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Informazione Corretta Rassegna Stampa
30.12.2012 La caduta della Siria: vincitori e vinti
Analisi di Mordechai Kedar

Testata: Informazione Corretta
Data: 30 dicembre 2012
Pagina: 1
Autore: Mordechai Kedar
Titolo: «La caduta della Siria: vincitori e vinti»

La caduta della Siria: vincitori e vinti
Analisi di Mordechai Kedar

(Traduzione dall’ebraico di Sally Zahav, versione italiana di Yehudit Weisz)

                                                                                Mordechai Kedar

Tutto fa pensare che i giorni di Bashar Assad siano contati e che la fine della sua dinastia sia più vicina che mai. Il regime sanguinario che aveva avuto inizio nel novembre del 1970 si conclude con la morte in un mare di sangue dei cittadini siriani. Il governo alawita sui musulmani non è mai stato legittimo perché, essendo una minoranza, non aveva il diritto di governare, e secondo l’Islam è molto dubbio che avesse persino il diritto di vivere, dal momento che essa è eretica e idolatra. La caduta del regime, che pare inevitabile, pone una domanda: chi sono i vincitori e chi sono i vinti nel crollo della Siria. La risposta è alquanto complessa.

 I cittadini della Siria

 Sono quelli che hanno sofferto di più. Fino ad ora, tenendo conto delle perdite da ambo le parti, circa 50.000 persone sono state uccise nella guerra civile. Il numero dei feriti è molto più grande, e il numero dei rifugiati, al di fuori dei confini della Siria e quelli al suo interno, supera i due milioni. Il numero di unità abitative (case e appartamenti) che sono diventate cumuli di macerie è stimato in decine di migliaia. I danni alle infrastrutture: energia elettrica, acqua, fognature, istruzione, sanità e strade ammontano a molti miliardi di dollari, e per la riparazione dei danni, anche se si continuasse a lavorare giorno e notte, ci vorranno degli anni. La Siria si trova in uno stato di morte clinica derivante dal collasso del sistema, dalla mancata riscossione delle imposte da lungo tempo, dall’inesistenza di un sistema economico organizzato e di un governo che funzioni. L’esercito è annientato dalla diserzione di ufficiali e soldati e dalla distruzione delle basi militari da parte dei ribelli. La setta alawita è la grande perdente, perché potrebbe non avere più il controllo del paese. Per mesi le milizie sunnite della jihad, ribelli siriani e infiltrati dall’esterno, hanno compiuto massacri in serie contro questa setta eretica, al governo della Siria dal 1966. Da un anno e mezzo ogni massacro è seguito per vendetta da un altro massacro, che a sua volta ne provoca un altro e così via. Molti alawiti sono stati massacrati fino a oggi, e molti altri lo saranno in un prossimo futuro, dopo che gli jihadisti avranno portato il paese al crollo totale. L’ultima cosa di cui gli jihadisti islamici si curano sono i diritti umani, e quando ne avranno l’opportunità, faranno una carneficina degli alawiti. Anche altre minoranze, cristiani e drusi, sono tra i perdenti, perché il regime alawita li proteggeva. Ora anche loro saranno facile preda dei coltelli jihadisti, per questo molti di loro sono in fuga oltre i confini della Siria. Tuttavia, i cittadini siriani sono anche i grandi vincitori per il crollo del regime, poiché sono riusciti, anche se a un prezzo molto alto, a rovesciare il governo di Assad, dittatoriale nello stile e feudale nella struttura, interessato soltanto a promuovere i diritti delle famiglie Assad e Makhlouf. I cittadini della Siria hanno conquistato la loro libertà a caro prezzo, perché la libertà non è una cosa naturale, in particolare in Medio Oriente. La domanda in sospeso è “chi governerà la Siria dopo la guerra”, perché se sarà la jihad, il cittadino siriano potrebbe trovarsi in una dittatura religioso -islamica, dopo essere riuscito a liberarsi di un dittatore nazionalista-laico. La società civile in Siria, in gran parte composta da persone istruite e con mezzi economici, apparentemente non ha alcuna influenza sul futuro del paese. Pur essendoci molte differenze di opinione tra la società siriana non è violenta, e quindi è trattata come se non esistesse. La Siria si dissolverà in una serie di entità politiche: i curdi nel nord-est, nella zona di Hasaka, i drusi nel sud, nel Jibal druso. Uno stato alawita potrebbe sorgere nel nord-ovest del paese, per proteggere i membri della setta sopravvissuti. Anche i beduini potrebbero chiedere l’autonomia nella parte orientale, mentre i cittadini di Aleppo potrebbero essere in grado di istituire un’entità per se stessi separata dagli abitanti di Damasco, da quelli cioè che controllavano il governo in passato e che loro disprezzano. Questi stati omogenei potrebbero avere una buona possibilità di istituire sistemi alternativi di governo e raggiungere, non senza difficoltà e in modo relativo, una condizione di pace e prosperità.

