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Informazione Corretta Rassegna Stampa
15.12.2012 Medio Oriente: verità e ostilità dietro gli slogan
Analisi di Mordechai Kedar

Testata: Informazione Corretta
Data: 15 dicembre 2012
Pagina: 1
Autore: Mordechai Kedar
Titolo: «Medio Oriente: verità e ostilità dietro gli slogan»

Medio Oriente: verità e ostilità dietro gli slogan
Analisi di Mordechai Kedar

(Traduzione dall’ebraico di Sally Zahav, versione italiana di Yehudit Weisz)

Mordechai Kedar

Chiunque in Israele potrebbe affermare che l’alleanza tra Hamas e l’Iran è forte e stabile, basata sulla comune visione del mondo tra palestinesi sunniti fanatici  e  iraniani sciiti fanatici. L’Iran,poi, mantiene collegamenti con altre organizzazioni, ancora più estreme di Hamas, come la Jihad Islamica e i Comitati di Resistenza Popolare.
Gli interessi anti-israeliani, anti-americani e anti-occidentali, che l’Iran condivide con queste organizzazioni, hanno spinto il mondo e Israele includere Iran, Hamas e le altre organizzazioni estremiste in un unico segmento di terrorismo islamico.

Ma le cose non sono così semplici. Il conflitto tra sunniti e sciiti, che ebbe inizio circa 1350 anni fa, continua ancora oggi  in modo violento e pericoloso, rivelandosi per quello che è  nella guerra civile che sta attualmente riducendo in macerie la Siria. La coalizione sciita tra Iran, Iraq, Hezbollah e il regime siriano sta conducendo una vera e propria guerra contro la coalizione sunnita di Arabia Saudita, Qatar, Turchia, Giordania ed Egitto, che sostiene i ribelli, in maggioranza sunniti, contro Assad, inviando uomini e armi.
Il numero di vittime delle stragi, quasi 50.000 tra uomini, donne e bambini, così come il coinvolgimento iraniano nel genocidio in Siria, sollevano una questione circa la legittimità islamica di collaborazione tra l’Iran sciita e le organizzazioni palestinesi sunnite.
Un breve quadro storico
Gli arabi musulmani conquistarono la Persia a metà del VII secolo e.v. e imposero l’Islam alla nazione persiana. Nel 1501, alcune rivolte portarono al potere un gruppo di discendenti dello sceicco Safi al-Din , e costrinsero la Persia ad adottare l’Islam sciita.
Ancora oggi i sunniti si oppongono, perchè i persiani avevano adottato la Shi’a, dal momento che molti musulmani sunniti, soprattutto gli Hanbaliti sauditi, vedevano la Shi’a come un tipo di eresia.
Nel momento in cui il movimento di Hamas ha cominciato a dipendere dal denaro, dalle armi e dal sostegno politico dell’Iran, ci si chiede se sia ammissibile per un sunnita accettare l’aiuto di uno sciita, in particolare da coloro che erano sunniti fino a 500 anni fa, e che hanno poi cambiato affiliazione.

Muhammad Asaad Bayud al-Tamimi, un musulmano proveniente da una famiglia che s’identifica con l’Islam radicale in Samaria, questo mese ha pubblicato un articolo su un argomento, che è stato poi “adottato” da centinaia di siti Internet, dal titolo “Un Patto con gli sciiti safavidi (Iran) è vietato dall’Islam, se qualcuno ne fa parte, perde il suo status di musulmano”.
Il titolo chiarisce il contenuto, la collaborazione con l’Iran esclude un musulmano dall’Islam, come se fosse diventato eretico e convertito a un’altra religione.
Dopo la citazione di alcuni passaggi del Corano che si occupano di eretici, al-Tamimi scrive ( tra parentesi i commenti sono di Mordekai Kedar) :

