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Informazione Corretta Rassegna Stampa
13.11.2019 I due attacchi a Jihad Islamico Palestinese
Analisi di Giovanni Quer

Testata: Informazione Corretta
Data: 13 novembre 2019
Pagina: 1
Autore: Giovanni Quer
Titolo: «I due attacchi a Jihad Islamico Palestinese»
I due attacchi a Jihad Islamico Palestinese
Analisi di Giovanni Quer

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Due attacchi all’organizzazione terroristica Jihad Islamico Palestinese: uno portato a termine da Israele, che ha colpito il comandante delle Brigate al Quds Baha’ Abu al-Ata’, e l’altro ancora non rivendicato, che intendeva colpire il capo dell’ala politica dell’organizzazione, Akram ‘Ajouri. Baha Abu al-Ata' è nato nel 1977, e già a 23 anni si unisce all’organizzazione Jihad Islamico Palestinese, di recente formazione, e in pochi anni diventa comandante delle Brigate al-Quds, area nord della Striscia di Gaza. Abu al-Ata’ era diventato il principale pericolo per Israele: mandante di vari attentati, aveva organizzato gli attacchi ai militari israeliani sul confine di quest’anno e il lancio di missili sulle città israeliane. Quando Hamas aveva dichiarato la tregua, è stato Abu al-Ata’ a voler continuare la lotta armata contro Israele - compresi i lanci di missili degli ultimi mesi. Abu al-Ata’ prendeva ordini da Suleimani, il capo delle Guardie Al Quds della Rivoluzione del regime iraniano. Così anche il capo dell’ala politica, Akram Ajouri che è apparentemente scampato a un attacco non rivendicato a Damasco. Un attacco che i siriani attribuiscono a Israele, con la solita frase “il nemico ha colpito Damasco”. Maan News lo descrive come capo del Bureau Politico, eletto il settembre del 2018, comandante in capo delle Brigate al-Quds e capo del consiglio dell’organizzazione. In particolare il sito lo descrive come vicino a Nasrallah e a Suleimani. L’organizzazione terroristica Jihad Islamico Palestinese si è formata nel 1981, come ala del gruppo terroristico egiziano Jihad Islamico, di recente formato da due fazioni jihadiste con attivisti formatisi in Afghanistan e Pakistan. La leadership di Jihad Islamico Palestinese si sposta in Libano e in Siria nel 1988, compreso Ziyad al-Nakhala attuale leader (eletto a settembre 2018) esiliato in Libano dopo la liberazione dal carcere nel contesto dello scambio di prigionieri Jibril.

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La vicinanza all’Iran è anzitutto ideologica: i fondatori dell’organizzazione si sono ispirati alla Rivoluzione Islamica khomeinista e contrariamente ai Fratelli Musulmani vedono nella jihad armata la via per la redenzione islamica. Poi la vicinanza geografica: esattamente negli stessi anni in cui si forma Hezbollah, anche Jihad Islamico si struttura. L’esilio della leadership in Libano non ha fatto che rafforzare i legami con l’Iran, che fornisce soldi, armi e formazione militare - da qualche anno non ne fanno segreto i leader dell’organizzazione durante interviste e dichiarazioni stampa. L’elezione a settembre 2018 di Nakhala e Abu al-Tala’ è stata provvidenziale per l’Iran, che può contare sull’organizzazione come propria longa manus a Gaza ancor più che non Hamas. Il colpo alla dirigenza non dispiace né a Hamas né all’Egitto, benché Sinwar, leader di Hamas, abbia avvertito che “il loro sangue è il nostro sangue”, quindi minacciando di unirsi all’escalation di violenza dovesse Israele colpire obiettivi di Hamas o civili. Hamas si è indebolita a Gaza e Jihad Islamico a riempito il vuoto, comportandosi negli ultimi due anni in larga autonomia senza necessariamente coordinarsi con Hamas. Al-Ata’ è stato una figura particolarmente indipendente e invisa: intransigente oppositore a qualsiasi forma di tregua contro Israele, vedeva un collaboratore in chiunque anche lontanamente sostenesse un dialogo indiretto - compreso Hamas e anche l’Egitto. Ci sarà una guerra? Tutto dipende dall’abilità dell’esercito israeliano di limitarsi a colpire obiettivi di Jihad Islamico e non causare vittime civili così come dalla decisione di Hamas di non unirsi agli scontri, nel qual caso ci sarebbe una nuova guerra. Hamas non vuole uno scontro militare con Israele, impegnata a stabilizzare economicamente Gaza per garantirsi i sostengo popolare e con il problema delle probabili elezioni. Ma non è più in grado di controllare Jihad Islamico come faceva prima. Il che fa pensare a cosa potrebbe prospettarsi dovesse Hamas perdere il potere a Gaza in favore di gruppi più radicali.

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Giovanni Quer (1983), direttore del Centro Kantor per lo studio dell'Ebraismo Europeo Contemporaneo e dell'antisemitismo, Università di Tel Aviv.

takinut@gmail.com

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