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Informazione Corretta Rassegna Stampa
13.06.2019 Enrico Berlinguer, Maria Goretti e l' intellighenzia italiana
Commento di Diego Gabutti

Testata: Informazione Corretta
Data: 13 giugno 2019
Pagina: 1
Autore: Diego Gabutti
Titolo: «Enrico Berlinguer, Maria Goretti e l' intellighenzia italiana»

Enrico Berlinguer, Maria Goretti e l' intellighenzia italiana
Commento di Diego Gabutti

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Appoggiata a un bastone, ginocchia e dentiera sempre più malferme, un rivolo di saliva giù per il mento, più incartapecorita che rugosa, pannoloni, cataratta,l’intellighenzia italiana ha lo sguardo eternamente rivolto al passato, come l’angelo di Paul Klee, che Walter Benjamin ribattezzò angelo della storia. Sempre un po’ incantati dal DUX, a sua volta stregato dai calcinacci dall’impero romano e a sua volta indifferente alla cultura classica, gl’intellòs italiani, politici e giornalisti, sono a giorni alterni dannunziani, garibaldini, kennediani, verdiani (non nel senso dei verdi ma del Nabucco).Un giorno si commuovono fino alle lacrime ricordando le uggiose e malinconiche domeniche senza shopping, quando le famiglie si riunivano intorno a un vassoio di pastarelle e alla radio che trasmetteva Tutto il calcio minuto per minuto. Un altro giorno, come la posseduta dell’Esorcista, ruotano la testa e, contemplando le meraviglie del passato, invocano la «decrescita felice», il «chilometro zero», i formaggi doc. Ah, le figurine Panini! Ah, Carosello! Ah, l’autunno caldo, Ah, Quel gran pezzo dell’Ubalda tutta nuda e tutta calda! Ah, la bonifica delle paludi! Ah, i centrini di pizzo! Ah, le palline di naftalina!

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Enrico Berlinguer       Maria Goretti

Poiché al peggio, in fatto di vecchie zie e di care memorie, non c’è mai fine, ecco che in questi ultimi questi giorni (vestita a lutto, l’espressione grave) l’intera intellighenzia italiana,senza distinzioni tra destra e sinistra, esaltala memoria del comunismo triste d’Enrico Berlinguer, il leader che nei primi anni cinquanta esaltava, a sua volta, la memoria di Maria Goretti, la santa che preferì perdere la vita piuttosto che la verginità (e per questo cara a Stalin non meno che a Gesù). Berlinguer, morto d’infarto su un palco da comizio trentacinque anni fa, è stato nel frattempo molto ridimensionato. Sono usciti libri, opera di suoi ex compagni, che ne denunciano le superstizioni ideologiche, i gravi errori politici, le bestialità culturali. Passato tutto questo tempo, lontano dagli occhi lontano dal cuore,se ne parlava con rimpianto soltanto nei sermoni domenicali d’Eugenio Scalfari e nei memoriali di Massimo D’Alema e Valter Veltroni, che ne hanno ereditato rispettivamente il comunismo duro e puro da pagina dei commenti della vecchia Unità e il moralismo furbastro di chi vede la pagliuzza nell’occhio altrui (la bustarella) ma non la trave nel proprio (la difesa del Gulag e dei missili sovietici puntati sull’Europa). Ma ecco che l’intellighenzia ci ricasca (come sempre, come col DUX, come col Nabucco, come con la decrescita) e se la rimena ricordando con accenti commossi l’ininfluente, oltre che largamente immaginario, «strappo con Mosca» del buon vecchio leader del grande, glorioso e giusto partito comunista d’antan.

La verità, naturalmente,è che Berlinguer «strappò» soltanto col socialismo craxiano, riformista e liberal, consegnando così la sinistra italiana alla tutela delle procure giacobine, delle gerarchie cattoliche e delle destre rinate (dall’ultimo Montanelli agli sfascisti pentastellati). Questi intramontabili miti retrò non sono semplicemente reazionari. Sono fantasie ideologicamente malate. Berlinguer, che tifava per la verginità di Maria Goretti e predicava la fine del capitalismo,si batté come un leone contro le autostrade, la tivù a colori, i supermercati. Idem l’intellighenzia decrepita e imbischerata che lo esalta. È grazie a questi clown che l’Italia decresce. Peggio: svanisce, come un cattivo ricordo.

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Diego Gabutti
Già collaboratore del Giornale (di Indro Montanelli), diSette (Corriere della Sera), e di numerose testate giornalistiche, corsivista e commentatore di Italia Oggi, direttore responsabile della rivista n+1 e, tra i suoi libri: Un’avventura di Amadeo Bordiga (Longanesi,1982), C’era una volta in America, un saggio-intervista-romanzo sul cinema di Sergio Leone (Rizzoli, 1984, e Milieu, 2015); Millennium. Da Erik il Rosso al cyberspazio. Avventure filosofiche e letterarie degli ultimi dieci secoli (Rubbettino, 2003). Cospiratori e poeti, dalla Comune di Parigi al Maggio'68" (2018 Neri Pozza ed.)


takinut@gmail.com

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