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Informazione Corretta Rassegna Stampa
11.06.2018 IC7 - Il commento di Giacomo Kahn: La lezione che viene dalla società israeliana
Dal 3 al 9 giugno 2018

Testata: Informazione Corretta
Data: 11 giugno 2018
Pagina: 1
Autore: Giacomo Kahn
Titolo: «IC7 - Il commento di Giacomo Kahn: La lezione che viene dalla società israeliana»

IC7 - Il commento di Giacomo Kahn
Dal 3 al 9 giugno 2018

La lezione che viene dalla società israeliana

Risultati immagini per israel life
Piazza Rabin, a Tel Aviv

Nonostante l’immaginario collettivo e il racconto quotidiano che ne fanno i mezzi di comunicazione, Israele non è quel luogo permanente di conflittualità e di sofferenze che le cronache vorrebbero imporci. Gli israeliani hanno saputo sviluppare un modello di vita forse unico: vivere come se i nemici non ci fossero, progettatando la loro vita senza lasciarsi condizionare dalle minacce, dal terrorismo e dalla violenza islamista. Non è certamente facile vivere in una condizione di allarme permanente e di controllo pervasivo: si rinuncia ad un pezzo di libertà, si sostengono costi economici ingenti, si sviluppano nevrosi e insicurezze. Ma è l’unico modo per garantire ad ogni cittadino il diritto a vivere pienamente la propria esistenza, il diritto di ciascuno ad aspirare alla felicità. Questo diritto all’esistenza e alla felicità vengono quotidianamente minati con azioni e con parole da parte dei nemici di Israele.

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Il Muro occidentale, a Gerusalemme

Chi sono ? Sono l’Iran, con i suoi alleati Hezbollah e Siria (solo l’altro ieri hanno ribadito nelle manigfestazioni di piazza cui hanno aderito centiania di migliaia di persone ‘morte a Israele’); sono i palestinesi di Hamas e delle diverse fazioni (Jihad islamica, Brigate Al-Quds, Brigate Ezzedin al-Qassam) che si uccidono fra loro per ricompattarsi contro il ‘nemico sionista’; sono gli islamisti di Al Qeida e dell’Isis; sono i fanatici sunniti di Boko Haram. Ma i nemici di Israele non sono solo quelli che impugnano le armi sono anche quelli che si nascondono dietro le parole di equidistanza, di buonismo, di velleitario pacifismo. I nemici di Israele sono coloro che promuovono i boicottaggi, che tacciono se muoiono centinaia di civili in Siria, ma che urlano se la vittima è un palestinese, e non importa se poi si scopre che aveva in mano un arma o che è stata usata come scudo o addirittura che sia morta per cause naturali. I nemici di Israele sono alcune organizzazioni internazionali che hanno perso la dignità e la credibilità, controllate come sono dal blocco dei paesi islamici. I nemici di Israele sono alcuni politici accecati da vecchie ideologie terzomondiste e di lotta del proletariato; i nemici di Israele sono quelle nazioni, soprattutto del nord Europa, che temono una islamizzazione delle loro società e che pensano di salvarsi offrendo in pasto Israele agli arabi che abitano a casa loro, non capendo che il fanatismo e la radicalizzazione non devono essere nutriti ma combattuti. Tutto questo lungo elenco di odiatori farebbe pensare che Israele sia un paese isolato, arroccato in se stesso.

Nulla di piu sbagliato. La sua democrazia, la libertà che godono i cittadini di Israele (arabi ed ebrei), la libertà di espressione, la trasparenza delle decisioni e il diritto di criticarle, anche aspramente, sono un esempio unico nel Medio Oriente che fa paura ai suoi nemici e che lentamente, ma progressivamente, si sta insinuando anche in diverse società arabe, come sta avvenendo in Giordania. La caparbia volontà degli israeliani a vivere la vita con pienezza, con gioia, addirittura con un pizzico di follia, nonostante il nemico minacci ogni giorno la distruzione, lo si vede in tutte le grandi manifestazioni cui Israele partecipa: dall’Eurovision Song Contest, al Giro d’Italia di ciclismo, al Gay Pride, che si tiene in questi giorni. E’ questa gioia di vivere, nonostante si debba tante volte piangere morti premature, che costituisce per lo Stato di Israele un valore ‘esportabile’ che non ha prezzo, che non si può quotare in borsa ma che vale più tante startup. E’ un esempio di comportamento, di forte determinazione collettiva di un intero popolo, che comincia ad essere visto come un modello. L’Europa si è scoperta improvvisamente vulnerabile sotto l’attacco terroristico islamista e si interroga su come riuscire a neutralizzare le minacce senza militarizzare la società, senza blindare la vita dei cittadini, senza scatenare il panico. La risposta può essere nella lezione che viene da Israele: vivere felicemente come se il nemico non ci fosse, combattento infelicemente tutti i giorni.

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Giacomo Kahn, direttore giornale Shalom


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