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Informazione Corretta Rassegna Stampa
28.04.2013 La crisi culturale del mondo arabo/ islamico
Analisi di Mordechai Kedar

Testata: Informazione Corretta
Data: 28 aprile 2013
Pagina: 1
Autore: Mordechai Kedar
Titolo: «La crisi culturale del mondo arabo/ islamico»

La crisi culturale del mondo arabo/ islamico
Analisi di Mordechai Kedar

(Traduzione dall’ebraico di Sally Zahav, versione italiana di Yehudit Weisz)

Chi segue il mondo dell’informazione, è in grado di discernere immediatamente la differenza tra ciò che accade in Europa e negli Stati Uniti e nel mondo arabo/islamico. Nei paesi occidentali, le notizie affrontano la crisi economica, le visite di capi di Stato, le calamità naturali, gli incidenti stradali, omicidi, furti , violenze, e ogni altro genere di informazione.
Ma, quando si verifica un attacco terroristico come quello che è successo a Boston, i media occidentali si allarmano e si chiedono “perché”. Tre persone sono state uccise e circa centosettanta ferite, e questo evento domina su tutti i mezzi di comunicazione per molti giorni, mentre disastri più gravi - per esempio un autobus che cade su una scogliera causando la morte di decine di bambini - ottengono una copertura dei media molto più ridotta.
Perché? La risposta è semplice: quando l’incidente in questione è un disastro “fatto in casa”, che avviene nella nostra  vita quotidiana - per esempio incidenti stradali, omicidi passionali o la morte di nostri soldati in paesi stranieri - i mezzi di comunicazione e il pubblico, in definitiva, accettano che il disastro sia difficile da prevenire, perchè fa parte della vita, rientra nella normale routine quotidiana. Ma un attacco terroristico compiuto da un immigrato musulmano è percepito in modo totalmente diverso: viene visto come una guerra condotta da una cultura straniera contro la cultura occidentale.
Negli Stati Uniti, anche se molti non lo ammettono, dopo l’attacco di Boston si ha la netta sensazione che “una cultura straniera mette a repentaglio la nostra vita, usa immigrati nel nostro paese e che vivono in mezzo a noi, che ci assomigliano e vivono come noi, ma che in realtà non lo sono: sono musulmani”.
Questa percezione rivolge tutta l’attenzione dei media sul luogo del disastro - le strade di Boston e la sua periferia in questo caso - in modo che possiamo essere sicuri che la battaglia si concluderà con la vittoria dei bravi contro i cattivi. In realtà è una guerra tra i figli della luce e i figli delle tenebre, tra noi e loro, la nostra cultura contro la loro, à la guerre comme à la guerre, noi dobbiamo vincere a tutti i costi, anche se significa rinchiudere gli abitanti di Boston nelle loro case per un giorno intero, cosa che normalmente sarebbe del tutto inaccettabile negli Stati Uniti, la terra della libertà.
Ecco come funziona in Occidente.
Nel mondo arabo. e in una parte non trascurabile del mondo islamico, il modo di fare informazione è totalmente diverso. Gli spazi coperti dai media nel corso degli ultimi due anni riguardano la guerra civile che causa decine di migliaia di morti, un dittatore che massacra i propri cittadini, stragi di massa in seguito a conflitti tra gruppi tribali, etnici, religiosi , attacchi terroristici, milioni di rifugiati privi di speranza, la corruzione politica e economica.
In questi paesi, tre morti e centinaia di feriti sono un tributo di sangue che si verifica di norma  quasi ogni minuto, è diventato una routine, una “non notizia”. Quando si confrontano le notizie in Occidente con quelle del mondo arabo, si ha l’impressione che si ha a che fare con due pianeti diversi, due civiltà contrapposte: una dedita allo sviluppo e alla prosperità, l’altra nel generare morte, sofferenza, lacrime e sangue.
Anche qui, sorgono spontanee alcune domande: perché c’è una così grande differenza tra i paesi occidentali e il mondo arabo? Che cos’è che fa sì che il mondo arabo/islamico sia fonte di violenza, massacri , una sofferenza quasi incessante per tutte le popolazioni di quei paesi ? A causa della crisi permanente nel mondo arabo, molti intellettuali se ne chiedono le ragioni, soprattutto quelli che hanno studiato o vissuto in Occidente, che sanno quindi che una diversa società è possibile.
Incolpano una componente specifica della cultura orientale - la sottomissione a un dittatore crudele, l’annullamento degli interessi individuali rispetto al gruppo, l’esaltazione della violenza e la sua legittimazione, il, fanatismo religioso.
Gli intellettuali arabi pubblicano critiche severe su quanto sta succedendo nelle loro società e sulle responsabilità che, a loro parere, queste hanno nel provocare  sventure e le conseguenti sofferenze per il mondo arabo. 