Iran

 E’ il paese che rischia di perdere di più dalla caduta del regime siriano, il cavallo di Troia dell’Iran nel mondo arabo. La Siria era la colonna portante della coalizione iraniana che si estendeva sino agli Hezbollah in Libano e che trasferiva armi, munizioni, missili, denaro, combattenti e consiglieri all’organizzazione terroristica sciita. Nonostante la sua situazione di difficoltà economica derivante dalle sanzioni internazionali, nel corso degli ultimi due anni l’Iran ha investito circa venti miliardi di dollari in Siria, in armi, munizioni e nel pagamento degli stipendi dei soldati, nel tentativo di impedire che disertassero. Con il crollo del regime siriano, tutto l’investimento è andato perduto, gli iraniani ora capiscono che puntare su Assad e il suo regime è stato un errore colossale. Le divergenze all’interno del regime degli ayatollah sul sostegno ad Assad sono in corso da tempo, e il crollo del regime siriano potrebbe portare alla luce questi disaccordi e la discussione, da non belligerante, alla violenza. Questa situazione potrebbe far implodere l’elite che controlla il potere in Iran, e il mondo si sarà inaspettatamente liberato della sua minaccia. Il sorgere di uno stato curdo sulle rovine della Siria potrebbe aumentare la volontà dei curdi iraniani di intensificare l’ opposizione al regime , liberandosi del controllo di Teheran con l’uso della forza. Un tale sviluppo potrebbe anche incoraggiare i Baluchi nel sud dell’Iran a intensificare la lotta contro il regime, e quindi provocare il collasso dell’Iran in quanto stato multi-nazionale sotto l’egemonia di Teheran. Un altro grande problema che preoccupa gli iraniani è che dopo la caduta del regime siriano, potrebbero diventare pubblici i documenti che rivelano, fornendone le prove, della partecipazione di Iran e Corea del Nord al progetto segreto nucleare siriano, prove analizzate con rigore da parte di Israele prima del 6 settembre 2007, quando ci fu l’attacco aereo per la distruzione degli impianti nucleari in Siria. Inoltre, vi è anche la possibilità che si trovi la prova del coinvolgimento iraniano negli attacchi terroristici che sono stati effettuati da quando gli Ayatollah hanno assunto il potere sull’Iran all’inizio del 1979, perché la Siria in qualche modo, potrebbe essere stata coinvolta in queste azioni.

I popoli arabi

Il crollo del regime di Assad incoraggerà i popoli arabi in generale, e quelli della penisola arabica in particolare, a ergersi contro l’Iran, che diventerà ancora più isolato. Altri popoli arabi come quelli di Giordania, Algeria, Marocco, Iraq potrebbero essere incoraggiati dal successo dei siriani, e manifestare nelle strade per liberarsi dei loro governi dittatoriali. I palestinesi potrebbero prendere esempio dai siriani e iniziare una terza intifada con la speranza di duplicare il successo siriano in Giudea e Samaria. Uno dei perdenti più grandi è il concetto di nazionalismo arabo. Quest’idea, che esista una nazionalità araba unitaria e con proprie caratteristiche, è servita come una foglia di fico per nascondere le malefatte dei dittatori, e come fonte di falsi e vuoti slogan nazionalistici, che i dittatori - soprattutto gli Assad, padre e figlio - hanno usato per giustificare la corruzione e la crudeltà nei confronti dei cittadini. Avevano presentato la Siria come la roccaforte del nazionalismo arabo, al fine di giustificare le loro azioni nefaste nei confronti dei cittadini: negando i diritti umani, cancellando le libertà politiche, chiudendo le bocche degli oppositori uccidendoli. Chiunque in questi giorni parli positivamente del nazionalismo arabo, è visto come qualcuno che si è addormentato trent’anni fa e non ha visto nè si è accorto che l’idea del nazionalismo arabo gli era stata rubata dai dittatori e che ora è fallita. I paesi arabi che hanno sostenuto i ribelli siriani, Qatar, Arabia Saudita e Giordania, hanno vinto la battaglia contro i regimi siriano e iraniano. E l’emiro del Qatar, l’uomo più potente del mondo arabo, ora diventa ancora più forte. Il canale Al-Jazeera di sua proprietà, il canale che ha acceso il fuoco nelle aree infiammate di Tunisia, Egitto, Libia, Yemen, Bahrein e Siria, è riuscito a eliminarne i governanti, rimuovendo presidenti molto potenti. Senza dubbio Al-Jazeera è uno dei grandi vincitori della guerra contro il regime di Assad.

