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Informazione Corretta Rassegna Stampa
27.01.2018 La memoria e il dolore
Commento di Deborah Fait

Testata: Informazione Corretta
Data: 27 gennaio 2018
Pagina: 1
Autore: Deborah Fait
Titolo: «La memoria e il dolore»

La memoria e il dolore
Commento di Deborah Fait

Intanto chiamiamo le cose come stanno. Il 27 gennaio non è il Giorno della Memoria, così, generalizzato, e che ognuno ci metta dentro quello che vuole, anche i migranti annegati nel Mediterraneo (naturalmente nessuno nega quella tragedia ma non è paragonabile a nulla, è un dramma a se stante). Il 27 gennaio è il Giorno della Memoria della Shoah, è per ricordare lo sterminio degli ebrei che è stata istituita nel 2005. Punto! Chiarito questo, devo ammettere di essere estremamente provata e angosciata ma non per la Memoria e l'orrore di ciò che è stato. Per ogni sopravvissuto, come per chi è figlio della Shoah, ogni giorno significa fare i conti con quella "cosa", è dentro di noi, la sentiamo nella carne e nel cervello e non possiamo difenderci e strapparla da noi, sarebbe come tagliare un braccio o una qualsiasi parte del proprio corpo.
Ricordo che mia madre non poteva guardare nessuna immagine dei campi della morte senza mettersi a tremare come una foglia e mia nonna, anni dopo la fine della guerra, si bloccava se per la strada sentiva qualcuno correre dietro di lei. Mia nonna era una donna forte, la chiamavamo il generale, ma quel ricordo era più forte di lei e la rendeva inerme.
L'angoscia che provo è di un'altra natura, è rabbia furiosa, una collera così forte che mi toglie il fiato, che fa si che i miei limiti di sopportazione siano arrivati alla fine.
Ho esaurito ormai ogni scusante, del tipo non prendertela, sono ignoranti, sono fascisti, sono comunisti, si fanno convincere da gente senza morale. Niente, non ho più altro sentimento che una grande ribellione dell'anima, vorrei prenderli e scuorterli uno per uno e urlare basta, basta con questa vergogna, basta con questa persecuzione continua. Vorrei che il mondo si dimenticasse di noi e ci lasciasse respirare, invece sono sempre lì, col fiato fetido sul nostro collo.
Ogni anno intorno alla data del 27 gennaio, si scatena una ridda di oscenità, di schifose bugie, di offese scellerate di gente che non si preoccupa nemmeno più di nascondere il proprio odio per gli ebrei, il proprio livore contro Israele.
E' un virus che scoppia in tutta la sua diabolica potenza. Gentaglia che balla sulle ceneri di Auschwitz, che calpesta ogni sentimento, ogni dolore, ogni paura, gentaglia maledetta che non si vergogna di organizzare i più sudici convegni pur di diffondere l'odio che prova.
Di fronte a tanta vergogna ci si sente impotenti, come si fa a correre dietro a tutti, come si fa ad essere presenti ad ogni loro comizio, ad ogni riunione per urlare "maledetti bugiardi, siete solo dei maledetti bugiardi". L'Europa che ha sempre rifiutato il senso di colpa, negli anni lo ha trasformato nelle più ignobili menzogne e manipolazioni riuscendo a dare vita a movimenti che, di volta in volta, negano la Shoah, poi la trasformano in "Shoah per tutti", mettendoci dentro animali, persino piante, la shoah degli alberi in Amazzonia, e ogni popolo che abbia patito guerre fino ad arrivare ai migranti africani.
Non esiste più nessun pudore per nascondere l'odio antisemita, anzi, di anno in anno si scatenano più e più, fino ad arrivare al parossismo, alla malattia mentale vera e propria e la scusa che danno a questa schizofrenia è Israele.
E allora ecco che, a Torino, nel campus universitario Einaudi, organizzano convegni in cui si parla di "Israele e lo sfruttamento dell'Olocausto" invitando docenti arabi, tipo Salim Vally furiosamente antisionista, docente dell'università di Johannesburg, a esaltare il suo odio paragonando Israele al Sudafrica dell'apartheid. http://www.linformale.eu/piangere-ebrei-ieri-odiare-oggi/  Ecco che neonazisti del BDS vengono applauditi quando equiparano il sionismo al nazismo. Ecco il massimo dello schifo, raccontare che il Mossad organizzava gli attacchi alle sinagoghe in Yemen e Iraq per far scappare gli ebrei verso Israele.
Tutto questo accade in aule universitarie, non in locali pieni di ubriaconi, alla presenza di fior fior di docenti e con il benestare del rettore. E, dopo Torino, anche a Bologna la rossa si è adibita un'aula universitaria perchè studenti e docenti possano sfogare tutto il marcio che hanno dentro contro un Israele" razzista e guerrafondaio, oltre che segregazionista" quindi, va eliminato.
