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Informazione Corretta Rassegna Stampa
01.12.2014 Una fuga che è epopea della liberazione
Cartoline da Eurabia, di Ugo Volli

Testata: Informazione Corretta
Data: 01 dicembre 2014
Pagina: 1
Autore: Ugo Volli
Titolo: «Una fuga che è epopea della liberazione»

Una fuga che è epopea della liberazione
Cartoline da Eurabia, di Ugo Volli

A destra: ebrei yemeniti tratti in salvo e accolti in Israele

 Cari amici,

di solito non lo si dice, ma la verità è che fra la metà degli anni Trenta e l'inizio degli anni Cinquanta il popolo ebraico dovette affrontare non uno ma due tentativi di genocidio.

Uno è quello tedesco (ma sarebbe meglio dire europeo, perché ne furono volonterosi collaboratori anche francesi, italiani, croati, polacchi, lituani, ucraini, estoni, ungheresi e altri ancora). Il genocidio riuscì a eliminare la grande maggioranza degli ebrei europei e a distruggere la cultura secolare dell'ebraismo orientale - dato che un genocidio non è solo l'uccisione di molte persone, ma anche la distruzione di una civiltà.


Il numero degli ebrei fuggiti o espulsi dai Paesi arabi. Altri hanno dovuto lasciare paesi islamici non arabi come Turchia, Iran e Afghanistan

Un secondo fu tentato in tutto il mondo arabo. Vi furono molte stragi, decine di migliaia di vittime, ma l'eliminazione fisica del popolo ebraico sefardita e mizrahi non riuscì. Il momento decisivo infatti intervenne quando già esisteva lo Stato di Israele, che riuscì ad accogliere e proteggere, spesso con operazioni clandestine di grande audacia, quasi un milione di rifugiati dai paesi islamici. Ma fu distrutto quel mondo, se non la loro cultura immateriale, i loro luoghi, le case, le sinagoghe, i quartieri, le tombe, il patrimonio librario, l'autonomia e la continuità di comunità che erano insediate talvolta da più di 2500 anni come in Iraq e in Yemen, tutte da almeno quindici o venti secoli.

Vi do qualche dato (che trovate riassunto anche in questo bel filmato: https://www.youtube.com/watch?v=g_3A6_qSBBQ&feature=youtu.be). Nel '48, dopo un bel po' di pogrom e parecchie emigrazioni .
in Libia c'erano 35 mila ebrei - oggi nessuno.
In Irak, erano 135 mila - oggi ce ne sono 50, ben nascosti.
In Algeria, 140 mila, tutti andati.
Così ad Aden, da 8000 a nessuno,
in Egitto, dove sono rimasti 75 dei 75 mila che erano,
in Libano, dov'erano 5000 e oggi sono 40 clandestini,
in Siria 50 rimasti da 30 mila.
Nei paesi “buoni” che si vantano di essere tolleranti con la loro popolazione, la storia non è troppo diversa.
In Tunisia sono rimasti in 1000 dei 105 mila che erano;
in Marocco 3000 dei 265 mila del '48,
nello Yemen 100 dei 55 mila.
Non parliamo qui di Iran, Afghanistan, Turchia e degli altri paesi musulmani. Credo che queste cifre bastino. Moltissimi sono andati in Israele, alcuni in America, altri hanno trovato più semplice rifugiarsi in Europa, soprattutto in Francia ma anche in Italia. Una buona parte della comunità di Roma è fatta da rifugiati della Libia e a Milano sono invece abbondanti esuli dalla Persia, dal Libano, dal Nordafrica. Di queste violente espulsioni fa parte anche la pulizia etnica che la legione araba, appartenente alla Giordania, ma a guida britannica, fece in Giudea e Samaria, innanzitutto a Gerusalemme e che oggi Abbas vuole ripetere. Gli ebrei furono espulsi da Gerusalemme e da Hebron, dove stavano da millenni, come dal Cairo e da Baghdad: con la violenza più inumana.

L'esodo dai paesi arabi fu spesso progressivo, in certi paesi ci fu chi tenne duro fino alla metà degli anni Sessanta, riluttante a lasciare le tombe degli antenati, le case di famiglia, le attività bene avviate, il paesaggio, i sapori, la vita di un tempo. Qualche volta fu “solo” un'emigrazione forzata, di quelle in cui comunque si perde molto; più spesso fu una traversata dell'inferno, piena di pericoli, di vittime di distruzioni. Per capirne qualche cosa, vi consiglio questo filmato: https://www.youtube.com/watch?v=KH8RL2XRr48&feature=youtu.be.

La questione dei rifugiati ebrei dai paesi arabi è rimasta a lungo un tabù e ancora oggi la stampa e i politici occidentali evitano in tutti i modi di parlarne. Che il primo atto di paesi che si “liberavano” era quello di cacciare le popolazione ebraiche, che stavano lì da ben prima dell'invasione araba del VII e VIII secolo, era uno scandalo da nascondere per tutti i terzomondisti. Che Israele fosse la terra di rifugio non solo per gli esuli della Shoà ma anche per i fuggitivi dai pogrom arabi dava fastidio a tutti i suoi nemici, in testa la Gran Bretagna che aveva appoggiato il tentativo arabo di distruggere Israele. Ancora oggi, nessuno ha coscienza che il numero dei rifugiati ebrei che sono stati integrati in Israele è nettamente superiore a quello dei rifugiati arabi tenuti isolati e senza integrazione dai governi arabi e anche dall'UNRWA, l'agenzia dell'Onu che dovrebbe assisterli per aiutarne l'integrazione e invece li indottrina ed è complice del terrorismo, fino ad ospitare nelle sue scuole i missili di Hamas. Soprattutto oggi la storia dei rifugiati ebrei dai paesi arabi è un tabù (https://bugiedallegambelunghe.wordpress.com/2013/10/18/la-questione-dei-profughi-ebrei-dai-paesi-arabi-un-tabu-da-infrangere/), perché smentisce tutta la narrativa palestinista dei poveri arabi oppressi dai colonialisti ebrei europei. In realtà Israele è stata la rivolta degli oppressi, la vera decolonizzazione (che ha eliminato la colonizzazione britannica e anche quella araba). Per questo lo stato di Israele ha dedicato la giornata di ieri alla memoria di questa epopea della liberazione. E io la ricordo con voi oggi.


Ugo Volli


http://www.informazionecorretta.it/main.php?sez=90

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