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“ Se avessimo controllato tutti i passaggi del Corano che si occupano di eresia, sarebbe chiaro come si applicano agli sciiti, Safavidi e altri. Ciò è particolarmente evidente per quanto riguarda gli Amgushi dell’Iran (una tribù di zoroastriani pagani, un nome dispregiativo per gli iraniani) che aspirano a riportare la corona dell’impero Amgushi al suo antico splendore (che, al suo culmine, si estendeva dalla Libia ai Balcani in Occidente e fino alla Cina in Oriente).
I fedeli del messaggero di Dio, Maometto, che predicano l’unicità di Dio onnipotente, avevano eliminato e spento la sua luce ( dell’impero Amgushi) nel periodo di Abu Bakr (il primo califfo, 632-634), attraverso quello di Omar (il secondo califfo, 634-644) con la battaglia di Qadisiyya (635) che vive per sempre nella storia dell’Islam ... e che continua a suscitare in noi, loro discendenti e in quelli che continuano nel loro percorso, sentimenti di orgoglio, onore e rispetto. Allo stesso tempo, scopriamo che tra i discendenti dei Persiani vi sono i pagani Amgushim, e questo ci preoccupa fortemente.
Questo è il motivo per cui hanno mantenuto da sempre un risentimento contro i seguaci del profeta, contro l’Islam, contro i musulmani e tra questi, in particolare, contro gli arabi: un risentimento trasmesso da generazione in generazione.
Questa è la ragione per cui hanno agito con tanta energia per liberarsi dall’Islam, il perché lo testimonia la loro storia, e sia grazie a Dio che Egli abbia preso su di sé l’impegno di difendere questa nazione ... “Vogliono spegnere il fuoco di Dio con le loro bocche, ma Dio rafforza la sua decisione, nonostante l’opposizione degli eretici ” (un passaggio del Corano)
Hanno assassinato Omar (il secondo califfo), Uthman (il terzo califfo), Alì (il quarto califfo, fondatore della Shi’a) e al-Hussein (il figlio di Alì, ucciso e massacrato a Kerbala nell’anno 680 da parte di agenti del califfo omayyade Yazid) al fine di seminare caos e discordia tra i musulmani.
Sono trascorsi molti secoli, da quando il primo stato safavide, l’attuale Iran, sorse all’inizio del 16 ° secolo sotto la guida dal safavide Ismail, che aveva rivelato la sua vera fede Amgoshi, e insieme all’ odio segreto ma profondo nei confronti del messaggero di Dio, dei suoi seguaci e delle sue mogli, e che teneva nascosto, dicendo di amare la famiglia del profeta, anche se lo avevano respinto.
Ismail, il safavide, trucidò milioni di musulmani che credevano nel vero Islam (sunnita), soprattutto arabi, e instituì tribunali simili a quelli dell’Inquisizione in Spagna, diventando uno dei pilastri di quella religione.
Scomunicò i seguaci del profeta, in particolare Abu Bakr e Omar (i primi due califfi, che sono descritti nell’Islam sunnita come “giusti”) sostenendo che erano eretici. Costrinse la gente a diventare sciita, alcuni lo divennero per paura, mentre altri rimasero segretamente sunniti.
L’Iran, che è stato safavide sciita dal 16 ° secolo, ha pugnalato alla schiena lo stato ottomano (sunnita), ha invaso l’Iraq, dato alle fiamme Baghdad, profanato le tombe dei seguaci del profeta, conquistato terre eretiche fino all’avvento degli Ottomani, che distrussero lo stato safavide nella battaglia di Galdiran (1514), uccidendo il safavide Ismail.

Tuttavia, il fanatismo safavide è rimasto nei cuori dei fedeli di Ismail, il safavide Amgushi, in maniera così radicata che alla fine degli anni ‘70 è scoppiata la rivoluzione nazionalista (non islamica) iraniana sotto la guida di Khomeini, che fingeva di essere un musulmano con una sorta di “Takiyya” (inganno) per conquistare il potere.
Cominciò a diffondere slogan come se la rivoluzione che predicava fosse la ”rivoluzione dei musulmani oppressi” e che avrebbe liberato la Palestina. Molti musulmani caddero vittime di questo tranello, anche noi ( palestinesi), ma ben presto fu chiaro che era una menzogna, un inganno e quando la frode fu scoperta, capimmo in tempo che la rivoluzione era una “rivoluzione nazionale persiana Amgoshi, settaria (sciita), safavide “, la cui unica aspirazione era quella di vendicare la disfatta della prima battaglia di al-Qadisiyya (635, la battaglia in cui l’esercito dei musulmani aveva sconfitto quello persiano).

