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Informazione Corretta Rassegna Stampa
09.02.2019 Quando Eurovisione non rispetta le regole altrui
Commento di Deborah Fait

Testata: Informazione Corretta
Data: 09 febbraio 2019
Pagina: 1
Autore: Deborah Fait
Titolo: «Quando Eurovisione non rispetta le regole altrui»

Quando Eurovisione non rispetta le regole altrui
Commento di Deborah Fait

a destra: la Shalva Band

In Israele esiste un gruppo di bravissimi giovani muscisti, La Shalva Band, ragazzi che hanno vinto tutti i concorsi musicali e canori del paese, compreso il più famoso "E' nata una stella" che ha reso celebri tanti cantanti. Il comitato israeliano per l'Eurofestival, aveva scelto la Shalva Band per rappresentare Israele alla competizione che si terrà in maggio a Tel Aviv. Questi ragazzi sono tutti disabili, chi è cieco, chi ha la sindrome di Down, chi la sindrome di Williams, nonostante ciò sono tutti estremamente ricchi di talento.
Ma c'è di più, alcuni dei ragazzi dalla Band sono religiosi e e osservano lo Shabbat. Questo fatto è diventato il problema più grosso che impedirà al gruppo di esibirsi.
La ragione è che lo Shabbat, dal venerdì sera al sabato sera, coincide con le date dell'Eurofestival. Kan, l'organizzatore israeliano, ha chiesto a quello europeo di risolvere il problema permettendo al gruppo di esibirsi il giovedì sera onde evitare la profanazione del riposo dello Shabbat per chi, nel gruppo, è osservante.

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La risposta è stata negativa…. Siete religiosi? Cavoli vostri, fate a meno di partecipare. Evidentemente per il Comitato dell'Eurofestival questo è il rispetto dovuto alla libertà di fede. Qualcuno obietterà " queste sono le regole, adattatevi".
Certamente, quando il Festival si svolge in altri paesi, Israele rispetta il regolamento e, se qualche cantante è religiosamente osservante, fa a meno di andarci, ma questa volta il paese ospite è proprio Israele, vincitore della competizione dell'anno scorso.
Gli europei, sempre pronti a sottomettersi a qualsiasi regola islamica al punto da prendere a calci le proprie tradizioni, potrebbero dimostrare più elasticità anche nei confronti dei precetti ebraici soprattutto se in Israele.
Perché deve essere tanto difficile? Perché non voler dare a questi ragazzi la soddisfazione di cantare per una platea internazionale? Che cattiveria. E' doveroso ricordare che gli ebrei non hanno mai creato problemi nei paesi dove vivevano o dove, tuttora, spesso pericolosamente, vivono. Nel corso dei secoli il popolo ebraico ha pagato cara ogni osservanza religiosa fino ad arrivare ad essere uccisi per questo.
I pogrom venivano organizzati di shabbat perché era più facile ammazzare la gente raccolta in preghiera. Durante le ricorrenze religiose ebraiche lo stesso clero si scatenava contro le comunità aizzando il popolo.
E' rimasta tristemente famosa la tradizione del calcio cui erano sottoposti gli ebrei nello Stato Pontificio, tradizione che si svolgeva di Shabbat e durante altre ricorrenze, abolita solo nel 1830. Il rabbino doveva presentarsi davanti al capo del Campidoglio o, a seconda dei Papi, in Vaticano dove tra le offese e le risate del popolo veniva costretto a calare i pantaloni per ricevere un calcio nel sedere.
L'umiliazione di un intero popolo sul quale era lecita qualsiasi forma di brutalità ! La facoltà di restare a casa dal lavoro o da scuola di sabato è stata legiferata in Italia solo negli anni 90 del secolo scorso, dopo più di 2000 anni di vita ebraica nella penisola.
Non sarebbe stato male dimostrare maggior apertura per una volta che Israele chiede il rispetto per le proprie abitudini religiose. Allo Shalva Band va l'onore di aver rinunciato ad una esibizione che avrebbe potuto lanciarli in campo internazionale, per dei valori oggi poco conosciuti: l'etica e il rispetto di sé. Ascoltateli! https://www.youtube.com/watch?v=V1qsDSS0xUY&list=RDj0JoqJcEe-Q&index=2&fbclid=IwAR1yZ0-avVaUoDcbL2QY3Ws6zQK1SNR46njE4QpiqRSgQpJzv_nDeaySHPQ  

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Deborah Fait
"Gerusalemme, capitale unica e indivisibile dello Stato di Israele"


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