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Informazione Corretta Rassegna Stampa
09.01.2018 Il 'patrimonio culturale palestinese'
Cartoline da Eurabia, di Ugo Volli

Testata: Informazione Corretta
Data: 09 gennaio 2018
Pagina: 1
Autore: Ugo Volli
Titolo: «Il 'patrimonio culturale palestinese'»

Il 'patrimonio culturale palestinese'
Cartoline da Eurabia, di Ugo Volli

A destra: un esempio di 'patrimonio culturale palestinese'

Cari amici,
di recente sui giornali locali è uscita una notizia che, come al solito, non è stata ripresa dalla stampa italiana, ma che dovrebbe far pensare. E' un fatto semplice semplice, che si riassume in un paio di righe. Una delle più grandi realizzazioni dell'architettura erodiana (con Cesarea, Massada, l'Erodion, il restauro del Tempio di Gerusalemme) è il "Terzo Palazzo" di Gerico, che fu rimesso in luce dagli archeologi israeliani negli anni Ottanta. Con gli accordi di Oslo, tutta Gerico e con essa il Terzo Palazzo fu ceduta in "zona A", cioè in pieno autogoverno, all'Autorità Palestinese. Bene, il Terzo Palazzo o quel che ne restava dopo duemila anni, non poco, è stato completamente distrutto. Le pietre squadrate dei suoi muri sono state tirate via dal sito e usate altrove come materiale da costruzione, tutto intorno e anche sopra il palazzo sono state costruite delle case, insomma è rimasto pochissimo da vedere. (http://www.israelhayom.com/2017/12/15/so-close-and-yet-so-far/).

Vi meravigliate? Non ce n'è ragione. In genere i musulmani hanno pochissimo rispetto del passato, compreso il loro. Negli ultimi anni hanno "ricostruito", cioè distrutto l'antica Mecca, abbattuto a Medina il quartiere dove si trovava la casa di Maometto e la sua tomba. Non parliamo di quel che hanno fatto alle antichità delle altre culture. Vi ricordate le grandi statue millenarie del Buddha in Afganistan, distrutte a cannonate? Il trattamento che l'Isis ha fatto non solo di Palmyra, ma anche dei resti sumerici di Mosul? Figuratevi l'odio che riservano alle tracce archeologiche dell'antico Israele. Pochi ricordano che la spianata del Tempio, a partire dal '69, fu sottoposto dalla fondazione giordana che lo gestisce a estesi scavi: ma non per trovare tracce del passato, al contrario per distruggerle, col pretesto di mettere cavi e depositi d'acqua. Abraham Rabinovich, nel suo bel libro "Jerusalem on Earth" racconta di un archeologo che riuscì a vedere in uno scavo i resti massicci di muri probabilmente appartenenti al Primo Tempio, che dopo una settimana erano stati smantellati.

C'è però un aspetto peculiare dell'archeologia israeliana, che rende strana questa storia. L'Autorità Palestinese non è semplicemente indifferente alle testimonianze archeologiche della vita ebraica antica, per esempio il Monte del Tempio e la Tomba dei Patriarchi a Hebron e perfino dei rotoli di Qumran, che contengono quasi solo brani della Bibbia ebraica e commenti più o meno settari; le rivendica come patrimonio suo, mobilita (con successo che è in buona parte responsabilità europea e anche italiana) Onu e Unesco per farse e attribuire; di recente la Germania, grazie al ministro degli esteri (figlio rinnegato di un nazista antisemita ed egli stesso antisionista e dunque non così lontano dall'antisemitismo egli stesso, come vi ho già raccontato: http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=115&sez=120&id=68999) non ha garantito il rientro in Israele dei rotoli, se fossero stati esposti come previsti in una grande mostra a Francoforte, perché la loro proprietà secondo il ministero degli esteri tedesco è "contesa.

Vogliono questi beni culturali ebraici, e l'Europa è piuttosto propensa a concederglieli (tanto non è roba sua). Ma li vogliono per distruggerli. Sorpresi, di nuovo? Non dovreste, perché tutto questo è già accaduto, poco meno di settant'anni fa, quando Gerusalemme era divisa come l'Autorità Palestinese vorrebbe che tornasse ad essere (ma questa nelle loro aspirazioni è solo una prima tappa, lo sappiamo, verso il dominio della "Palestina" dal fiume al mare, come si vede nelle loro mappe, insegne, trasmissioni televisive). Allora in realtà Gerusalemme non era "palestinese", perché un "popolo palestinese" non era stato ancora inventato e l'aggettivo "palestinese" significava ebreo della Terra d'Israele. Era giordana, ma il risultato non cambia.

Come si viveva allora nella Gerusalemme storica, quella che oggi qualcuno vorrebbe chiamare "est"? (http://dailycaller.com/2017/12/12/what-life-was-like-for-christians-and-jews-when-arabs-ruled-jerusalem/). Be' gli ebrei erano banditi, non ne poteva entrare neanche uno, benché i trattati armistiziali avessero previsto libertà di accesso per tutti ai luoghi di culto. L'Islam era la sola religione ufficiale, tutte le cinquantasei sinagoghe che funzionavano nella città vecchia furono distrutte, tutti gli ebrei uccisi o cacciati, il quartiere ebraico distrutto, il millenario cimitero del Monte degli Ulivi fu percorso da quattro strade carrozzabili, con le tombe scoperchiate e le salme lasciate allo scoperto, le pietre tombali usate a loro volta per lastricare strade. Anche i Cristiani non se la cavavano bene: le loro scuole furono espropriate e costrette a insegnare sui libri di testo musulmani, i cristiani e le loro chiese e istituzioni non potevano comprare terra a Gerusalemme, né finanziare ospedali o istituzioni sociali, i pellegrinaggi cristiani erano limitati, il numero dei fedeli a Gerusalemme e Betlemme declinò paurosamente (come ha continuato a fare a Betlemme dopo la presa del potere dell'Autorità Palestinese).

Insomma l'intolleranza per gli altri, per le culture e religioni diverse e soprattutto per il loro patrimonio artistico e culturale, è un fatto non solo dimostrato dalla storia (la distruzione quasi totale del patrimonio culturale preislamico in Spagna, Turchia, Siria, Iraq, Nordafrica. Anatolia fa quasi dimenticare che queste terre erano state per secoli cristiane, prima della sanguinosa invasione musulmana), ma anche dalla cronaca più recente.

Ne terranno conto i media, il clero filoislamico che domina la Chiesa cattolica a partire dal Papa, i media, i diplomatici? Si renderanno conto che affidare a governi musulmani la proprietà di qualunque patrimonio archeologico, in particolare non islamico è condannarlo prima o poi alla distruzione? O insisteranno a dare anche in Terra di Israele ai barbari dell'Autorità Palestinese dei beni culturali da falsificare e distruggere?

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Ugo Volli - clicca sulla copertina del libro per tutte le informazioni e procedere all'acquisto


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