Iraq

 Nel corso degli ultimi due anni, soprattutto dopo il ritiro americano di un anno fa, gli sciiti, che controllano l’Iraq, sono diventati alleati dell’Iran, del regime siriano e di Hezbollah, rifornendo Assad con armi, munizioni e denaro per il pagamento degli stipendi ai militari. Se e quando gli jihadisti sunniti prenderanno il controllo della Siria, allora potrebbero vendicarsi sugli sciiti iracheni con l’invio di armi, munizioni, esplosivi, somme di denaro e forse anche combattenti per sostenere la minoranza sunnita in Iraq e sconvolgerne ulteriormente la stabilità già traballante. Così la terra dei due fiumi potrebbe sprofondare nuovamente in una palude di sangue, fuoco e lacrime, che l’ha caratterizza dal 2003 fino alla fine del decennio, e gli orrori di quel periodo potranno ancora di nuovo scuotere le strade dell’Iraq con potenti esplosioni e decine di morti e feriti tra civili innocenti.

Giordania

Ci sono oggi centinaia di migliaia di rifugiati siriani in Giordania. Questa situazione rappresenta un grande peso sull’economia per tutte le necessità dei rifugiati, specialmente durante l’attuale stagione invernale. Alcuni membri del governo giordano temono che tra i rifugiati vi siano elementi pericolosi, come ad esempio agenti del regime siriano che potrebbero vendicarsi della Giordania per l’appoggio dato ai ribelli. Ci potrebbero essere tra i rifugiati anche terroristi islamici, pronti ad agire contro il governo giordano se nascesse una ondata di protesta contro il re, un prolungamento della “Primavera Araba”.

Libano

Uno dei grandi perdenti per il crollo del regime di Assad è l’organizzazione Hezbollah, perché è ragionevole pensare che il legame con l’Iran sarà chiuso e di conseguenza Hezbollah troverà maggiori difficoltà per trasferire armi e munizioni dall’Iran al Libano. Anche il sostegno politico che Assad garantiva a Hezbollah scomparirà, e questo potrebbe avere influenza sulle forze libanesi che gli si oppongono e ne chiedono il disarmo. L’intero paese potrebbe prendere fuoco e sprofondare nuovamente in un bagno di sangue, dilaniato dalla guerra civile. Dato il coinvolgimento diretto di Hezbollah nella repressione dei ribelli siriani, gli stessi jihadisti potrebbero eliminare Hassan Nasrallah, per vendicarsi pubblicamente su di lui. D’altra parte, è possibile che per evitare una guerra civile in cui ci sarebbero solo perdenti, Hezbollah debba cedere alcuni simboli del potere in Libano e accettare una diversa suddivisione del paese. Tuttavia i conflitti che spesso avvengono a Tripoli, indicano un aumento della tensione all’interno dell’intero paese, lasciando capire che gli accordi non fanno parte del gioco politico, dominato invece da lotte e guerre.

Turchia

 Il paese si trova in una situazione complessa: da una parte ha appoggiato la guerra contro gli infedeli e i regimi anti-islamici , dall’altra Erdogan, che è motivato da idee islamiche radicali, ha avuto successo nella complessa battaglia contro Assad, l’eretico alawita, assassino di musulmani. Tuttavia dal collasso del regime siriano potrebbe aver origine uno stato curdo nel nord-est della Siria proprio sotto il naso dei Turchi e questo potrebbe dare impulso alle motivazioni dei curdi turchi ad incrementare l’ opposizione al regime per arrivare all’indipendenza. Il regime turco è preoccupato dalla presenza sul suolo turco di più di centomila rifugiati siriani, dato che sono un peso sul bilancio nazionale, in più la volontà dei Turchi di ospitarli e provvedere alle loro necessità non è illimitata.

