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Informazione Corretta Rassegna Stampa
07.12.2018 Heidegger e l’applicazione del diritto nazista
Commento di Sidonie Kellerer

Testata: Informazione Corretta
Data: 07 dicembre 2018
Pagina: 1
Autore: Sidonie Kellerer
Titolo: «Heidegger e l’applicazione del diritto nazista»

Heidegger e l’applicazione del diritto nazista
Commento di Sidonie Kellerer

(Traduzione dal francese di Yehudit Weisz)

L'articolo è comparso su “Le Monde”, il 27 ottobre 2017, ringraziamo David Meghnagi per la segnalazione. La stampa e l’editoria cattolica sta cercando da anni di riabilitare la figura e il pensiero del cattolico Heidegger, arrivando persino a negarne l’antisemitismo. In Italia, Heidegger è stato diffuso negi ultimi anni da Donatella Di Cesare, la non dimenticata vice presidente della Fondazione tedesca - creata per onorare la memoria di Heidegger-  che ha cancellato dal suo curriculum ogni traccia di quel suo impegno, e Gianni Vattimo, sul cui odio per Israele invitiamo i lettori di IC a fare una ricerca nei nostri archivi, scrivendo il suo nome in home page, colonna a destra in alto.

Per approfondire: http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=11&sez=120&id=71811

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Questa foto ha illustrato un articolo di Avvenire in occasione dell'uscita di un libro teso a sbianchettare l'antisemitismo di Heidegger. Il fatto di trovarsi a cena con Martin Buber, secondo una certa vulgata cattolica, è sufficiente a cancellare l'antisemitismo del filosofo di Hitler.

Ecco l'articolo:

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Heidegger e Hitler in una caricatura

I “Quaderni neri”, i cui primi quattro volumi sono stati pubblicati nel 2014, mostrano che Heidegger non aveva esitato durante il periodo nazista, a giustificare “filosoficamente” le sue dichiarazioni antisemite. Numerosi sono i ricercatori che sostengono invece che questo antisemitismo va di pari passo con un crescendo di critiche al regime nazista. Così nella sua analisi, su Libération il 12 ottobre 2017, Jean-Luc Nancy afferma - senza fare alcun riferimento preciso - che Heidegger nei suoi scritti degli anni ’30 avrebbe “criticato” i nazisti con decisa “virulenza”. Tuttavia un’importante scoperta conferma l’affinità tra pensiero e condotta, esistente tra Heidegger e il regime nazista, in merito alla sua responsabilità all’elaborazione della legislazione nazista.

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I Quaderni neri

Nel libro di Victor Farìas, pubblicato nel 1988, leggiamo che Heidegger non aveva assolutamente rinunciato, nell’aprile del 1934, al ruolo di rettore all’Università di Friburgo, per assumere una semplice opposizione al regime nazista. Invece, appena lasciato il rettorato, aveva accettato nella stessa primavera del 1934, di diventare membro della Commissione per la filosofia del diritto, e come dimostra Farìas, e ne fece parte fino al 1936. Tale Commissione fu integrata nell’Accademia del diritto tedesco, istituita nel giugno del 1933 da Hans Frank, un giurista che allora ricopriva il ruolo di commissario del Reich responsabile della nazificazione delle leggi . Emmanuel Faye aveva proseguito le ricerche su questo argomento: nel 2005 riuscì a mettere in risalto l’evidente legame tra questo impegno pratico di Heidegger e il suo pensiero. A questo proposito sottolineava il fatto che l’Accademia per il diritto tedesco aveva elaborato le leggi razziali di Norimberga del 1935, tra cui la “Legge per la protezione del sangue e dell’onore tedeschi” che vietava i rapporti sessuali e i matrimoni tra ebrei e non ebrei. L’adesione di Heidegger alla Commissione per la filosofia del diritto, concludeva Faye, valeva almeno quanto il suo impegno a Friburgo. Nel 1934 Heidegger decide di entrare a far parte di questa Commissione: all’epoca, nessuno dei suoi membri ignora che Hans Frank sosteneva la sterilizzazione di coloro che erano portatori di quelli che egli descriveva come “caratteri sostanzialmente criminali”; la sua parola d’ordine era “Morte a coloro che non meritano di vivere”. Quali erano gli obiettivi di questa Commissione, che Frank consacra fin dal 1934 come “Commissione di lotta per l’affermazione del nazional-socialismo”? Nel 1934, Alfred Rosenberg, anche lui membro della Commissione, precisa gli obiettivi affermando che “un carattere giuridico specifico nasce con un carattere razziale specifico di un popolo” – quel carattere razziale che il diritto tedesco ha il compito di difendere dai suoi “parassiti”. I membri della Commissione, che avevano partecipato in piena coscienza all’elaborazione di un diritto “ariano” razzista, dovranno inoltre lavorare in stretta collaborazione “con i rappresentanti della teoria razziale tedesca e della normativa d’igiene razziale”, ragione per cui un medico, lo psichiatra Max Mikorey, faceva parte della Commissione. Miriam Wildenauer dell’Università di Heidelberg, ha scoperto negli archivi dell’Accademia del diritto tedesco, un elenco aggiornato dei membri della Commissione, che dimostra che Heidegger ne era rimasto membro almeno fino al luglio del 1942.

