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Informazione Corretta Rassegna Stampa
22.02.2018 Himmo re di Gerusalemme, di Yoram Kaniuk
Recensione di Giorgia Greco

Testata: Informazione Corretta
Data: 22 febbraio 2018
Pagina: 1
Autore: Giorgia Greco
Titolo: «Himmo re di Gerusalemme, di Yoram Kaniuk»

Himmo re di Gerusalemme
di Yoram Kaniuk
Traduzione di Elena Loewenthal
Giuntina euro 17

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                                          Yoram Kaniuk

 Combattente nelle guerre d’Israele e fedele a una concezione del romanzo fuori da ogni schema prefissato, Yoram Kaniuk è uno dei maggiori scrittori del Novecento oltre che un classico della letteratura israeliana. Scomparso nel 2013 all’età di 83 anni, giornalista, pittore, autore di libri per ragazzi, saggi e romanzi Kaniuk ha dato voce ai frammenti di memoria che lo hanno accompagnano tutta la vita e a sessant’anni dalla fine della Guerra d’Indipendenza ha raccontato la sua esperienza di adolescente arruolato nelle truppe scelte del Palmach in un romanzo pluripremiato colmo di poesia dal titolo “1948”, edito dalla casa editrice Giuntina come quasi tutti i suoi romanzi: “Un arabo buono, “Sazio di giorni”, “Pierre” e, ripubblicato di recente, “Adamo risorto”. Un romanzo folgorante quest’ultimo - tradotto in 14 lingue, ristampato più volte e ridotto in versione cinematografica dal regista Paul Shrader nel 2009 - in cui l’autore affronta il dramma dell’Olocausto da una diversa prospettiva. Attraverso la storia di Adam Stein, comico ebreo vissuto in Germania prima della guerra che nel lager faceva il pagliaccio per gli ebrei che s’avviavano alle camere a gas, Kaniuk ci porta in un istituto di riabilitazione per reduci della Shoah per raccontare una storia di dolore e redenzione concentrandosi sugli effetti subiti da coloro che sono sopravvissuti al Male assoluto e, tramite il grottesco e l’assurdo, indaga la radice della follia che si cela nell’animo di chi ha vissuto l’esperienza dei campi di sterminio. E’ un libro prezioso e rivoluzionario “Adamo risorto” con cui si può raccontare la Shoah alle nuove generazioni, “quelle non più prossime agli eventi, che non avranno più voci a testimoniare direttamente per loro, ma pagine e immagini o, nella migliore delle ipotesi, memorie tramandate in famiglia”. Dal 22 febbraio è in libreria un nuovo romanzo di Yoram Kaniuk, pubblicato in Israele nel 1968 e ora in Italia da Giuntina col titolo “Himmo re di Gerusalemme”. Siamo a Gerusalemme nell’inverno del 1948, nelle strade deserte si odono rombi di cannone e colpi di fucile, la città assediata è stretta in una morsa, le donne fanno la fila dinanzi a un carretto dell’acqua che ormai comincia a scarseggiare. Con questa drammatica scena iniziale Kaniuk ci introduce nel cuore del racconto, in un luogo della fede cristiana, il convento di San Gerolamo, trasformato in un ospedale da Campo dove Hamotal Horowitz, una giovane infermiera di Tel Aviv, presta assistenza ai feriti in guerra. E qui in un’ampia stanza separata dal resto del tetto sono distesi su materassi di fortuna i feriti, alcuni lievi altri più gravi, mentre infermiere e medici in un frenetico andirivieni lottano con la mancanza di anestetici e di medicine nel tentativo di alleviare le loro sofferenze. In questo scenario che accompagna il lettore per oltre centocinquanta pagine si snoda una narrazione corale in cui il dramma della guerra impone un ordine diverso ai rapporti umani, disgrega certezze e pone le persone dinanzi alla loro debolezza di esseri umani fallibili. Chi è Himmo, re di Gerusalemme? Prima della guerra era un giovane brillante, di bell’aspetto che faceva girare la testa alle ragazze suscitando l’invidia dei suoi compagni. Ora di Himmo è rimasta integra solo la bocca, “….come un essere a sé stante, per la quale il corpo di Himmo Farrah era solo uno