Ma Allah ha inviato Saddam Hussein (che Allah abbia misericordia di lui), un martire ai nostri occhi, che ha guidato la seconda battaglia di Qadisiyya ( guerra Iran-Iraq 1980-1988), per eliminare Khomeini con i missili chimici lanciati su Teheran, in modo che morisse (1989). Ma  poi venne rovesciato, sconfitto e umiliato.
Subito dopo l’invasione crociata (la coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti) nel 2003 per conquistare l’Iraq, i seguaci del safavide Khomeini sono venuti per conquistare l’Iraq, stringendo un patto con i crociati (i cristiani degli Stati Uniti e d’Europa ) e gli ebrei, in modo da conquistare più facilmente l’Iraq. In cambio, i crociati, sotto la guida degli Stati Uniti, avevano permesso alla Shi’a safavide di prendere il controllo dell’Iraq tramite un patto con  i sionisti e i crociati, con lo scopo di annegare l’Iraq nel sangue dei musulmani fedeli ad Allah, il Maestro del mondo, e dei discendenti dei seguaci del profeta, conquistatori di terre eretiche.
Hanno cominciato a uccidere chiunque si chiamasse Omar, Abu Bakr, Uthman, Saad o avesse altri nomi devoti alla Sunna. Hanno rivelato le loro diaboliche intenzioni con l’installazione di canali satellitari, attraverso i quali lanciano maledizioni e calunnie ai seguaci del profeta accusandoli di eresia. Continuano a ripetere anatemi nei confronti di Aisha “la madre dei credenti”, (ultima moglie di Maometto, disprezzata dagli sciiti), nonostante Allah stesso l’abbia dichiarata innocente, dall’alto del suo trono nel settimo cielo.
Così essi agiscono contro la volontà di Allah e sostengono che non dice la verità, nonostante abbia ammonito i credenti a non continuare a ripetere questa affermazione dopo che aveva discolpato Aisha. Coloro che ripetono questa calunnia, non curanti del severo monito divino, sono veri musulmani ?
E’ esattamente ciò che gli sciiti fanno attraverso i canali satellitari, i libri, la tradizione orale, le istituzioni e i testi religiosi  ... ci chiamano, i musulmani, con nomi come “ falsi Omar” con riferimento al nostro amato, il nostro capo, il nostro comandante, che risiede in Paradiso, Omar (il secondo califfo), colui che spense il fuoco.
Hanno massacrato i profughi palestinesi che si trovavano in Iraq (nel 2003), spingendone la maggior parte alla fuga per salvarsi nei campi profughi al confine dell’Iraq con Giordania e Siria, in condizioni di vita insopportabili ( dato che questi due Stati non hanno permesso ai rifugiati palestinesi di passare dall’Iraq nel loro territorio, qui la solidarietà araba ha toccato il fondo) fino a quando il Brasile non ha accettato di ospitarli.
I palestinesi sono di nuovo stati massacrati, questa volta in Siria, dai membri della coalizione di eretici sciiti safavidi e alawiti, e in altri campi profughi ipalestinesi sono stati attaccati con armi e munizioni iraniane, dato che gli iraniani applicano le sentenze religiose dei sacerdoti di Amgosh e degli ayatollah di Qom, Kerbala e Mazaar a-Sharif (città sciite in Iran, Iraq e Afghanistan).

