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Informazione Corretta Rassegna Stampa
26.01.2020 In 40 a Gerusalemme più Macron
Commento di Deborah Fait

Testata: Informazione Corretta
Data: 26 gennaio 2020
Pagina: 1
Autore: Deborah Fait
Titolo: «In 40 a Gerusalemme più Macron»
In 40 a Gerusalemme più Macron
Commento di Deborah Fait

A destra: Emmanuel Macron

Quei 40 presidenti, re e principi arrivati a Gerusalemme per portare il loro tributo alla Memoria della Shoah, non mi hanno provocato nessun tipo di commozione, anzi, direi di aver provato più che altro un leggero fastidio. Non voglio sminuire la buona volontà che forse qualcuno tra essi può aver provato ma non posso fare a meno di pensare che questi 40 sono gli stessi che poi strisciano e scodinzolano davanti a chi vuole polverizzare Israele. Sono gli stessi che coccolano Abu Mazen anche se dal suo partito Fatah è arrivata la proposta di ammazzare qualcuno per evitare le celebrazioni allo Yad vaShem. Lo stesso Fatah di Abu Mazen che ha rilasciato un video su Facebook in cui ricorda tutte le accuse agli ebrei scritte sul falso zarista "I protocolli dei savi di Sion". Itamar Marcus lo spiega bene in un suo articolo sul JP. https://www.jpost.com/Opinion/Palestinian-Authority-fights-Jews-to-defend-all-humanity-614876


Abu Mazen, che Papa Francesco ama tanto e che il mondo vizia quasi quanto faceva con il suo predecessore, assassino seriale,  Arafat, spiega personalmente e periodicamente, il motivo dell'odio antisemita dovuto, secondo il boss palestinese,  esclusivamente al sordido comportamento degli ebrei nel mondo intero. Ogni  27 gennaio io mi chiedo a cosa servono le commemorazioni internazionali se, passata quella data, dal giorno successivo,  il mondo intero si scaglia contro Israele e dall'Europa gli ebrei continuano a scappare? La Memoria è sacrosanta e non esiste ebreo che non la senta nel proprio Dna ma la Memoria deve essere accompagnata dalla presa di coscienza, dal riconoscimento di ciò che è e rappresenta Israele per gli ebrei e per il mondo intero. Non mi interessa che il mondo parli dei 6 milioni di ebrei( che, guarda caso, ogni anno diventano meno ebrei, li chiamano vittime, la parola ebreo, come identità,  è sempre più dimenticata), se poi, per il resto dell'anno, accetta che si parli di Israele come entità da eliminare con una seconda e definitiva Shoah. Non mi interessano quei 40 personaggi a Gerusalemme dal momento che nessuno tra loro riconosce la città come capitale dello stato ebraico. Quale siano i veri sentimenti nei confronti di Israele lo ha dimostrato Macron che, dall'alto della sua grandeur, ha dimenticato per un momento l'ipocrisia dei sorrisi e delle finte lacrime,  e con un impeto pieno di rabbia,  si è scagliato contro la sicurezza israeliana che aveva il compito di proteggerlo. Altro che convegno mondiale sulla Shoah , altro che celebrazioni per i 75 anni dalla liberazione di Auschwitz, il presidente francese ha dato sfogo a tutta la sua ira nel momento in cui un agente della sicurezza israeliana è entrato all'interno della chiesa di Sant'Anna, considerata territorio francese. Credo che non avrebbe osato fare una simile sceneggiata in nessun altro paese al mondo. In Israele si, senza nessun rispetto. Il portavoce ha poi dichiarato che Macron si è scusato per la sua esplosione rabbiosa ma le sue scuse lasciano il tempo che trovano, può rimettersele in tasca e imparare l'educazione. Se fosse stato colpito durante quella visita cosa sarebbe accaduto? La guerra e non solo guerra diplomatica. L'accaduto ricorda quell'altro presidente francese, Jacques Chirac, che nel 1996, durante la visita alla città vecchia di Gerusalemme, si era messo a urlare contro i nostri soldati che lo scortavano "Andate via di qua, questo non è vostro territorio". Naturalmente, dopo quella sceneggiata, Chirac se ne è tornato a Parigi senza essere ricevuto dal Primo Ministro di Israele, Netanyahu. Come era accaduto con Chirac, così Macron si è conquistato in un sol colpo le simpatie di tutto il mondo arabo e la riconoscenza eterna degli arabi palestinesi per i quali ogni disconoscimento della sovranità israeliana su Gerusalemme è un regalo.  Dalle notizie arrivate dalla Francia non sembra che l'arroganza di Emmanuel Macron sia stata molto apprezzata dagli ebrei francesi che vivono una situazione allarmante a causa dell'antisemitismo che ha raggiunto limiti assurdi e dell'assenza totale dello stato in almeno 150 distretti ove vige la sharia e dove la violenza è padrona. I numeri degli attacchi antisemiti in Francia fanno paura, già 55.000 ebrei sono scappati, chi in Israele chi in Canada, si sentono abbandonati e la Francia rischia di diventare judenrein.