sfondo”, su cui si concentra l’attenzione dell’infermiera Hamotal. Di quella bocca dalla perfezione assoluta la giovane infermiera si innamora finendo per dedicare le cure più assidue a quel giovane uomo che, nei rari momenti di lucidità, continua a ripetere in un sussurro rauco “Sparami, sparami”…. Mentre fuori imperversa la battaglia e l’eco dei cannoni si mescola al frastuono dei convogli che tentano di aprire una strada per rompere l’assedio degli arabi, in quell’ospedale improvvisato giovani soldati, feriti nel corpo e nell’anima, medici e infermiere in lotta per strappare alla morte quante più vite possibili cercano un’interazione l’uno con l’altro per scorgere anche nell’orrore della guerra un pezzetto di insperata normalità. Ecco Assa, con il talento di attore che rallegra l’atmosfera descrivendo, con buona dose di fantasia, le piacevolezze alimentari degli abitanti di Tel Aviv, o Frangi che ha salvato la vita ad Assa facendogli scudo con il suo corpo mentre erano su un carro armato diretto a Gerusalemme. Entrambi vivono in modo contraddittorio il rapporto con Himmo: da un lato capiscono di essere più fortunati dell’amico, dall’altro ambirebbero a ricevere le premure che Hamotal riserva al “re di Gerusalemme”. Custode della fede e del convento c’è Clara, una monaca energica, dall’ebraico fluente e dal linguaggio sboccato, perenne osservatrice della vita conduce Hamotal nei meandri più nascosti del monastero raccontando le storie affascinanti dei personaggi che vi hanno dimorato nel corso dei secoli. Insieme a Himmo Hamotal è una delle figure centrali del romanzo. Precisa e puntuale nelle sue mansioni, maturata prima del tempo dopo la morte del fidanzato in Galilea e la quotidiana frequentazione con la sofferenza, si interroga sul significato della vita per capire fino a che punto si può spingere la medicina per strappare un uomo alla morte. Un tema che dibatte ripetutamente con il dottor Neuman convinto che “bisogna prolungare la vita il più possibile, renderla meno penosa e più sopportabile” e con Marco, il fratello di Himmo che ad ogni visita spera di eludere il controllo dei soldati per poter accogliere la terribile richiesta sussurrata a fior di labbra: “Sparami, sparami….”. Quale medico è così autorevole da decidere che non ci sono più speranze e la morte è preferibile alla vita? Chi può sapere con certezza che un uomo vuole morire e che non è il desiderio della morte il vero rifugio? Sono interrogativi laceranti per la coscienza di ogni individuo che si trova a fronteggiare la sofferenza senza scopo dell’essere umano. Nel ritrarre con un tocco di profonda umanità la figura di Himmo, la cui vicenda ricorda quella di altri soldati in epoche e luoghi diversi, Yoram Kaniuk immette una rara forza emotiva che scardina certezze e pone l’accento sia sulla difficoltà di rispettare il desiderio di chi vuole morire sia sulla responsabilità emotiva che ricade su chi sceglie di accogliere quella volontà. La vita di Himmo re di Gerusalemme è davvero senza significato? Siamo certi che il ritornello più volte sussurrato “Sparami, sparami” si concretizzi in un’autentica volontà di morte? Nelle ultime emozionanti pagine del libro Kaniuk offrirà una possibile risposta nella quale il rispetto per la vita non è mai disgiunto dalla pietas per l’uomo. La lettura dei romanzi di questo autore anticonformista, famoso per le sue prese di posizione coraggiose, dalla narrativa complessa non inquadrabile in canoni prefissati, è un’esperienza che arricchisce lo spirito e non possiamo che essere grati alla casa editrice Giuntina per aver proposto “Himmo re di Gerusalemme” nella bella versione di Elena Loewenthal: un perfetto mosaico narrativo i cui tasselli compongono un’opera di indiscutibile pregio.

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Giorgia Greco


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