Un mese fa, a Milano, hanno urlato per le strade che gli ebrei devono morire, che torneranno le bande di Maometto a sterminarli, dicono che la Magistratura sta indagando me nessuno ne parla più. Sotto quale tappeto nasconderanno quella porcheria?
Nessun popolo al mondo è tanto odiato come il popolo ebraico, odiano i nostri morti massacrati da Hitler, li vilipendono e ne diffamano la memoria, odiano i vivi cui augurano la morte, odiano il Paese degli ebrei riducendolo a Ebreo fra gli stati e invocandone l'annientamento. Tutto questo è spaventosamente normale, non scandalizza nessuno, nessuno protesta, nessuno reagisce, nessuno che, durante i loro stramaledetti convegni, si alzi in piedi per obiettare. Tutti zitti.
Invece bisogna urlare, protestare, disturbare. Libertà di espressione? Come no! Espressione non significa odio, non significa diffondere sentimenti malefici, ingiusti e pericolosi.
Molti anni fa, a Merano, era venuta a parlare Dacia Valent, Rifondazione comunista, noi di Italia Israele ci eravamo organizzati,  siamo andati al suo comizio avvolti in enormi bandiere di Israele. Eravamo solo cinque in mezzo a decine di esaltati comunisti antisemiti che dicevano le nefandezze più oscene contro Israele.
Noi siamo stati immobili in piedi con le nostre bandiere, senza proferir parola per metà serata, eravamo là come il grillo di Pinocchio, la buona coscienza contro la sordida menzogna, sotto gli sguardi tra il sorpreso e l'incazzato dei presenti.
Poi abbiamo incominciato ad intervenire ad ogni menzogna che usciva dalla bocca della Valent, interrompendola senza sosta, tra la riprovazione dei presenti che ci guardavano con odio mentre gli stavamo rovinando quella bella seratina.
La Valent era talmente agitata, incazzata e stressata dalla nostra presenza e dai nostri interventi che alla fine ha interrotto la riunione e , scappando via piena di rabbia, è persino ruzzolata per le scale finendo in braccio a un poliziotto.
Grande soddisfazione! E' la dimostrazione che non occorre essere in tanti per combatterli, basta volerlo fare al momento giusto.
Ho più volte detto che bisognerebbe porre fine all'ipocrisia della Giornata della Memoria della Shoah, alle lacrime di coccodrillo, alle parole vuote e false ma se lo facessimo allora i professionisti dell'odio avrebbe carta bianca.
Allora bisogna andare nelle scuole, parlare con i ragazzi, spiegare, portare libri, filmati, verità insomma. Portare VERITA'.
E' questo il segreto per reagire allla propaganda degli odiatori e impedire il lavaggio del cervello a giovani menti e giovani cuori. Bisognerebbe farlo sempre, non aspettare il 27 gennaio. Bisogna prevenirli perchè loro sono bene organizzati, l'odio che provano fa si che siano sempre pronti a diffamare e a raccontare le menzogne più schifose. Dobbiamo parlare con i giovani usando l'amore contro l'odio, l'amore per la verità.
Un' amica ha scritto recentemente che le immagini, per quanto terribili, della Shoah non servono più e forse ha ragione perchè i giovani di oggi sono abituati al brutto, vedono i film dell'orrore, parlano di mostri, di mondi distrutti dagli alieni, spesso non sanno distinguere tra fantasia e realtà, niente più li impressiona, nemmeno migliaia di cadaveri nudi, pelle e ossa, accatastati dai nazisti. Dobbiamo dunque trovare un'altra via, dobbiamo trasmettere sentimenti, dobbiamo far loro capire quanto sia mostruosa l'idea di eliminare un intero popolo, che respira e canta e studia e vive in  un mondo reale, dobbiamo tirar fuori il loro senso di giustizia che a volte è sopito. Non so come fare, ma so per certo che dobbiamo correre ai ripari perchè non vincano gli odiatori di professione, ma ricordiamoci che abbiamo poco tempo. Spiegare la Shoah è impossibile, parlarne nel modo giusto è difficile, allora dobbiamo fargliela sentire, fargliela penetrare nell'anima.
Dobbiamo farli ripetere con noi: Auschwitz, Birkenau, Bergen Belsen, Dachau, Majdaneck, Sobibor, Buchenwald, Chelmno, Theresienstadt, Belzec. Sei milioni, sei milioni, sei milioni. E dopo parlare, botta e risposta, anche se fa male, anche se sembra impossibile farcela, anche se raccontare è tremare dentro.
Infine raccontare di Israele, della vita, del coraggio e della speranza. Di un popolo che doveva essere morto ed e' rinato. Credetemi, capiranno, e allora gli altri, i vigliacchi dell'odio e dello schifo, avranno perso.

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Deborah Fait 
"Gerusalemme, capitale di Israele, unica e indivisibile"


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