Una Francia priva della cultura ebraica e della cultura cristiana, una Francia in balia dell'islam sarà l'inizio della fine per l'Europa intera. Alain Finkielkraut ha dichiarato recentemente a Der Spiegel “È particolarmente preoccupante che l’estrema sinistra difenda l’Islam radicale e antisemita per due ragioni: ideologicamente, perché per loro i musulmani sono i nuovi ebrei; ma anche per ragioni tattiche, perché oggi ci sono molti più musulmani che ebrei in Francia. Quindi, anche l’islamismo di sinistra ha un futuro, e ne ho timore”. “L’antisemitismo non è una cosa del passato, ha anche un futuro”, ha concluso il filosofo. Del resto sarebbe da sciocchi pensare che il virus putrido dell'antisemitismo che ha ammorbato generazioni dopo generazioni nel corso di 2000 anni, sia finito con la Shoah. L'odio per gli ebrei si autoricicla, secolo dopo secolo,  per questo motivo quei 40 a Gerusalemme mi hanno lasciata indifferente, Fino al momento in cui il mondo occidentale non avrà il coraggio di condannare con forza l'islam radicale, l'odio antisemita palestinese e la propaganda della sinistra collusa con il terrorismo pagato da Abu Mazen, non vedremo mai un miglioramento nei rapporti tra ebrei e il resto del mondo. L'antisemitismo di stampo nazista è tipico dei palestinesi , quello che parla quotidianamente nelle moschee, nei programmi ufficiali della TV, quello che si esprime con simili parole: " Il nostro profeta ci ha insegnato che alla fine dei tempi i musulmani combatteranno contro gli ebrei, e gli ebrei si nasconderanno dietro una pietra o un albero e la pietra o l’albero diranno: musulmano, servo di Allah, c’è un ebreo dietro di me, vieni e uccidilo. Oh Allah, contali e uccidili uno per uno e non lasciarne nemmeno uno”. Chiunque, in occidente, accetti simile linguaggio è complice dei nazisti palestinesi, Abu Mazen in testa, ed è complice degli assassini di ebrei, in Europa e in America. In Italia hanno ricominciato a scrivere "qui vivono ebrei", tra l’altro sulla porta di una partigiana non ebrea. Questo odio  è come il serpente che si morde la coda, si passa da demonizzazione di determinati individui, gli ebrei, alla demonizzazione dello stato di Israele e cosi avanti, odio gli ebrei quindi odio Israele e siccome odio Israele allora continuo ad odiare gli ebrei.  Come finirà la cerimonia allo Yad vaShem? Semplice, una parte dei 40 seguirà il cuore e il portafoglio e andrà a Ramallah a stringere la mano di Abu Mazen. Allora a cosa è servito? Al solito "Onoriamo gli ebrei morti anche perché potrebbe rimorderci troppo la coscienza ma lasciamo che quelli vivi vengano ammazzati e che a Israele venga negato il diritto ad esistere, come desiderano i cari amici palestinesi". Poi, il 27 gennaio, tutti ad Auschwitz per piangere di nuovo.

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Deborah Fait
"Gerusalemme, capitale unica e indivisibile dello Stato di Israele"

takinut@gmail.com

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