 Israele

Secondo i portavoce del governo siriano, la guerra civile è un complotto sionista-americano per attaccare la Siria dopo che ha trionfato su Israele in tutte le guerre e le battaglie dal 1973 in poi. Il collasso del regime siriano toglierà di mezzo uno dei più irriducibili nemici di Israele, che nonostante la calma che ha regnato al confine dal giugno del 1974, ha aiutato ogni organizzazione terrorista che nei quaranta anni passati ha agito contro Israele: OLP, il Fronte Popolare, il Fronte Democratico, il Comando Generale di al-‘Asifa, Hamas, Jihad Islamica e Hezbollah. Tutti sono stati istruiti, equipaggiati ed armati dal regime siriano e la sua scomparsa significa l’eliminazione di uno dei più crudeli e pericolosi nemici di Israele. Ma l’alternativa non è ancora chiara, perché se prendessero il potere in Siria i ribelli jihadisti, potrebbero trasformarla in un paese terrorista in grado di agire contro Israele e forse contro altri paesi, come già fecero i talebani afgani e al-Qaeda fino al 2001. Se le armi chimiche che sono ora in Siria cadessero nelle mani di queste organizzazioni, potrebbero diventare molto pericolose, e se Hezbollah se ne impadronisse, rappresenterebbe una forte deterrenza contro Israele. Perciò possiamo affermare che Israele accoglierà il collasso del regime di Assad con diversi sentimenti: con la soddisfazione per la rimozione di un nemico giurato e con il timore di un nemico ancora più pericoloso.

Europa

 Fino ad ora migliaia di rifugiati siriani , per poter iniziare un nuovo capitolo nelle loro vite miserabili, stanno bussando alle porte d’Europa che però rimangono chiuse. In Europa sanno bene che un rifugiato arabo che entra non andrà più via, e perciò – nonostante ogni simpatia per i rifugiati ed i loro problemi – l’Europa teme il flusso arabo sul proprio territorio e ne sta rallentando il più possibile l’ immigrazione. L’ipocrisia europea nei confronti dei cittadini siriani è messa in luce dalla riluttanza della NATO a essere coinvolta, al contrario dell’appoggio di massa dato ai ribelli in Libia. La spiegazione della differenza sta nel petrolio: l’Europa voleva assicurarsi la continuazione del flusso del petrolio libico e per questo ha aiutato i ribelli ; in Siria non c’è petrolio e perciò - dal cinico punto di vista europeo - il sangue siriano può scorrere liberamente nelle strade di Homs, Damasco e Aleppo. Se e quando la jihad avrà trasformato la Siria in uno stato di terrore, l’Europa – che non aveva sentito alcuna necessità di difendere i siriani dalle armi di Assad – dovrà pagarne le conseguenze, o subire una guerra a tutto campo con queste organizzazioni. Un’altra situazione che preoccupa l’Europa in questo momento è che cosa accadrà degli investimenti europei nell’economia siriana, ad esempio nelle fabbriche che hanno spostato le proprie linee di produzione in Siria. Secondo quanto avvenuto in Iraq, il nuovo regime ha il diritto di rinunciare ai debiti creati dal regime precedente e se quello nuovo agirà in conformità con quanto avvenuto in Iraq, l’Europa perderà una gran quantità di denaro.

Conclusioni

Il collasso del criminale regime siriano offre l’opportunità a molte organizzazioni di farsi avanti e prendere il potere. La fluidità della situazione crea un vuoto di governo che potrebbe far rimpiangere un Assad molto giovane, con tanti capelli in testa e un aspetto piacevole in confronto ai jihadisti che gli potrebbero succedere. Se si reciterà il copione jihadista, il mondo intero avrà perso.

 

Mordechai Kedar è lettore di arabo e islam all' Università di Bar Ilan a Tel Aviv. Nella stessa università è direttore del Centro Sudi (in formazione) su Medio Oriente e Islam. E' studioso di ideologia, politica e movimenti islamici dei paesi arabi, Siria in particolare, e analista dei media arabi. Link: http://eightstatesolution.com/
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