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Informazione Corretta Rassegna Stampa
29.01.2013 I beduini e il piano di urbanizzazione: come tutelare gli indigeni?
analisi di Giovanni Quer

Testata: Informazione Corretta
Data: 29 gennaio 2013
Pagina: 1
Autore: Giovanni Quer
Titolo: «I beduini e il piano di urbanizzazione: come tutelare gli indigeni?»

I beduini e il piano di urbanizzazione: come tutelare gli indigeni?
di Giovanni Quer


Giovanni Quer            villaggio beduino nel Negev

Questa settimana il governo israeliano ha approvato alcune misure per la risoluzione della controversa questione dei beduini del Negev, che rivendicano la proprietà delle terre su cui si sono stanziati in precarie costruzioni negli anni successivi alla costituzione dello Stato di Israele.

Quale popolazione semi-nomade, i beduini erano legati all'attuale area che comprende Gaza, il Negev, la Giordania sud-occidentale e parte del Sinai. Sotto l'impero ottomano, i beduini vivevano su terre che consideravano terre ancestrali, senza però averne mai acquisito la proprietà perché avrebbe comportato consistenti impegni verso l'Impero, compresi il servizio militare e un'alta tassazione.

Dopo la Guerra di Indipendenza, i beduini rimasti nel Negev, divenuto territorio israeliano, si sono divisi tra un gruppo che è fedele ad Israele e un gruppo che si identifica di più con la maggioranza araba. Le rivendicazioni della minoranza beduina comprendono: la proprietà delle terre su cui si sono stanziati, la preservazione di uno stile di vita che contrasta con la modernità stanziale e urbana.

Negli anni '60 e '70, Israele ha riconosciuto 7 centri urbani, in cui si è trasferita la maggior parte della popolazione beduina. I rimanenti membri della minoranza beduina sono rimasti nei villaggi c.d. "non riconosciuti", con costruzioni precarie e uno stile di vita che conserva tradizioni nomadi. Si contano circa 40 villaggi non riconosciuti che sono stati oggetto di una recente controversia, per cui è stata istituita una commissione di inchiesta, presieduta dal giudice Eliezer Goldberg. Secondo le raccomandazioni della commissione, è stato approvato nel 2011 il piano Prawer, dal nome di Ehud Prawer, responsabile della pianificazione urbana sotto il governo Netanyahu.

Secondo il piano Prawer prevede l'espansione delle esistenti comunità urbane, il riconoscimento dei maggiori villaggi, l'investimento nell'industrializzazione e in programmi educativi e professionali da adattare alle esigenze della popolazione beduina. Nel caso di fallimento nelle trattative sulla proprietà della terra fino al 2016, la proprietà sarà dello stato.

Le misure approvate questa settimana prevedono il riconoscimento della proprietà beduina del 62% delle terre oggetto di controversia, la compensazione delle famiglie che dovranno spostarsi e lo sviluppo di un piano di urbanizzazione e industrializzazione delle comunità beduine.

La decisione del governo è stata oggetto di forti critiche: chi si lamenta perché troppe terre rimarranno sotto controllo dei beduini a discapito dello sviluppo delle comunità ebraiche del Negev e chi inveisce contro le violazioni dei diritti umani dei beduini. In particolare si accusa Israele di "trasferimento forzato" e di "urbanizzazione forzata".

Lo stile di vita semi-nomade è difficilmente compatibile con gli standard di vita di uno stato moderno e industrializzato quale è Israele. L'urbanizzazione avrà conseguenze sulle tradizioni del gruppo semi-nomade, che però potrà godere delle condizioni di vita moderne, inclusi elettricità, rete fognaria, acqua corrente, costruzioni stabili. Le precarie condizioni di vita attuali corrispondono a una scelta di uno stile di vita che spesso è usato per accusare Israele di una presunta discriminazione. Del pari, i villaggi ora esistenti e non riconosciuti non sono soggetti agli obblighi di tassazione che gravano sulle altre comunità urbane di Israele, pertanto la soluzione proposta è stata criticata da parte dei membri della minoranza poiché comporterebbe anche un riconoscimento dello stato e delle sue autorità.

Altresì, la controversia sulle terre comporta un certo dubbio storico. La lettura degli eventi del 1948-1949 descrive un primo trasferimento forzato dal nord-ovest al nord-est del Negev, in terre che quindi non erano usate dai beduini che sono poi divenuti cittadini israeliani. Inoltre, i beduini non avevano mai registrato la proprietà delle terre nemmeno sotto l'Impero Ottomano, proprio per evitare gli oneri che la proprietà comporta.

Si è di fronte a una questione che non appartiene solo ad Israele, ma è propria anche dell'Europa che ha una minoranza semi-nomade, i rom/sinti, che spesso rifiuta l'urbanizzazione. Al cuore della questione giace lo scopo della tutela di una minoranza, che consiste nella tutela della diversità. Tuttavia, la tutela della diversità non implica la cristallizzazione di pratiche culturali che sono nel tempo divenute incompatibili con quelli che sono considerati gli standard minimi di vita e i basilari diritti umani. Oltre allo stile di vita semi-nomade, i beduini praticano ancora la poligamia, e, fuori Israele, le mutilazioni genitali femminili. In entrambi questi ultimi casi, la condanna è unanime: perché dunque l'urbanizzazione dovrebbe essere considerata una violazione dei diritti dei beduini?

La considerazione che le pratiche culturali e tradizionali siano statiche è la visione più deleteria nella tutela delle minoranze, poiché non considera che la preservazione della diversità non deve passare per il congelamento delle pratiche culturali spesso negative per le categorie più deboli del gruppo minoritario, come donne, bambini e disabili. Le pratiche culturali tradizionali non sono sempre il mezzo per la strenua lotta contro l'assimilazione, ma spesso sono invece l'espressione di un testardo rifiuto della modernità. Distinguere tra quali pratiche possono esser tutelate e quali invece richiedono uno sforzo della minoranza per esser rielaborate è operazione difficile, ma la facile accusa di discriminazione pecca sempre di una riduttiva analisi della complessità che per quanto concerne Israele sfocia sempre in una monolitica condanna delegittimatoria.


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