Questa è una scoperta molto importante in quanto stabilisce che Heidegger non si era limitato a giustificare l’ideologia nazista: non ha mai smesso invece di partecipare attivamente all’attuazione della politica nazista. Hans Frank, Presidente della Commissione per la filosofia del diritto, verrà nominato a partire dal 1939, Governatore Generale della Polonia: sarà lui ad organizzare lo sterminio degli ebrei e degli oppositori politici, guadagnando sul campo il soprannome di “macellaio della Polonia”. Alla fine sarà condannato a morte dal tribunale di Norimberga e sarà impiccato nel 1946. Heidegger, che alla fine del 1941 scrive nei “Quaderni neri” che “l’atto più alto della politica” consiste nel costringere il nemico “a procedere al proprio auto-sterminio”, continua a far parte di questa Commissione,almeno fino a luglio del 1942, quando la “soluzione finale” era stata decisa già nel gennaio di quello stesso anno, e lo sterminio degli ebrei d’Europa stava raggiungendo il suo apice! Come giustamente sottolinea Miriam Wildenauer, sarà necessario proseguire le ricerche al fine di determinare precisamente il ruolo dell’Accademia del diritto tedesco, e in particolare quello di questa Commissione, nell’attuazione del genocidio perpetrato dai nazisti. Future ricerche dovranno pure chiarire le ragioni per cui la Commissione per la filosofia del diritto fu la sola, tra migliaia di altre all’interno dell’Accademia, a essere tenuta segreta dai nazisti. Delle relazioni delle riunioni non è rimasta alcuna traccia e Alfred Rosenberg non ne fa alcuna menzione nel suo diario. Il dibattito intorno ad Heidegger ritorna regolarmente dal dopoguerra in poi. Lungi dall’insistere, come suggerisce la Nancy, sul rifiuto di accettare una filosofia scomoda, si potrebbe attribuire questa persistenza a due ragioni principali. Innanzitutto, Heidegger ha mostrato grande abilità a cancellare nel dopo-guerra qualsiasi traccia della sua partecipazione attiva al regime nazista, non esitando neppure a “correggere” i testi che pubblicava. Il dibattito riprende vita ogni volta che questi fatti, per lungo tempo tenuti nascosti, riaffiorano nel corso delle ricerche. La seconda ragione di questa ricerca sta nel modo in cui Heidegger concepì la sua filosofia: per lui, non ha senso discutere poiché tutto si gioca prima della discussione. O un Dasein (Esistenza) ha un’essenza che gli dà accesso all’Essere, o ne è privo. Ragione e Logica non sono altro che una via di fuga per coloro che non sono all’altezza dell’Essere.

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Sidonie Kellerer


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