Ora, dopo aver esaminato tutti gli aspetti della coalizione iraniana, e dopo aver ricordato i fatti ideologici, storici e l’attualità, vediamo come, secondo la Shari'a, è vietata una alleanza con gli iraniani , in quanto si tratta di una coalizione con un popolo tra i più disprezzati da Allah.
Così lancio un appello ai giovani musulmani del nostro popolo palestinese, che siano pronti ad affrontare il nemico, che combattano sotto qualsiasi bandiera di ogni organizzazione, movimento o partito, che facciano un accordo con l’Iran safavide sciita, per non morire da eretici (dato che non saranno in grado di pentirsi).
Qualcuno non accetterà che io definisca eretici gli sciiti, ma allora io chiedo: è giusto che tutti costoro che compiono infamie contro l’Islam e i suoi antichi capi e che gridano che noi (Sunniti) abbiamo falsificato il Corano, siano musulmani? Chi sta peccando qui, noi o loro? Può Allah evitare che io debba dichiarare eretico un musulmano, ma se gli sciti, che non credono nei fondamenti dell’Islam non sono eretici, chi lo è allora?

 Ibn Taymiyya ( un filosofo Islamico che visse nell’area siriana tra il 1263 e il 1328) disse che la loro eresia è peggio di quella degli ebrei e dei cristiani. Così come può essere musulmano chi stringe un’alleanza con loro? E come può, colui che si fa ammazzare sotto la loro bandiera, essere un martire? E com’è possibile che qualcuno si dichiari un oppositore (al sionismo e all’occidente) se la sua fede è contraria all’ Islam?
Questo è un grande inganno e il progetto Safavide, l’altra faccia del progetto sionista, si nasconde dietro questa bugia.
E’ logico che gli iraniani, cui appartiene il progetto Safavide, ci massacrino ( noi musulmani sunniti) in Irak, Siria, Libano, e poi possano far parte di un accordo in Palestina? E’ logico? Un nemico è un nemico, sempre e in ogni luogo, così come la sua ideologia è la stessa, sempre.

Oh, fratelli miei, giovani dell’Islam: oh, tutti voi che avete a cuore la religione di Allah; oh, tutti voi che amate il profeta e i suoi fedeli, siate orgogliosi di continuare nella vostra fede. L’Islam ci è più caro delle nostre vite, più caro del mondo, e anche più caro della Palestina … la Palestina sarà liberata solo sotto la bandiera dell’Islam, da coloro che posseggono la vera fede, come avvenne per tutte le vittorie islamiche dalla guerra di Badr (624).
State attenti e in guardia, sappiate che una delle condizioni basilari della vittoria è “ la vera fede in Allah”, così come è impossibile collaborare con coloro che hanno una fede falsa, che si oppongono alla fede in Maometto e nei suoi profeti, coloro che si uniscono con Alì (il quarto califfo, il fondatore della Shi’a), con al-Hussein (il figlio di Alì), con l’Imam invisibile ( il leader degli Sciiti che è scomparso e che tornerà – così loro credono – alla fine dei tempi) e in tutti quei membri della famiglia di Maometto, che sono totalmente contro l’Islam …”

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Così si conclude la citazione dall’articolo di al-Tamimi, che esprime l’opinione di molti nel mondo islamico. C’è però una cosa che lui non dice, non chiama alla jihad contro gli Iraniani, il che contraddice l’obbligo dei musulmani di intraprendere la jihad contro gli infedeli. La ragione che trattiene al-Tamimi dal chiamare chiaramente alla jihad contro gli Sciiti in generale e gli Iraniani in particolare, può essere il suo desiderio di non essere ucciso, perché un simile appello lo trasformerebbe in un obiettivo per gli Iraniani e i loro sostenitori. Un’altra ragione è quella di non perdere il favore del regime giordano, dove vive, perché il re teme che dichiarare gli sciiti infedeli si trasformi in una dichiarazione anche contro se stesso, dato che il suo regime non applica la Shari’a alla lettera.

