMPA RUBRICHE STORIA
I numeri telefonici delle redazioni
dei principali telegiornali italiani.
Stampa articolo
Ingrandisci articolo
Clicca su e-mail per inviare a chi vuoi la pagina che hai appena letto
Caro/a abbonato/a,
CLICCA QUI per vedere
la HOME PAGE
Segui la rubrica dei lettori?
Clicca qui per condividere
l'articolo sui Social Networks

Bookmark and Share
vai alla pagina facebook
vai alla pagina twitter
CLICCA QUI per vedere il VIDEO

Viaggio alla scoperta del Kotel (Muro occidentale) a Gerusalemme (sottotitoli italiani a cura di Giorgio Pavoncello)


Clicca qui






Informazione Corretta Rassegna Stampa
11.02.2020 Alla fine, incredibilmente, l’Olanda si scusa per gli errori commessi durante la Shoah
Analisi di Manfred Gerstenfeld

Testata: Informazione Corretta
Data: 11 febbraio 2020
Pagina: 1
Autore: Manfred Gerstenfeld
Titolo: «Alla fine, incredibilmente, l’Olanda si scusa per gli errori commessi durante la Shoah»
Alla fine, incredibilmente,  l’Olanda si scusa per gli errori commessi durante la Shoah
Analisi di Manfred Gerstenfeld

(Traduzione di Yehudit Weisz)

Risultato immagini per Mark Rutte
Mark Rutte

Il Primo Ministro olandese, Mark Rutte, improvvisamente ha porto da parte del suo governo scuse molto tardive, per gli errori commessi dalle autorità olandesi nei confronti degli ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale. Lo ha fatto il 26 gennaio scorso, ad Amsterdam, in un discorso alla Commemorazione Nazionale della Shoah. E’ stato un taglio radicale col passato, rispetto alle solite pluridecennali politiche in cui, lui e i suoi predecessori, avevano sempre trovato svariati motivi per astenersi dall'ammettere la verità sul diffuso comportamento criminale degli olandesi nei confronti degli ebrei durante la guerra. Il che è tipico di una cultura d'élite olandese, che abitualmente evita di ammettere gli errori commessi, compresi quelli più gravi. Questo atteggiamento di moralizzare gli altri, con arroganza, si adatta all'élite olandese.  Con questo,  l'unico governo dell'Europa occidentale che dopo un così lungo tempo non lo aveva ancora fatto, ha iniziato a dire la verità su come i leader dei Paesi Bassi non abbiano protetto i loro cittadini ebrei durante l'occupazione tedesca. Meglio tardi che mai.

Risultato immagini per westerbork
Il lager di Westerbork, in Olanda

L’Olanda è il Paese dell’Europa occidentale che conta la più alta percentuale di vittime ebree durante la Shoah. Quando i tedeschi occuparono i Paesi Bassi nel 1940, c'erano 140.000 ebrei che vivevano lì:  ben 102.000 di loro vennero assassinati dai nazisti. Gli ebrei deportati nei campi di sterminio in Polonia erano stati arrestati da poliziotti olandesi, trasportati da treni olandesi e sorvegliati dalla polizia militare olandese nel campo di transito di Westerbork. La maggior parte di questi deportati ebrei proveniva da famiglie che vivevano nei Paesi Bassi da diversi secoli. Nel 1995, il Presidente francese Jacques Chirac in un'ammissione molto più dettagliata della verità rispetto a quella recente di Rutte dichiarò: “La Francia ha commesso l'irreparabile. Ha infranto la promessa e ha consegnato i suoi protetti ai loro carnefici.  Conserviamo verso di loro un debito imperdonabile”. Due anni dopo, il Primo Ministro socialista francese Lionel Jospin fu ancora più esplicito e disse: “Neanche un soldato tedesco fu necessario per compiere tale ignominia”.  Nel marzo del 1995, pochi mesi prima dell'ammissione della verità da parte di Chirac, la regina Beatrice d’Olanda visitò Israele. Parlò alla Knesset e disse che erano stati molti gli olandesi che avevano resistito ai tedeschi, ma che erano delle eccezioni e che “ il popolo dei Paesi Bassi non aveva potuto impedire lo sterminio dei loro concittadini ebrei ”. Questa fu una versione sbianchettata della verità. Avrebbe dovuto aggiungere qualcosa del tipo: “ Neppure le poche cose limitate che le nostre autorità avrebbero potuto fare, non le hanno fatte. Il nostro governo in esilio a Londra si era astenuto dal dare istruzioni ai responsabili olandesi, durante l’occupazione nazista dei Paesi Bassi, su come comportarsi in merito agli ordini tedeschi riguardo alla persecuzione degli ebrei. Anche mia nonna, la regina Guglielmina, ha commesso notevoli errori. Non ha invitato la popolazione olandese ad aiutare gli ebrei che cercavano di nascondersi.” Rutte è Primo Ministro dei Paesi Bassi dal 2010. Ha frenato qualsiasi tentativo di porgere le scuse da parte del governo alla comunità ebraica olandese. Nel gennaio del 2012, l’ormai defunto quotidiano olandese De Pers , aveva dedicato la sua prima e un'altra pagina al tema delle scuse.

