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Informazione Corretta Rassegna Stampa
14.05.2018 La bella gioventù che fa il tifo per Netta
Cartoline da Eurabia, di Ugo Volli

Testata: Informazione Corretta
Data: 14 maggio 2018
Pagina: 1
Autore: Ugo Volli
Titolo: «La bella gioventù che fa il tifo per Netta»

La bella gioventù che fa il tifo per Netta
Cartoline da Eurabia, di Ugo Volli

A destra: Netta Barzilai

Cari amici,
l’altra sera, quando si è vista in televisione la vittoria all’Eurovisione di Netta Barzilai, c’è stato molto entusiasmo in Israele, lo stesso straordinario entusiasmo che ha accolto la partenza del giro d’Italia e che già festeggia l’apertura dell’ambasciata americana a Gerusalemme. Anche Netanyahu, dopo aver fatto il ciclista per il Giro (https://video.gazzetta.it/giro-d-italia-sale-attesa-israele-bici-anche-primo-ministronetanyahu/07f0fcd4-4872-11e8-9f8a-4fed8ba8762a), ha giocato col “toy” di Netta (https://www.jpost.com/Israel-News/Netanyahu-celebrates-Netta-Jerusalem-in-cabinet-meeting-remarks-556256). Gesti che i nostri seriosissimi e un po’ lugubri ministri non si sognerebbero certo di fare. Francamente la musica di Barzilai non è il mio genere, come non sono un tifoso delle gare ciclistiche, ma credo che questa gioia sia un segno importate, qualcosa che andrebbe compreso dagli amici di Israele oltre che naturalmente da chi lo detesta.

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Netta Barzilai

La popolazione di Israele è estremamente complessa, per cultura, origini geografiche, atteggiamenti religiosi, stile di vita. In questo piccolo paese c’è veramente di tutto, come fosse un continente. Ma basta passarci qualche giorno per percepire un’energia, un’allegria, una voglia di vivere che resta la stessa esprimendosi nei modi più diversi, dalla preghiera alla movida, dall’imprenditorialità allo sport, dallo studio alla spiaggia, dalla letteratura alla musica. E’ questa energia che Netta ha rappresentato in maniera allegra e autoironica. Non vi è nella vita in Israele traccia della cupezza e della rabbia che caratterizzano i suoi avversari. Vi è voglia di socializzare, di condividere, di accettare ed essere accettati. Dal ragazzo religioso che ti propone di aiutarti a mettere gli indumenti rituali per dire le benedizioni che la religione richiede ogni giorno e lo fa con un sorriso allegro, alla cameriera in maglietta colorata (di solito una studentessa che si mantiene così agli studi), che ti serve con lo stesso sorriso, al soldato di leva che fa l’autostop per tornare a casa in licenza al giovanissimo imprenditore che ti racconta i suoi prodotti innovativi, la sensazione è sempre quella: un paese giovane, allegro, a tratti ingenuo, che non ha affatto voglia di fare la guerra o di opprimere nessuno, che ama vivere, incontrare gli altri, amare ed essere amato.

Questo popolo è per certi versi molto simile agli europei e agli americani, in buona parte condivide la stessa cultura pop, gli stessi gusti sportivi e musicali; per un altro verso ha un forte attaccamento alla sua identità, un ottimismo, una voglia di fare, un pensiero positivo che è difficile trovare nelle città europee. Non capisce, francamente non capisce, perché elle università europee e americane ce l’abbiano con lui, perché le forze politiche che si dicono “progressiste” facciano il tifo contro di lui per gruppi intolleranti che opprimono le donne, uccidono i gay e se possono anche i fedeli di altre religioni, se proprio non si danno al terrorismo. I vecchi capiscono sì, perché ricordano l’odio della cultura europea per gli ebrei in quanto ebrei e vedono la vecchia bestia rialzare il capo sotto improbabili travestimenti politici. Ma i giovani no, si divertono con Netta, fanno il tifo al giro, servono nell’esercito perché sanno che ce n’è bisogno, costruiscono nuove imprese, inventano nuove tecnologie, mettono su famiglia e fanno figli, esultano per le vittorie del loro paese e delle loro. Ignorano per loro fortuna, le fattezza di Mogherini e Kerry. Credono nella vita, nel merito e nel futuro. E per fortuna la storia dà loro ragione.

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