Basil Hussein

Internet è diventato oggi un supermercato dove ognuno può diffondere i propri pensieri. Basil Hussein, un iracheno che vive nel nord del paese, il 10 aprile di quest’anno, in un articolo dal titolo “In effetti, siamo un popolo sanguinario” scrive: “Andate nelle moschee, nei centri sciiti, ascoltate le parole degli imam, persone che si comportano come se Dio esigesse da loro sermoni sanguinari. Le loro grida, le loro urla, le loro maledizioni - tutto è sangue, sempre e solo sangue. Alcuni di loro hanno la barba colorata con il sangue, con fiumi di sangue, invece che con muschio e ambra” ….
Circa le divisioni e il settarismo nel mondo arabo Basil Hussein scrive: “Quando guardo la televisione, sento che le parole più comuni sono ‘ questo è sunnita e quello è sciita ’, ‘questo è curdo e quello è arabo’, ‘questo è musulmano e quello è cristiano’, ‘questo è druso e quello è berbero’, ‘questo è copto e quello è nubiano’ , ‘questo ha la cittadinanza e quello no’ , ‘questo è un abitante della città e quello è un beduino’, , ‘ questo è bianco e quello è nero’‘ questo è un infedele e quello è qualcos’altro’”

 In un altro articolo del 20 febbraio di quest’anno, dal titolo “Una società di odio” Basil Hussein spiega perché il mondo arabo è diventato un mare di sangue. 
E’ difficile negare quanto il livello di odio sia in aumento tra le società arabe. Sono stupito, e forse molte persone intelligenti sono rimaste altrettanto sbalordite, per il livello di odio, di risentimento e ostilità che esiste a tutti i livelli politici, religiosi e culturali; questo è tanto più vero visto che la moderazione è diventata un difetto, la voce della saggezza tradimento, l’odio estremo una valida merce di scambio”.



Tareq Heggy

Alcuni anni fa Tarek Heggy, l’ intellettuale liberale egiziano, ha scritto un articolo penetrante dal titolo “La mentalità araba”:

“Negli ultimi dieci anni ho scritto molti libri e articoli sui difetti della mentalità araba, tutti di origine culturale, acquisiti attraverso un’atmosfera generale di tirannia, un sistema educativo arretrato e i media, che in un contesto tirannico, perseguono le finalità del dittatore.
Alcuni di questi difetti sono:

°Limitata tolleranza delle altre ideologie;
°basso grado di accettazione del pluralismo ideologico;
°limitata accettazione "dell'altro";
°incapacità di accettare la critica, è raro che qualcuno pratichi l’ autocritica;
°origine tribale o religiosa delle idee invece che ideologica;
°radicato sentimento di disparità nei confronti degli altrui successi e produttività, spinto da un profondo ed esagerato sentimento di onore, una forma di rispetto espressa solo a parole piuttosto che basato sui fatti;
° tendiamo ad esagerare nel vantarci di noi stessi, dando al valore del nostro passato più considerazione di quanto meriti;
°spesso esageriamo in oratoria nel tentativo di coprire le mancanze della pratica, arrivando a dare più importanza alle parole che ai fatti;
°tendiamo a non relazionarci obiettivamente quanto piuttosto a personalizzare i problemi;
°siamo afflitti da un'insana nostalgia per il passato e un desiderio di ritornarvi;
°ci è sconosciuta la cultura del compromesso, considerato come una forma di sconfitta;
°crediamo che le donne debbano essere trattate senza rispetto;
°siamo prigionieri di modelli mentali e stereotipi;
°è estremamente diffusa tra noi la tendenza a credere che vi sia sempre un complotto dietro a ciò che succede, e che gli arabi siano sempre vittime di complotti orditi da altri;
°non capiamo l'essenza e la natura dell'identità nazionale: siamo arabi, musulmani, asiatici, africani o membri di una cultura mediterranea?
° c'è spesso un legame tra il cittadino e il governante basato sull'esagerata attribuzione al leader di caratteristiche sacrali, con una generale tendenza a glorificare le persone;
° molti hanno scarsa conoscenza del mondo, dei suoi orientamenti e non conoscono il vero equilibrio del potere;
°abbiamo poca capacità nel dar valore all'individuo, così che i nostri legami sono perlopiù di carattere tribale, famigliare, tradizionale o nazionale. Il genere umano non è considerato il comun denominatore più evidente e forte.
° abbiamo spesso una mentalità che tende al fanatismo a causa di una serie di ragioni, tra cui la prima è la mentalità araba tribale;
°poiché la mentalità araba è caratterizzata da troppa poca libertà e cooperazione c'è una reticenza verso la libertà e i suoi meccanismi.