Questo articolo si basava su due interviste estrapolate dall'Appendice del mio libro del 2011, ‘Judging the Netherlands: The Renewed Holocaust Restitution Process 1997-2000’. Gli ex vice primi ministri olandesi, Els Borst - assassinato nel 2014 - e Gerrit Zalm, dichiaravano che avrebbero sostenuto pubblicamente il governo olandese se avesse porto le sue scuse alla comunità ebraica.  Lo stesso giorno, Geert Wilders e Raymond de Roon, parlamentari del Partito della Libertà, avevano posto delle interrogazioni parlamentari al Primo Ministro. Gli avevano chiesto perché i Paesi Bassi non avevano ancora chiesto scusa alla comunità ebraica per la cattiva condotta del governo nei confronti degli ebrei durante la Shoah. Poco dopo, quello stesso giorno, l' Associated Press pubblicò due articoli sulla mancanza di scuse da parte del governo olandese, che furono diffusi da molti media in tutto il mondo, dagli Stati Uniti alla Cina.  Rutte la fece franca con una risposta penosa. Fece riferimento ad una dichiarazione del governo olandese del 2000. Tuttavia, le scuse presentate dal governo alla comunità ebraica a quel tempo non erano correlate al periodo bellico, ma si riferivano alle formali, burocratiche e impietose restituzioni del dopoguerra olandese. Anche quelle scuse erano solo mezze verità, poiché sostenevano che quell’atteggiamento inaccettabile non era stato intenzionale, tranne che per un solo caso. Vi erano, tuttavia, già molti casi documentati in cui la politica olandese del dopoguerra nei confronti degli ebrei era stata piuttosto intenzionale.  Rutte ha anche risposto che il suo governo non aveva ravvisato alcun motivo di scusarsi, in parte perché non vi era stato alcun invito a farlo, ampiamente sostenuto dalla comunità ebraica. Questa fu una risposta estremamente sbagliata. Le vittime non devono chiedere le scuse ai successori legali di coloro che hanno sbagliato. Sono i colpevoli a dover presentare delle scuse di propria iniziativa. Nel 2012, un sondaggio aveva rilevato che due terzi del popolo olandese erano contrari che il loro Primo Ministro si scusasse con la comunità ebraica per la cattiva condotta del governo in esilio a Londra, durante la guerra. Solo il 27% degli intervistati era favorevole a tali scuse.  All'inizio del 2015, i parlamentari Joram van Klaveren e Louis Bontes, del piccolo partito Voor Nederland, avevano nuovamente chiesto a Rutte di scusarsi con la comunità ebraica per i errori commessi dal governo durante la guerra. Nella sua risposta, Rutte ha fatto un secco riferimento alla superficiale dichiarazione dell'allora regina olandese Beatrice alla Knesset, nel 1995.

Se in quel momento ci fosse stato almeno un giornalista olandese per verificare ciò che la regina aveva detto, avrebbe potuto pubblicare che il governo del suo Paese si riparava dietro al nulla. Le improvvise recenti scuse, sono importanti. Ora i successori delle inette autorità e delle vittime – alcune di loro sono ancora in vita - concordano sulla storia delle insufficienze. Le scuse di Rutte erano di natura piuttosto generale. Stiamo ancora aspettando le scuse del Capo della polizia – dato che molti di loro sono stati i principali collaboratori degli occupanti - e della Corte Suprema, i cui predecessori in tempo di guerra hanno totalmente tradito gli ebrei. Rutte avrebbe anche dovuto menzionare che il governo era responsabile per l’inadeguatezza della regina Guglielmina e molto altro. Questi argomenti potrebbero rappresentare una sfida per i suoi discorsi futuri.

Risultati immagini per manfred gerstenfeld
Manfred Gerstenfeld è stato insignito del “Lifetime Achievement Award” dal Journal for the Study of Antisemitism, e dall’ International Leadership Award dal Simon Wiesenthal Center. Ha diretto per 12 anni il Jerusalem Center for Public Affairs.
Le sue analisi escono in italiano in esclusiva su IC

takinut@gmail.com

Se ritieni questa pagina importante, mandala a tutti i tuoi amici cliccando qui
www.jerusalemonline.com
SCRIVI A IC RISPONDE DEBORAH FAIT