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Informazione Corretta Rassegna Stampa
11.01.2019 Susan Sontag e la definizione di comunismo
Analisi tratta dal New York Times, anno 1982

Testata: Informazione Corretta
Data: 11 gennaio 2019
Pagina: 1
Autore:
Titolo: «Susan Sontag e la definizione di comunismo»

Susan Sontag (NY 1933 - NY 2004) è stata uno degli intellettuali americani che maggiormente ha influenzato la cultura occidentale del secolo scorso. È stata spesso al centro di clamorose polemiche per i giudizi inaspettati provenienti da una personalità di sinistra, eppure coraggiosamente indipendente. Riprendiamo un pezzo dal New York Times del 1982, sul suo clamoroso intervento durante una conferenza a New York, in cui definì il comunismo “il fascismo che ha avuto successo”, scandalizzando gli intellettuali della sinistra ubbidienti agli ordini della ideologia marxista che veneravano come imponeva la fede comunista, un fenomeno non solo americano ma soprattutto europeo. Ci sembra doveroso ricordarlo in questi giorni in cui vengono ricordati storici, romanzieri, poeti che ebbero il coraggio di opporsi alla dittatura sovietica e ai suoi volonterosi servitori europei. Il ritaglio del NY Times ci è stato segnalato dalla famiglia Herling che ringraziamo.

Susan Sontag e la definizione di comunismo
da THE NEW YORK TIMES del 27 febbraio 1982

(versione italiana di Yehudit Weisz)

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Susan Sontag

Il discorso pronunciato all'inizio di questo mese dalla scrittrice Susan Sontag, che equiparava il comunismo al fascismo, ha scatenato un acceso dibattito tra gli intellettuali di New York, sempre attenti alle polemiche culturali e politiche. Susan Sontag, figura di spicco tra gli intellettuali che hanno collaborato a questa testata negli ultimi 20 anni, ha fatto trasalire con le sue osservazioni i partecipanti ad un incontro alla Town Hall il 6 febbraio, suscitando fischi e urla tra il pubblico. La tesi che ha esposto ai suoi colleghi era che loro - includendo se stessa- avevano frainteso la natura dei Paesi comunisti almeno fin dagli anni '50. Il motivo, disse, sembrava essere il desiderio degli intellettuali di dissociarsi dal virulento anticomunismo dell'epoca di McCarthy. "Ho l'impressione che gran parte dei commenti politici fatti da persone della cosiddetta sinistra democratica - che include molte persone qui presenti stasera – sia stata dettata dal desiderio di non dare sostegno a forze" reazionarie ", ha detto Susan Sontag. "Tenuto conto di queste considerazioni, hanno detto volontariamente o involontariamente molte bugie'' Il discorso che ho tenuto alla Town Hall ha dato origine a un'interessante serie di reazioni '', obbligandomi poi a intervenire su molti giornali.

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La manifestazione al Municipio era a sostegno del movimento Solidarnosc e contro il regime militare in Polonia. Ne facevano parte leader sindacali, scrittori e artisti diversi come Pete Seeger e Gore Vidal. Kurt Vonnegut Jr. ha cantato una canzone in polacco al ritmo di "Are You From Dixie?" che aveva imparato quando era prigioniero in Germania durante la Seconda Guerra Mondiale. Susan Sontag, che secondo il programma era intervenuta tra i primi, disse che le persone come lei, erano state eccessivamente condiscendenti nei confronti del comunismo per troppo tempo e avevano esitato a protestare contro la repressione nei Paesi sotto i regimi comunisti. Ha ricordato quando, studentessa nel 1953, non aveva capito "The Captive Mind", il libro dell'esule polacco e vincitore del premio Nobel, Czeslaw Milosz; mentre oggi ha trovato la sua descrizione della coercizione in Polonia, " sottostimata.'' “Perché non abbiamo dato ascolto a quanto ci dicevano?” chiede Sontag “ Le risposte sono ben note. Avevamo identificato il fascismo come il nemico. Abbiamo ascoltato il linguaggio demoniaco del fascismo. Abbiamo creduto, o almeno applicato, un doppio standard nei confronti del linguaggio “angelico” del comunismo. '' Prendiamo un'altra direzione”, adesso sembra facile farlo. Ma per molti decenni, quando hanno avuto luogo orrori esattamente come – se non peggio – di quelli che si stanno verificando in Polonia, non ci siamo incontrati per protestare ed esprimere la nostra indignazione, come stiamo facendo stasera. "Eravamo così sicuri di chi fossero i nostri nemici (tra i quali gli anticomunisti professionisti), così sicuri di chi erano i virtuosi e chi gli ottenebrati. ... e stavamo approvando una grande quantità di falsità.” Sontag ha poi paragonato le misure in vigore in Polonia con la repressione dei regimi di destra in Argentina, Cile e altrove. '' Quello che i recenti eventi polacchi illustrano è qualcosa di più della dimostrazione che il fascismo è possibile nell’ambito di una società comunista, laddove il governo democratico e l'autogoverno dei lavoratori sono chiaramente intollerabili e non dovrebbero essere tollerati '', ha detto Sontag. "Sostengo che ciò che questi fatti illustrano, è una verità che avremmo dovuto capire molto tempo fa: che il comunismo è fascismo - il fascismo che ha avuto successo, se preferite, quello che abbiamo chiamato fascismo è, piuttosto, la forma di tirannia che può essere rovesciata - che ha, in gran parte, fallito, il cosiddetto “fascismo dal volto umano”.

'' Lo ripeto: non solo è il fascismo (e apertamente il regime militare) il probabile destino di tutte le società comuniste - specialmente quando le loro popolazioni sono spinte verso la rivolta - ma il comunismo è di per sé una variante, la variante di maggior successo, del fascismo. Appunto, fascismo dal volto umano. '' Tra coloro che sono intervenuti c'erano Garry Wills, Diana Trilling, Noam Chomsky, Seymour Martin Lipset, Edward W. Said, Aryeh Neier e Andrew Kopkind. Sontag ha detto che le sue osservazioni erano solo un "punto di partenza" per una discussione sulla Polonia. '' Queste dure verità implicano l’abbandono di molti dei compiacimenti della sinistra, la sfida a ciò che abbiamo inteso per molti anni da 'radicali' e 'progressisti'. Lo stimolo a ripensare la nostra posizione e ad abbandonare la retorica vecchia e corrotta, potrebbe essere il minimo di ciò che dobbiamo agli eroici polacchi, e potrebbe essere per noi, il modo migliore di esprimere solidarietà con loro.”


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