Gli esperti del Medio Oriente possono aggiungere altri difetti a questa lista non esaustiva. Ma questi difetti sono acquisiti e quindi suscettibili ad essere cambiati”.

 Si conclude così la citazione di Tarek Heggy.
Le scrittrici del mondo arabo di oggi si concentrano soprattutto sui problemi delle donne in una società patriarcale, sfruttatrice e violenta.
La giornalista araba Wajeehah al-Huwayder suggerisce alle donne arabe di non sposarsi, perché gli uomini del mondo arabo non sono adatti a essere partner di una intera vita.
La Dr.ssa Nawal al-Saadawi, medico egiziano, per molti anni ha denunciato e criticato la barbara usanza delle mutilazioni ai genitali femminili, l’ignoranza dei problemi di salute delle donne e il loro sfruttamento sia nella sfera privata che in quella pubblica.
Oggi la maggior parte degli intellettuali del mondo islamico, è giunta alla conclusione che la fonte dei problemi di cui soffrono le società orientali risiede al loro interno, per cui la soluzione può e deve venire solo dal loro interno. In passato, di tutti i problemi del mondo arabo/islamico, era più facile attribuire la colpa all’Occidente, al colonialismo, agli Stati Uniti e, naturalmente, a Israele. Ma più si aggrava la crisi nel mondo arabo, più aumenta il numero delle vittime, dei feriti, dei profughi siriani, più profonda diventa la crisi costituzionale, economica, sociale e politica dei paesi della “primavera araba”. In particolare in Egitto, ma mentre cresce la paura del programma nucleare dell’Iran,  va sottolineata la diminuzione della tendenza tradizionale di incolpare Israele, gli Stati Uniti e l’Occidente.
Israele è percepito come un paese ordinato, di gente“normale” che ama la vita, il progresso e lo sviluppo, l’esatto opposto di ciò che sta accadendo nella vasta regione che lo circonda. E più questa percezione si fa nitida, più forte e più intensa cresce l’invidia.
Dall’altra parte dell’Atlantico c’è un altro paese “normale”, gli Stati Uniti, dove vive un altro popolo che fonda la propria esistenza sulla vita, sulla libertà e al perseguimento della felicità.
L’invidia nei confronti di Israele e degli Stati Uniti, che permea il mondo arabo/islamico, diventa poi odio. Di qui nascono gli appellativi “ grande Satana” e “ piccolo Satana”, usati l’Iran, il regime del buio e dell’oppressione.
Gli attacchi terroristici contro autobus, ristoranti e hotel in Israele; contro centri commerciali, centri governativi o durante la maratona negli Stati Uniti, sono il risultato dell’invidia delle società arabe e islamiche, che stanno attraversando una crisi profonda; è l’invidia che si trasforma in odio e terrore. Invidiano e odiano l’Occidente, non per quel che l’Occidente fa, ma per quel che l’Occidente è: una società sana, progressista e prospera, che tutela i diritti umani e sa mantenere l’ordine pubblico, mentre le società arabe/musulmane soffrono di malattie croniche che si esprimono in violenza, abbandono, arretratezza, dittature, corruzione, analfabetismo e terrore.
Non sono io a dirlo, ma Basil Hussein, Tarek Heggy, Wajeehah al-Huwayder, Nawal al-Saadawi e molti, molti altri, inclusi i loro amici che, ogni anno, studiano il mondo arabo e pubblicano il Rapporto delle Nazioni Unite sullo Sviluppo.
Capiscono dove sta il problema, ma sono impotenti a riscattare le loro società, che stanno affondando in un fango di fuoco, sangue e lacrime, creato da loro stesse.

Mordechai Kedar è lettore di arabo e islam all' Università di Bar Ilan a Tel Aviv. Nella stessa università è direttore del Centro Sudi (in formazione) su Medio Oriente e Islam. E' studioso di ideologia, politica e movimenti islamici dei paesi arabi, Siria in particolare, e analista dei media arabi. Link: http://eightstatesolution.com/ Collabora con Informazione Corretta.


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