Ma la ragione più forte che trattiene al-Tamimi dal chiamare alla jihad contro gli sciiti è che questo è esattamente l’obiettivo di al-Qaeda, specialmente in Iraq, e lui non vuole essere collegato ad un messaggio così aggressivo.
Tuttavia, è interessante notare che molti non approvano l’approccio di al-Tamimi e preferiscono la logica “il nemico del mio nemico è mio amico”, per questo i sunniti possono dare una mano agli sciiti iraniani per sconfiggere i nemici comuni.
E’ anche importante notare che al momento si è formata una tendenza a considerare uniti sunniti e sciiti, e anche il più importante portavoce politico dell’Islam sunnita, Sheikh Yusuf al-Qaradawi, ha cercato in passato di trovare il modo di colmare le differenze tra sunniti e sciiti espresse dall’articolo di al-Tamimi.
In definitiva, ogni organizzazione decide da sé riguardo a questo argomento, e la decisione può sempre cambiare: quando la Siria era uno stato sotto controllo, non c’era alcuna ragione per i leader di Hamas di rinunciare all’appoggio dell’Iran, ma da quando è scoppiata la guerra civile ed è iniziata la carneficina di cittadini sunniti, come il risultato di dimostrazioni iniziate nel marzo del 2011, la collaborazione con l’Iran ha cominciato ad essere problematica per Hamas.
Nel suo articolo al-Tamimi invita gli ultimi palestinesi che stanno ancora dalla parte dell’Iran, a non collaborare più. Noi possiamo solo aspettare per vedere se questa richiesta sarà ascoltata o se resterà solo una voce nel deserto.

Dipende da come agiranno altri stati, come il Qatar, l’Arabia Saudita, l’Egitto, la Turchia, se sosterranno le organizzazioni palestinesi con armi, soldi e appoggio politico.
E’ uno scenario impossibile? Se fu possibile organizzare la spedizione Mavi Marmara (la nave turca ), allora la possibilità di sviluppi simili non può essere sottovalutata. Nel Medio Oriente, alcuni scenari che potevano sembrare illusori due anni fa, ora sono sotto i nostri occhi. Slogan lanciati da politici possono diventare realtà: se il regime di Damasco cade, l’immagine dell’Iran diventa quella di uno stato sconfitto; da sotto il tappeto usciranno tutti i serpenti anti- sciiti che al-Tamimi incoraggia, il blocco sunnita prenderà forza, e Israele – come sappiamo – non è tra i favoriti di Morsi, Erdogan e dello Sceicco del Qatar.

 Da quando Israele ha annunciato che costruirà nell’area E1, tra Gerusalemme e Ma’ale Adumim, si è alzato un coro di proteste, guidate dal presidente della Turchia, Abdullah Gül, che ha ammonito Israele a non scherzare con il fuoco. Senza andare troppo a fondo nella dichiarazione turca, nulla di buono ne può derivare, perché questo è il modo con il quale la Turchia  incoraggia Hamas, l’alleato ideologico del partito islamico che comanda in Turchia, a realizzare in Giudea e Samaria quello che già è stato fatto a Gaza dal giugno del 2007: stabilirvi un emirato islamico armato e aggressivo.

Chi pensa o parla di una ritirata di Israele da Giudea e Samaria, deve tener conto che ogni area lasciata da Israele può trasformarsi in una palude di terrore come Gaza. Può qualcuno assicurare che ciò non accadrà?. Davanti a un fronte sunnita coeso, Israele deve apparire forte, unito e stabile dietro la sua leadership, perchè sa bene che solo i paesi forti e invincibili godono di pace e stabilità nel Medio Oriente.
Nell’arida, desolata e violenta area in cui viviamo se chiedi per favore la pace, ricevi un pugno in faccia che ti mette fuori gioco. Qui, solo chi è pronto per la guerra ottiene la pace, una pace che resiste solo fino a quando rappresenta una minaccia credibile per tutti coloro che osano cospirare per attaccarti.
Il Medio Oriente non è posto per cuori sensibili, è piuttosto una terra per forti di spirito, permeati da un senso di certezza e fiducia nella giustezza della propria causa.
Al-Tamimi è un nemico che non vuole retrocedere dalla sua ideologia.
Noi dobbiamo chiederci se, e in quale misura, siamo pronti a difenderci, oppure quanto siamo disposti a rinunciarvi per altri interessi.

Mordechai Kedar è lettore di arabo e islam all' Università di Bar Ilan a Tel Aviv. Nella stessa università è direttore del Centro Sudi (in formazione) su Medio Oriente e Islam. E' studioso di ideologia, politica e movimenti islamici dei paesi arabi, Siria in particolare, e analista dei media arabi. Link: http://eightstatesolution.com/
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