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Informazione Corretta Rassegna Stampa
19.06.2017 IC7 - Il commento di Fiona Diwan: L'Europa, il mondo arabo e la riedizione di Mein Kampf (ritenuta a torto inoffensiva)
Dall'11 al 17 giugno 2017

Testata: Informazione Corretta
Data: 19 giugno 2017
Pagina: 1
Autore: Fiona Diwan
Titolo: «IC7 - Il commento di Fiona Diwan: L'Europa, il mondo arabo e la riedizione di Mein Kampf (ritenuta a torto inoffensiva)»

IC7 - Il commento di Fiona Diwan
Dall'11 al 17 giugno 2017

L'Europa, il mondo arabo e la riedizione di Mein Kampf (ritenuta a torto inoffensiva)

Risultati immagini per mein kampf giornale
A sinistra: Alessandro Sallusti, direttore del Giornale

Nessun importante editore italiano ha ancora pensato seriamente di riproporlo, eppure se solo lo si cercasse, basterebbe ordinarlo su Amazon o su Ibs, dove sono reperibili almeno 12 edizioni diverse in italiano. Era tornato in circolazione l’anno scorso, allegato al quotidiano Il Giornale, diretto da Alessandro Sallusti. In Germania, con una legge, nel 2016, ne è stata autorizzata la pubblica vendita nel 2016, tornando speditamente in circolazione sugli scaffali delle librerie. In Turchia è il libro più venduto di sempre, best seller inossidabile, da anni stabilmente in vetta alle classifiche. Dal 2008 ad oggi se ne sono vendute la cifra impressionante di 70 milioni di copie in tutto il mondo. In Francia invece, inizialmente ripubblicato anni fa da Nouvelles Editions Latine con il titolo in francese, Mon Combat, è recentemente tornato fruibile con nuova traduzione, stavolta in forma ben più visibile e autorevole perché edito da Fayard, Gruppo Hachette (solamente in francese ne esistono 150 diverse versioni in pdf, scaricabili gratuitamente).

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La cosa era accaduta l’autunno scorso, con grande dibattito e rumore a strascico, crisma accademico, imprimatur degli studiosi, benedizione dei salotti intellettuali parigini visto che si trattava di una nuova edizione critica corredata da un imponente apparato di note e commenti. La querelle furibonda che ne era scaturita ruotava sostanzialmente intorno a una sola domanda: che cosa dobbiamo farcene oggi della riedizione del Mein Kampf? Il quesito se lo pone oggi di nuovo lo storico Claude Quetel di cui è appena uscito in Francia l’interessantissimo volume, Tutto sul Mein Kampf, (Tout sur Mein Kampf), edizioni Perrin, che oltre a ripercorrere la nascita del libro e tracciarne in modo nuovo la genesi nel cervello paranoide di Hitler dopo il fallito putsch di Monaco, insiste sul suo tono febbricitante e profetico, si addentra nel registro religioso e apocalittico del testo, soffermandosi infine su una interessante evidenza: ovvero la visione binaria di Hitler, il suo manicheismo onnipresente e tagliato con l’accetta (purezza e sozzura; l’umanità divisa in due gruppi, i “degni di vivere” e gli “indegni di vivere”, e altre amenità...).

Senza in nessun modo volerci soffermare sui noti deliri di questo testo ripugnante, quello che preme notare è che la sua sdoganata circolazione europea non pare affatto inoffensiva, come molti cercano di far credere, specie se pensiamo a una Europa la cui nuova popolazione di immigrati, di seconda o terza generazione, nulla ha a che vedere con la memoria inquieta della Seconda Guerra mondiale, una nuova multietnicità che poco si cura della Shoah se non spesso per negarla, demolirla, minimizzarla. Va fatto inoltre notare che da decenni, sia il Mein Kampf che un altro must antisemita, I Protocolli dei savi di Sion, hanno libera circolazione in tutti i Paesi arabi, con numerose traduzioni, continue riedizioni e addirittura una serie tv. E che la Fratellanza musulmana, il suo sodalizio con il jihadismo del Califfato e con l’islam politico, non è altro che l’ultima perla rilasciata dall’ostrica avvelenata del nazionalsocialismo. Come ci fa notare il filosofo Bernard-Henri Lévy in un recente articolo, come possiamo dimenticare che i Fratelli musulmani nascono in Egitto ispirandosi fin dall’inizio al disegno nazionalsocialista, razzista, antisemita di Hitler e nutrendosi della sua ideologia?

Risultati immagini per I Protocolli dei savi di Sion

La domanda si ripropone quindi, attualissima: che fare con la riedizione del Mein Kampf oggi? Certamente non minimizzarla, non depotenziarne la portata, non banalizzarne la ricaduta, non sottovalutarne la diffusione sui giovani sbandati delle banlieue, non diminuirne l’impatto su certe frange salafite del mondo islamico in terra d’Europa, specie in un momento storico in cui i nazionalismi, il ripiegamento sul concetto di tribù, la rivolta contro la globalizzazione, la ricerca delle identità, assumono un aspetto lancinante, violento, aggressivo. Covare l’uovo del serpente può essere pericoloso, ci mette in guardia un altro filosofo francese, Maurice-Rouben Hayoun, in un articolo apparso su JForum. Che l’Europa, e chi ha deciso di rieditare questo libro illeggibile, stia attenta, afferma il filosofo, e ricordi che quel testo osceno partorì una delle stagioni più oscene della nostra storia.

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Fiona Diwan, direttrice del Bollettino della Comunità ebraica di Milano


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